[ I PADRONI DELL'EURO ]
Marcello Pamio
Nexus Magazine n.57 (agosto-settembre 2005)
Questo articolo è un tentativo, seppur limitato, di spiegare una delle più grandi truffe, se non la più colossale, realizzata a nostro carico: il Signoraggio monetario. Il compito non sarà facile per due motivi principali: primo, perché dovremo immergerci completamente dentro un sistema economico-finanziario di per sé poco chiaro, per non dire oscuro, e secondo, forse il più difficile, sgombrare la mente da tutti i condizionamenti che ci hanno mirabilmente inculcato.
Detto questo, siete pronti per questo viaggio? Un viaggio lungo oltre tre secoli, che dalla misteriosa e occulta Londra del XVII secolo, ci porterà a Francoforte nel XXI secolo, per assimilare il segreto più nascosto: la truffa delle truffe.
Tutto
inizia il 27 luglio 1694, quando il massone e banchiere londinese
William Paterson fonda con alcuni fratelli la prima banca
centrale al mondo: la Old Lady of Threadneedle Street, meglio
conosciuta come Banca d'Inghilterra. Non si tratta della prima banca in
assoluto, perché già nel 1163 a Venezia esisteva un Monte fruttifero
privato creato per favorire il commercio, per non parlare del Banco (o
Casa) di San Giorgio del 1407 a Genova, vera e prima banca pubblica
d'Europa. La Banca d'Inghilterra è invece la prima Banca Centrale al
mondo; la prima che stampò 1.200.000 sterline («notes of bank»),
corrispondenti al debito di 700.000 sterline-oro che il Re Guglielmo d'Orange
aveva contratto proprio con essa. In pratica ha iniziato l'attività
comprando il debito della Corona.
Perché è importante questa banca? Risponderei volentieri, ma lascio la parola a Karl Marx, il quale nella sua opera «Il Capitale», denuncia senza mezzi termini che, fin dalla nascita, le grandi banche non sono state altro che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare loro denaro.
In merito alla banca in oggetto, Marx rincara la dose dicendo che «l'accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d'Inghilterra». Già nel 1867 (anno di pubblicazione delle 1000 copie del suo libro) era chiaro un collegamento tra debito pubblico e banche. Questo è il primo dato interessante. È per questo che il 27 luglio 1694 sarà per noi una data simbolica molto importante, perché, a torto o a ragione, ha inizio il fantomatico Signoraggio monetario.
Prima
però di spiegare cos'è questo Signoraggio, ricordo che il modello
della Bank of England fu esportato e copiato in ogni paese (in Francia
il 18 gennaio 1800 grazie al fratello Bonaparte e in Germania il
10 marzo 1870, nel 1913 in America con la Federal Reserve Bank per opera
dei massoni Warburg, Rockefeller e Rothschild). Come oggi un manipolo di
persone esporta la democrazia per strategie geopolitiche, 311 anni fa un
manipolo di banchieri massoni ha inventato ed esportato un sistema
monetario basato sul debito, per strategie socio-politiche: tenere
incatenati e soggiogati centinaia di milioni di persone.
Cos'è
il Signoraggio monetario?
Ufficialmente
non esiste. Nessuno ne parla. Eppure è un qualcosa che sta facendo
sprofondare l'intero pianeta nel debito, giorno dopo giorno,
inesorabilmente. Quante volte abbiamo sentito parlare di debito
pubblico, commerciale, di debito dei paesi in via di sviluppo, ecc. Ma
debito nei confronti di chi? Cosa lo provoca? E soprattutto: cos'è
questo Signoraggio?
Il
Signoraggio è la differenza tra il valore nominale della moneta e il
suo costo di produzione. La moneta, come ogni bene tangibile, ha un suo
costo di produzione: per le banconote pensate a carta e inchiostri; per
le monete di metallo pensate alle leghe. Ma nonostante ciò, la stampa e
quindi l'emissione di moneta costa pochissimo, anche perché dal 15
agosto 1971, Nixon eliminò la convertibilità delle monete in oro,
affossando per sempre gli accordi di Bretton Woods del 1944. Quindi
l'emissione di moneta da oltre trent'anni non ha più bisogno di un
controvalore in metallo prezioso (oro, argento o rame).
Facciamo un esempio numerico: stampare un biglietto da 100 euro costa, più o meno, 5 centesimi di euro (tra carta e inchiostri)! Una sciocchezza, vero? Ebbene questa banconota, che costa solamente 0,05 euro, viene «affittata» agli Stati al valore nominale, cioè a 100 euro! Questa differenza è il Signoraggio!
La società privata che stampa ed emette la moneta in pratica 'guadagna' per ogni banconota emessa la bellezza di 99,95 euro (tolte le spese di stampa) mentre lo Stato, sempre per ogni banconota, s'indebita di 100 euro! Sapete qual'è il nome di questa società privata che s'incamera il Signoraggio? Banca Centrale.
Per
essere pignoli, allo Stato quella moneta costa ancora di più per via
del «tasso di sconto» (il costo cioè del denaro tra Banca Centrale e
banca locale) che oggi è del 2%. Per cui la banconota da 100 euro, allo
Stato costa la bellezza di 100 euro + 2 euro (pari al tasso del 2%) e
quindi 102 euro!!!
Siamo o non siamo alla follia pura? Lo Stato paga alla Banca Centrale l'affitto di questa moneta con Titoli di Stato, e pertanto s'indebita in maniera spropositata e continuativa nei suoi confronti. Noi paghiamo questo debito con le tasse.
Lo Stato in definitiva monetarizza il proprio debito, e questo debito continuerà a crescere giorno dopo giorno, anno dopo anno. Nessuno con un simile sistema potrà mai semplicemente pensare di uscire dal debito, figuratevi i Paesi in via di sviluppo.
E
se fosse lo Stato a stamparsi la moneta e a tenersi il Signoraggio? Non
esisterebbero più le tasse. Non sarebbe bella una società priva di
tasse? Una società dove le persone lavorano il minimo indispensabile e
non si ammazzano per sopravvivere come accade oggi? Utopia? Per qualcuno
sì, per me si chiama Sovranità monetaria, quella che ci hanno tolto
alcuni frammassoni da molto tempo, e cioè almeno da quel lontano 27
luglio 1694.
Qualcuno in passato ha tentato di rientrare in possesso della Sovranità, ma gli è costato parecchio.
Il 4 giugno 1963 il presidente statunitense John F. Kennedy ordinò l'emissione da parte del Ministero del Tesoro - quindi dello Stato - di oltre 4 miliardi di dollari dell'epoca con banconote che recavano la scritta «United States Note» (biglietti di Stato, in pratica dei cittadini) invece di «Federal Reserve Note» (biglietti della Fed, in pratica della Banca Centrale privata). JFK giocò pericolosamente col fuoco, sfidando il potere della Fed.
Il
22 novembre, e cioè dopo pochi mesi, Kennedy fu eliminato a Dallas,
città simbolo del «denaro» e «undicesima» sede delle dodici Banche
Centrali statunitensi! Sapete qual'è stata la prima cosa che fece il
suo successore, Lyndon Johnson? Ritirò immediatamente dalla
circolazione quei dollari del «popolo» sostituendoli con quelli
«privati» della Federal Reserve!
Nel nostro Paese la sovranità monetaria (il potere di chi stampa ed emette moneta) era fino a ieri della Banca Centrale d'Italia. Oggi la sovranità monetaria, e quindi il Signoraggio, è nelle mani della Banca Centrale Europea (BCE) con sede a Francoforte. Entrambe private. La BCE, nata con il Trattato di Maastricht, è una banca formata dalle 15 Banche centrali dei paesi membri fondatori tra cui la nostra Bankitalia (con sede alle Cayman).
Non tutti sanno però che le Banche centrali sono per la maggior parte banche private. Bankitalia per esempio è controllata da Gruppo Intesa (proprietaria del 27,2%), San Paolo IMI (17,23%), Capitalia (11,15%), Unicredito (10,97%), Generali (6,33%), Monte dei Paschi (2,50%), RAS (1,33%), INPS (5%), Carige (3,96%), BNL (2,83%), La Fondiaria (2%), Premafin (2%), Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%), e un restante 5,65% di anonimi. Solamente i primi 3 gruppi controllano oltre il 55% della Banca Centrale italiana, e la cosa assurda è che la Banca Centrale dovrebbe controllare le banche commerciali, cioè i propri soci. Il controllore che controlla se stesso! Ora è chiaro perché non sono stati evitati, e non lo saranno neppure in futuro, scandali e crack finanziari.
Quindi la BCE è una banca privata, perché formata da banche private, ma a differenza delle altre è l'unica privata che può per legge emettere moneta in Europa. Come recita l'articolo 105A del capitolo 2 della «Politica monetaria» del Trattato di Maastricht: «La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote all'interno della Comunità». Il Signoraggio europeo è pertanto di competenza della BCE, la quale poi lo distribuisce ai soci privati in proporzione alla percentuale di competenza.
Antonio Fazio & C. oggi prendono il 14,57% del Signoraggio europeo e il 92% del Signoraggio nazionale (l'8% rimane alla BCE). Questo l'elenco dei soci con le relative percentuali:
Banca
del Belgio (2,83%);
Banca Danimarca (1,72%);
Banca della Germania (23,40%);
Banca della Grecia (2,16%);
Banca della Spagna (8,78%);
Banca della Francia (16,52%);
Banca d'Irlanda (1,03%);
Banca d'Italia (14,57%);
Banca
Lussemburgo (0,17%);
Banca d'Olanda (4,43%);
Banca d'Austria (2,30%);
Banca del Portogallo (2,01%);
Banca di Finlandia (1,43%);
Banca di Svezia (2,66%);
Banca
d'Inghilterra (15,98%)
Non
trovate qualcosa di strano nella lista delle banche-membri? Sbaglio o
Inghilterra, Svezia e Danimarca fanno parte dell'Europa ma non hanno
accettato la moneta unica, l'euro? Purtroppo, non sbaglio. Queste banche
si intascano il 100% del Signoraggio della loro moneta (sterlina, corona
danese e svedese), e una percentuale pure del Signoraggio europeo. Detto
in altri termini: noi italiani li stiamo aiutando a pagare le loro
tasse!
Non
vorrei complicare il quadro, ma è d'obbligo precisare che esistono tre
tipi diversi di Signoraggio, uguali nel meccanismo ma diversi nel
soggetto che se lo intasca. Il Signoraggio appena visto sulla moneta
cartacea per opera della BCE rappresenta il furto colossale per
antonomasia, poi c'è un Signoraggio sulle monete metalliche, che è
l'unico per così dire statale, che va al Ministero del Tesoro, e infine
quello sulla moneta scritturale, quella virtuale creata dalle banche,
che rimane nelle banche commerciali.
A parte il Signoraggio sulla moneta metallica - che rappresenta in valore quello minore - la truffa sulla moneta virtuale delle banche commerciali è ancora più complessa. In questo caso il Signoraggio è costituito dal valore nominale (anche se in questo caso non è moneta reale) di tutta la moneta prestata dal sistema bancario, sotto forma di credito (conto corrente, ecc.), al netto del costo di produzione della stessa (assolutamente nullo: semplice digitazione su computer o scrittura su un registro).
Ovviamente non scherzo quando parlo di moneta creata dal nulla, e adesso ve lo spiego con un altro esempio. Quando una persona va in una banca locale e deposita 100 euro in contanti, la banca con questi 100 euro «reali» è in grado di prestare ben 5000 euro «virtuali».
Questa
alchimia ha un nome preciso: «credito frazionale», ed è
un'operazione di moltiplicazione permessa e autorizzata dalla cosiddetta
«riserva bancaria», il cui valore è deciso, guarda caso, dalla
Banca Centrale. In pratica questa «riserva» è un tasso che indica la
quantità minima di soldi che la banca deve trattenere fisicamente nelle
casse, appunto come riserva. Oggi il «tasso di riserva» è del 2%. La
banca allora mette subito in «riserva» quei 100 euro che sono reali, e
automaticamente (avendo nei forzieri questi 100 euro) la legge le
permette di «crearne» 5000! Il 2% di 5000 euro è proprio 100 euro. Se
non ci credete, mettevi d'accordo con i correntisti di una banca e
andate a ritirare tutti lo stesso giorno il denaro...
Le banche possiedono fisicamente circa un cinquantesimo del denaro che movimentano. Sorge spontanea una domanda: ma se deposito 100 euro reali e la banca ne crea 5000, da dove saltano fuori i 4900 euro? Ahimè questo denaro, che non esiste e non può esistere nella realtà, sottrae ricchezza al paese in un circolo vizioso perverso e deleterio. La stragrande maggioranza dei soldi sono sotto forma di moneta scritturale, quindi di moneta virtuale, e quindi di moneta-debito.
Capito qual'è la madre di tutti i mali? Quello che avete appena letto è il segreto più grande e nascosto, forse la più grande e colossale truffa perpetrata a nostro carico da tre secoli. Talmente grande che probabilmente almeno sette presidenti degli Stati Uniti, come scrive Marco Saba nel suo «Bankenstein: tutto quello che non avreste mai voluto sapere sulle banche», sono stati assassinati proprio per la questione monetaria: Harrison, avvelenato; Taylor avvelenato; Lincoln con arma da fuoco; Garfield avvelenato; McKinley con arma da fuoco; Roosevelt avvelenato; Kennedy con arma da fuoco.
Detto questo, noi comuni cittadini consumatori e base della Piramide del Potere, cosa possiamo fare? Intanto, prendere coscienza del funzionamento di un sistema monetario e di un Signoraggio grazie ai quali il potente cartello delle banche sta facendo sprofondare volutamente il pianeta in un baratro economico spaventoso. Quale controllo è più efficace dell'impoverire le masse? Si tratta di un establishment talmente potente che nessuno, e dico nessuno, si mette contro denunciandolo pubblicamente al mondo intero. (Un'altra cosa interessante da sapere è che il famoso Premio Nobel per l’Economia in realtà non è un Premio Nobel, perché non viene assegnato dalla Fondazione Nobel ma dalla Banca Centrale svedese, n.d.t. pedras.it)
A
parte personaggi eccezionali, sconosciuti ai più, come il professor
Giacinto Auriti (promotore della moneta alternativa Simec) e il
procuratore generale della Repubblica Bruno Tarquini (che denunciò la
truffa di Bankitalia), dove sono i paladini della giustizia? Quelli che
in tivù si fanno promotori dei diritti dei cittadini?
È
facilissimo criticare una società o una banca perché si comporta male,
perché frega le persone, ecc., ben più difficile è denunciare un
sistema monetario che sta mandando in rovina l'intero pianeta.
Non sto dicendo di togliere i soldi dalle banche (anche se il guadagno sarebbe maggiore!) per dare un segnale forte e mandare qualcuno che veramente lo merita in fallimento, sto semplicemente mettendo in luce il meccanismo. Tutto qua.
Poi ognuno di noi, in base al proprio livello di coscienza, deciderà se partecipare o meno a tale 'gioco' perverso...
Esistono comunque svariati modi per investire in maniera più etica i propri risparmi, evitando così la moltiplicazione del denaro che crea debito, e che poi paghiamo sotto altre forme (tasse, prodotti più cari, ecc.). Basta cercare e informarsi.
Un passaggio successivo è quello di aprire la mente per entrare nell'ottica di accettare possibili monete complementari o regionali. Oggi nel mondo di queste valute se ne contano circa 5000 e sono quelle che, per intenderci, hanno aiutato l'Argentina a tirarsi su dal disastro economico. Anche se il tubo catodico non ce lo dice, a far riemergere l'economia argentina non sono state le banche, ma le monete complementari. Una moneta locale può essere emessa da una Comunità: per esempio una Provincia, un Comune o anche una associazione onlus.
Importante
è l'accettazione (essere chiari fin da subito nello statuto nel caso
dell'associazione), e capire che il funzionamento è prettamente per i
prodotti di consumo locali. Approfitto dell'occasione per dirvi in
anteprima che nella nostra capitale sta per essere messo in circolazione
l'Eco-Roma...
L'euro è valido solo perché noi lo accettiamo e riconosciamo come tale: ma non è nostro, è di proprietà della Banca Centrale Europea (privata). Ricordiamolo questo, perché potrà capitare un giorno che presentando in banca un biglietto, magari da 100 euro, esso venga ritirato dal legittimo proprietario e non più restituito... E allora?
http://www.nexusitalia.com (NEXUS Magazine)
[ Il verbale segreto di Antonio Fazio ]
Daniele Luttazzi
Daniele Luttazzi News (12 ottobre 2005)
Lunedì il governatore della Banca d'Italia (addirittura!) Antonio Fazio è stato interrogato dai magistrati di Roma nell'ambito dell'inchiesta sulla scalata all'Antonveneta. L'ipotesi è l'abuso d'ufficio. - I verbali dell'interrogatorio non esistono -, ha detto soddisfatto l'avvocato di Fazio, Franco Coppi. Ne pubblichiamo un estratto:
ANTONIO FAZIO: Tutti i trust e tutte le grosse banche del pianeta, più la maggior parte delle banche minori, signor Giudice, sono ormai nelle mani di sole 13 famiglie. Già possedevano ai primi del '900 la Federal Reserve. Oggi possiedono anche la Banca Centrale Europea e diversi altri istituti di emissione. Il permesso legale alla quotazione di titoli borsistici non rappresentativi di ricchezza fisica e sostanzialmente autoreferenti ha consentito ai loro trust e alle loro banche la creazione di una enorme “bolla” cartolare, mentre quello al credito verso le operazioni di borsa ha permesso un enorme “effetto leva” grazie al quale hanno potuto moltiplicare questa bolla speculativa gigantesca e pilotare i vari trend borsistici, inclusi i boom e i crack. Le conseguenze di questa verità scandalosamente sottaciuta sono assolutamente devastanti. Uno. Attraverso i trust, fissano centralmente tutti i listini all'ingrosso; e quindi possono controllare l'intero sistema dei prezzi internazionali e “pilotare” a piacimento le varie inflazioni. Due. Attraverso la proprietà degli istituti di emissione, possono “creare dal nulla” e vendere al valore nominale anzichè al costo di tipografia tutti gli euro e tutti i dollari in circolazione. Tre. Grazie alla proprietà diretta e al controllo indiretto di quasi tutte le banche del pianeta, sanno che la loro moneta bancaria verrà quasi tutta versata presso propri sportelli; e quindi non hanno più alcun bisogno di mantenere una riserva prudenziale, con la conseguenza che grazie a un moltiplicatore dei depositi pressochè infinito, possono “creare allo scoperto” anche tutta la moneta bancaria che vogliono. Quattro. Grazie al controllo di trust e banche, e al permesso legale alla speculazione, hanno anche il monopolio della creazione “allo scoperto” della gigantesca bolla cartolare, anch'essa moneta a tutti gli effetti ed autoreferente al 999 per mille, oltre il controllo totale della distribuzione del virtuale di borsa. Ne deriva un potere gigantesco. Decidono i prezzi internazionali, “pilotano” le inflazioni, con il virtuale comprano senza pagare tutto e tutti nel mondo, pilotano a piacimento sia le espansioni che le recessioni, non hanno più alcun rischio d'impresa e prelevano ricchezza da tutto il pianeta non più attraverso il mercato, ma attraverso la fissazione centralizzata dei prezzi e la creazione allo scoperto della moneta circolante, bancaria e borsistica. Per non parlare del golden crescent. Già dalla fine della ricostruzione postbellica queste 13 dinastie non hanno più il problema di aumentare il valore assoluto o percentuale del loro prelievo “feudale”, bensì quello di esautorare gli stati, impedire ogni controllo democratico e perpetuare le condizioni materiali e ideologiche del loro potere. Esse, del resto, controllano tutte e 4 le agenzie internazionali di stampa, tutte le grosse testate, tutti i network, Hollywood e tutte le agenzie di distribuzione, nonché i flussi pubblicitari e tutte le commesse alla ricerca scientifica, nonché le sponsorizzazioni, i convegni e i premi, ovvero tutta la piramide distributiva della ricchezza verso scienza e media. Il Pensiero Unico, egemone nella scienza e nei media, è, pertanto, il coerente involucro ideologico che ricopre i loro interessi materiali e culturali, diffondendo i dogmi economici che, pur privi del minimo fondamento scientifico, difendono nell'immaginario collettivo i loro aberranti disegni, primo fra tutti quello della recessione indefinita, disegno che perseguono con tenacia da ormai più di 30 anni nel tentativo ostinato di conservare ad ogni costo lo status quo. Ad ogni costo altrui. L'abolizione dei controlli valutari anti-speculazione, gradatamente invalsa un po' dovunque in ossequio alle ricette neoliberiste del Pensiero Unico, costringe infatti i governi a continue manovre deflattive nel tentativo di contrastare l'inflazione che altrimenti, in mancanza di controlli valutari, provocherebbe fughe di capitali e lascerebbe la moneta nazionale in balia della speculazione internazionale. I trust, allora, consapevoli di ciò, aumentano volontariamente i listini all'ingrosso anche in presenza di domanda calante, provocando la così detta stagflazione. I governi, dal canto loro, incapaci di uscire dal paradigma neoliberista, anziché imporre il calmiere all'ingrosso e reintrodurre i controlli valutari, o, al massimo, svalutare la moneta nazionale di una percentuale uguale al differenziale d'inflazione, al fine di lasciare immutata la competitività nell'import-export, cedono al ricatto dei trust e praticano la deflazione. Poiché, però, la deflazione si attua per lo più con tagli della spesa pubblica, strette creditizie e inasprimenti fiscali, essa è sempre e necessariamente recessiva, per cui calano conseguentemente investimenti e occupazione e va in fallimento la piccola e media impresa. E quindi, ancora, calano retribuzioni e pensioni, viene smantellato il welfare, aumenta la concentrazione industriale a danno della piccola e media impresa e a vantaggio dei trust, diminuiscono gli spazi democratici e si sgretolano le socialdemocrazie. Che è esattamente ciò che vuole chi pilota la stagflazione. La deflazione recessiva, però, bloccando le forze produttive capitalistiche, con ciò stesso mette costoro contro la storia e sollecita gli “anticorpi” capitalistici, che cercano confusamente un nuovo involucro ideologico che sorregga lo sviluppo delle forze produttive, probabilmente fondendosi con le istanze laiche e confessionali, sia a difesa della socialdemocrazia che per più equi rapporti internazionali. Lo so, urgerebbero contromosse. Ad esempio reintrodurre i controlli valutari antispeculazione, vietare le swap, e stroncare la speculazione in borsa vietando il credito alla borsa, che consente alla speculazione di muovere capitali multipli rispetto a quelli realmente posseduti. Consentire le sole operazioni a pronti. Come, signor Giudice? Bè, le swap consistono nel prestito fatto dalle banche nazionali a grosse banche straniere loro complici, per pochi giorni o perfino poche ore, di tutti o parte dei depositi dei propri correntisti onde consentire loro di scommettere al ribasso tutte insieme nello stesso momento queste valute altrimenti irreperibili all'estero. In questo modo qualsiasi moneta priva di controlli antispeculazione viene disintegrata in poche ore e basta ricomprare lo stesso giorno o nel giro di pochi giorni questa stessa valuta per fare sì che la quotazione risalga di poco e si possano restituire a buon mercato i depositi alle complici nazionali, facendo poi a mezzo con loro del bottino. Fu così in Argentina e negli stessi giorni in cui si impediva ai correntisti di prelevare anche un solo peso. E lo stesso è avvenuto anche contro la lira nel 1992. Occorrerebbe proteggere con indicizzazioni automatiche pensioni, salari e piccoli risparmi, e, se del caso, svalutare l'euro in armonia col differenziale di inflazione per lasciare immutata la competitività nell'import-export. Ma solo con una nuova architettura valutaria internazionale sarà possibile regolare il commercio mettendolo al riparo dagli attacchi della speculazione internazionale e dal boicottaggio bancario internazionale. E lo so, occorrerebbe anche condonare buona parte dei prestiti al terzo mondo (restituendo anche le spoliazioni usurarie pregresse) e rifondare il WTO, perché fissi a calmiere i prezzi internazionali e perché persegua il rispetto della concorrenza internazionale imponendo dazi compensativi del welfare incorporato nei costi di produzione, onde promuoverne la crescita anziché scoraggiarla, come fatto fino ad oggi, nonché per limitare fortemente nel tempo e nello spazio i brevetti internazionali. Per questi motivi ho chiuso gli occhi sul folle shopping di Fiorani, signor Giudice, permettendogli di scalare Antonveneta. Fiorani un giorno mi ha chiesto:- E se i furbastri ci mettono i bastoni fra le ruote? - Gli ho risposto:- Impossibile, siamo entrambi qua -.
http://www.danieleluttazzi.it (Daniele Luttazzi News - Blog e Podcast audio mp3)
[ I BANCHIERI DI ABRAMO E LA CRISI ECONOMICA ]
Marcello Pamio
Disinformazione (28 ottobre 2005)
Alan
Greenspan, il faccendiere
dei grandi imperi bancari privati come quelli delle famiglie
Rothschild, Warburg, Lazard & C., ha finito il suo mandato alla
Fed (Federal Reserve) e si accinge ad andare in pensione.
Tale banca o sistema di banche è letteralmente ed economicamente
nelle mani dei seguenti gruppi bancari privati: Rothschild Bank di
Londra e Berlino, Warburg Bank di Amburgo e Amsterdam, Lehman
Brothers di NY, Lazard Brothers di Parigi, Kuhn Loeb di NY, Israel
Moses Seif Bank d'Italia, Goldman Sachs di NY, e la Chase Manhattan
Bank di NY dell’impero Rockefeller!
Pertanto pochissime persone, oggi come ieri, controllano la banca
più influente del pianeta!
Alan
Greenspan, nato a New York in una famiglia ebrea in piena Grande
Depressione (6 marzo 1926), è governatore della Fed da oltre 18
anni, e il prossimo 31 gennaio 2006 lascerà la comoda e potente
poltrona al suo vice, Ben Bernanke.
Nonostante alla Casa Bianca si siano succeduti ben 4 presidenti: R.
Reagan, G.W.H. Bush, W. Clinton e G. Bush, Greenspan è sempre
rimasto al suo posto! Un potere non da tutti!
Tra qualche mese però la sua poltrona verrà prontamente occupata,
come ho detto, da Ben Bernanke, il cui nome completo è Ben Shalom
Bernanke, e stando a quello che si dice, il nuovo inquilino
adotterà dal punto di vista economico la vecchia visione dell’economista
Irving Fisher, il noto professore alla Yale University d'inizio
secolo scorso.
Irving Fisher è famoso per gli addetti ai lavori, ma forse non
tutti sanno che questo grande esperto di finanza alla vigilia del
disastroso crac che colpì gli Stati Uniti nel
Questa
strana specificità da
una parte tira su il morale, perché se si dovesse verificare una
crisi economica come quella che paventano numerosi economisti e
addetti ai lavori (quelli che non si vedono in tivù), possiamo
stare tranquilli: al posto di comando c’è la persona giusta.
Queste voci di corridoio stanno allertando da tempo che siamo alla
vigilia di un crac finanziario molto più grave di quello del '29!
Dall’altra però la scelta di questo personaggio un po’
preoccupa perché significa che forse non si tratta di mero
allarmismo, quello che vanno dicendo questi economisti sul crollo
economico.
L’altra questione che Ben Shalom dovrà risolvere - strettamente
collegata con quanto appena detto - è che il dollaro statunitense
continua ad essere stampato nonostante la dichiarazione di bancarotta
decretata il 15 agosto del 1971 a
Camp David da Nixon con l’abbandono dei “Trattati di Bretton
Woods”. E purtroppo continua ad essere la moneta di scambio in
tutto il mondo!
Ho
detto purtroppo per il semplice fatto che la Federal Reserve
ha continuato a stampare banconote nonostante sia stato eliminato il
controvalore aureo o argenteo.
Per capire questo punto facciamo un passo indietro.
Nella cittadina di Bretton Woods del New Hampshire, nel 1944 si
decise il famoso “Gold
standard”, in pratica il rapporto di cambio fisso tra le varie
valute, tutte quante agganciate al dollaro, mentre il dollaro
agganciato all’oro (il famoso 35 dollari l’oncia di oro). Venne
così decisa la convertibilità di TUTTE le monete nel dollaro e
SOLAMENTE il dollaro in oro!
In soldoni: se uno Stato voleva comperare oro, doveva per forza
acquistare dollari, e questo naturalmente per la gioia dei banchieri
privati della Fed!
Nel 1971 Nixon dovette abolire Bretton Woods - sganciando il
biglietto verde dall’oro - non per qualche strategia economica ma
perché le riserve di oro a Fort Knox coprivano una infinitesima
percentuale dei dollari in circolazione! Pensate che dieci anni fa
le riserve auree dei paesi del mondo non superavano le 200.000
tonnellate eppure il corrispettivo in oro delle banconote in
circolazione era di 75.000.000 di tonnellate d’oro! E questo dieci
anni fa, figuriamoci oggi!
La
totalità delle banconote in circolazione è priva di controvalore e
pertanto è “carta igienica” che ha valore solo perché noi le
riconosciamo un valore. Carta che però crea debito! Debito che noi
paghiamo con le tasse!
La storica decisione di Nixon fu presa quando i paesi dell’OPEC
quadruplicarono il prezzo del petrolio chiedendo all’America il
pagamento in oro invece che in dollari!
Oro che nessuno aveva e che nessuno ha tuttora!
Per cui oggi non stupiamoci se i principali Stati soffrono di un
indebitamento spaventoso nei confronti delle grandi banche private
(e delle famiglie che stanno dietro). Debito che NON verrà mai e
poi mai risolto con la consueta e normale politica economica
nazionale, anche perché, diciamocelo tra noi, coloro che gestiscono
tali debiti non hanno alcuna intenzione di liberare gli Stati e
farli uscire da questa mortale morsa.
Lo
scopo è esattamente il contrario: mantenere schiave le persone.
Ma
se scoppiasse una crisi economica oggi, chi ci guadagnerebbe e
soprattutto chi ci perderebbe? Per rispondere a questa domanda
vediamo cos'ha scatenato
Il fallimento a catena che ne è seguito ha permesso alle banche di
entrare in possesso di migliaia di aziende, negozi e industrie! Ecco
chi ne ha beneficiato!
Quindi, oggi come allora, se dovesse succedere qualcosa sicuramente
è un qualcosa di pilotato e manovrato dall’alto, da molto in
alto.
E allora qual'è la soluzione per la crisi economica?
La soluzione che offre il Sistema è la guerra: ma non solo la
guerra come la intendiamo normalmente e la vediamo oggi in Iraq, ma
anche quella contro il terrorismo, contro il cancro o il fantomatico
Hiv dell’AIDS, o che ne so, contro le spore dell’antrace o il
virus della SARS e dell’influenza aviaria.
Queste guerre da una parte mettono in moto la macchina industriale
dandoci l’illusione di produttività allontanando lo spettro della
crisi (armi, equipaggiamenti, farmaci, vaccini, accessori per la
difesa), dall’altra servono (sempre al Sistema) per instillare
nelle masse, attraverso un vero e proprio terrorismo mediatico
criminoso, il virus pericolosissimo della paura e del terrore! (…)
http://www.disinformazione.it (Oltre la Verità Ufficiale)


