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Beppe Grillo alla Commissione Affari Costituzionali del Senato (10 giugno 2009)

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Intervento di Beppe Grillo a Exit - La7 (1 aprile 2009)

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Video-chiacchierata esclusiva su PrimaDaNoi.it

http://www.primadanoi.it (Il primo quotidiano on line per l'Abruzzo)

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I Comuni decidono della vita quotidiana di ognuno di noi. Possono avvelenarci con un inceneritore o avviare la raccolta differenziata. Fare parchi per i bambini o porti per gli speculatori. Costruire parcheggi o asili. Privatizzare l'acqua o mantenerla sotto il loro controllo. Dai Comuni a Cinque Stelle si deve ripartire a fare politica con le liste civiche per Acqua, Ambiente, Trasporti, Sviluppo e Energia.
  1. Acqua pubblica

  2. Impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario, contributi/finanziamenti comunali per impianti di depurazione privati

  3. Espansione del verde urbano

  4. Concessioni di licenze edilizie solo per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili o per cambi di destinazioni d'uso di aree industriali dismesse

  5. Piano di trasporti pubblici non inquinanti e rete di piste ciclabili cittadine

  1. Piano di mobilità per i disabili
  2. Connettività gratuita per i residenti nel Comune
  3. Creazione di punti pubblici di telelavoro
  4. Rifiuti zero
  5. Sviluppo delle fonti rinnovabili come il fotovoltaico e l'eolico con contributi/finanziamenti comunali
  6. Efficienza energetica
  7. Favorire le produzioni locali

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Ieri il blog ha pubblicato un'intervista a Gioacchino Genchi che accusa servizi segreti e politici di essere coinvolti nella morte di Falcone e Borsellino. Genchi non è uno qualunque. È l'uomo che secondo lo psiconano ha intercettato 350.000 italiani. La più grande spia della Storia dopo Mata Hari.
Sapevo che le reazioni alle parole di Genchi, le più pesanti che io abbia mai sentito contro quello che ci ostiniamo a chiamare e pensare Stato, potevano essere solo due. Farlo passare per mitomane o il silenzio assoluto, mafioso di tutti i giornali e i canali televisivi.
L'omertà ha prevalso. Nessuno ha visto e sentito. Non Mieli, non Riotta, non Mauro.
Il video di Genchi è il più visto su YouTube nelle ultime ventiquattro ore, ma nessun media nazionale ne ha riportato il contenuto. Un paradosso dell'informazione. Se chiudono la Rete, su questo Paese caleranno le tenebre. La Cupola dei Giornalisti è più forte, più coesa di Cosa Nostra. Genchi ha detto la verità, la controprova è che Genchi per i media non esiste, che i mandanti degli omicidi di Falcone e Borsellino non possono essere neppure nominati.
Genchi ha detto:
"E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato, servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."
Genchi era presente in via D'Amelio, ha visto il corpo carbonizzato di Borsellino, ha seguito le indagini sul segnale che ha innescato la bomba, non parla per sentito dire. Borsellino era minacciato, ogni domenica si recava da sua madre, ma lo Stato non riuscì neppure a isolare l'area di parcheggio di fronte al palazzo con una transenna. Genchi non è l'unico a indicare nella strage di via D'Amelio la nascita della Seconda Repubblica.
Antonio Ingroia, pm di Palermo:
"La verità va cercata a ogni costo, io penso che la cosiddetta Seconda Repubblica ha i suoi pilastri nel sangue versato da tanti uomini dello Stato, magistrati e poliziotti."
Dalla sentenza della corte d'Assise di Caltanisetta del processo Borsellino ter:
"Proprio per agevolare la creazione di nuovi contatti politici occorreva eliminare chi, come Borsellino, avrebbe scoraggiato qualsiasi tentativo di approccio con Cosa Nostra e di arretramento nell'attività di contrasto alla mafia, levandosi a denunciare, anche pubblicamente, dall'alto del suo prestigio professionale e dalla nobiltà del suo impegno civico, ogni cedimento dello Stato o di sue componenti politiche." (...)

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Calendario Santi Laici 2009

Dall'introduzione di Beppe Grillo al Calendario:

"Se si scorre l'elenco dei Santi Laici, la prima reazione è un senso di vertigine. Un'impressione che si può provare solo di fronte all'abisso, al vuoto di un precipizio senza fine. Non è un semplice, e lunghissimo, elenco di omicidi di carabinieri, poliziotti, magistrati, politici, giornalisti, sacerdoti e cittadini. È un fiume di sangue che percorre la nostra Storia. Un massacro sul quale si fonda e vive la nostra Repubblica. Chiudete gli occhi e pensate a questi uomini e donne che hanno sacrificato la vita per lo Stato. E immaginate il loro ruolo nella guida della Nazione, se fossero ancora in vita. Borsellino presidente della Repubblica, Falcone ministro della Giustizia, Don Puglisi cardinale, Ambrosoli presidente del Consiglio, Fava direttore del Corriere della Sera. Poi aprite gli occhi e vedete la realtà desolante di prescritti, mafiosi, condannati in Parlamento e dell'informazione in mano ai loro servi. Vi chiederete perché, in così tanti, hanno dato la vita. Cosa li ha spinti. Io credo che la loro coscienza li abbia costretti a farlo. Non avevano semplicemente altra scelta. Non potevano voltarsi da un'altra parte. Molti sapevano di essere condannati. In questo simili al Cristo dei Vangeli che accettava il martirio, pur potendo sfuggirvi. Gli onesti sono tollerati solo se non denunciano il Sistema, quella galassia di criminalità organizzata, massoneria deviata e corruzione politica che governa l'Italia. Fino a ieri in modo occulto, oggi in modo sfacciato, plateale. Il Sistema agisce nei confronti degli onesti per gradi. Prima cerca di comprarli, poi li minaccia. Se fallisce, allora li isola e se questo non è sufficiente, dopo averli isolati, li uccide. L'isolamento da parte delle istituzioni e dei media è il campanello d'allarme. L'ultima chiamata. Centinaia di persone lo hanno sentito e hanno tirato dritto. A loro dovrebbero essere intitolate le vie e le piazze d'Italia. Quelle che i politici vogliono dedicare al latitante Bettino Craxi. Davanti a Montecitorio ci dovrebbe essere una lapide con i loro nomi in caratteri d'oro, in ordine alfabetico. Il mio augurio per il 2009 è di non lasciare perdere, di non lasciare più perdere nulla. Nessuno è al di sopra della legge e i delinquenti vanno chiamati solo con il loro nome. Non voltatevi più dall'altra parte, ma solo dalla vostra parte. I Santi Laici, da lassù, vi daranno una mano.
'No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere...'. Dalla lettera di Giacomo Ulivi, partigiano, assassinato dai fascisti nella Piazza Grande di Modena il 10 novembre 1944."

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Referendum del blog beppegrillo.it
sulla nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza

È lei favorevole alla adozione da parte del Consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo di indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l'avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell'area aeroportuale "Dal Molin" - ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense - da destinare ad usi di interesse collettivo salvaguardando l'integrità ambientale del sito?


Chi vota SI non vuole la nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza
Chi vota NO vuole la nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza

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Gli incontri dei consigli comunali sono pubblici. Possono essere filmati e resi disponibili ai cittadini non presenti. Si entra in sala, si dichiara che si vuole riprendere la seduta e si filma. Nei consigli comunali si decide il nostro futuro dall'acqua alla sanità, dalla scuola all'ambiente. I consiglieri comunali sono nostri dipendenti e come tali devono rendere conto pubblicamente delle loro azioni.
Quello che scrivo non è rivoluzionario. Se lo leggesse uno spagnolo o un americano alzerebbe il sopracciglio, penserebbe che sono cose scontate. A Los Angeles i "City Council meetings", un equivalente dei nostri consigli comunali, sono trasmessi in diretta via cavo dalla televisione Canale 35 e su Internet. L'informazione è un servizio pubblico. Il dibattito comunale è pubblico. Le decisioni prese sono pubbliche. I sindaci e gli assessori che vietano le riprese in aula hanno un concetto privatistico della politica. Non si rendono conto che il loro stipendio è pagato da coloro che vogliono filmarli e, quindi, controllarli. I Comuni dovrebbero filmare direttamente gli incontri consiliari e renderli visibili in diretta e on line. E accettare i commenti dei cittadini in Rete.
Sindaci e assessori, cosa avete da nascondere? Gli euro che vi permettono di sbarcare il lunario o, più spesso, di vivere alla grande ve li danno i cittadini. Quando entrano in Consiglio con la telecamera dovreste accoglierli con un tappeto rosso. Sono i padroni che vengono a farvi visita. I vostri veri riferimenti. Se voi li fate cacciare dalla Polizia o dai Carabinieri (ma a che titolo potete farlo?), loro devono ritirarvi il mandato.
Invito tutti i MeetUp a filmare gli incontri dei consigli comunali e a metterli in rete su YouTube con il tag: "Fiato sul collo". Il blog li farà vedere tutti, uno ad uno.
Per le amministrative del 2009 dobbiamo sapere quali assessori e sindaci sono dalla parte dei cittadini e della libera informazione. E quali sono invece i servi ben pagati dei partiti. Chi vieta le riprese non deve più essere votato. Loro non molleranno mai, noi neppure.

Beppe Grillo

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Tour 2008

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Passaparola

Marco Travaglio in diretta streaming ogni settimana il lunedì alle ore 14

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Il comitato di affari PDL e PD-meno-elle ha deciso che il nucleare si deve fare. Il futuro economico, energetico, industriale dell'Italia è legato al nucleare. I media si sono subito allineati, sanno che l'opinione pubblica è contraria. Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, attraverso dati, pubblicazioni scientifiche, testimonianze, video, interviste dimostrerò il contrario. Non è difficile.
Nucleare? No grazie.
Nel 1987 venti milioni di italiani hanno votato un referendum contro il nucleare. Scajola e la Marcegaglia contano più della volontà degli italiani? Chi li autorizza a prendere decisioni a nome del popolo italiano?
Si vuole il nucleare? Si tenga un nuovo referendum. Se gli italiani voteranno a favore, allora si potrà fare. Altrimenti no. Non si possono costruire centrali nucleari ignorando il risultato di un referendum popolare.
Scajola vuol fare lo sconto sulla bolletta a chi acconsentirà alle centrali nucleari vicino a casa. Dia lui l'esempio con una discarica di scorie nucleari nel suo giardino. La bolletta gliela pago io.
Ci sono molti comuni denuclearizzati in Italia, comuni sovversivi, sobillatori, pericolosi organizzatori di energie alternative. Ma non sono ancora abbastanza. Chiedo ai sindaci di esporre il cartello: "Comune denuclearizzato" sotto il nome del loro paese. È il miglior benvenuto per chi lo visita.

Beppe Grillo

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Le firme raccolte l'otto settembre giacciono da qualche parte al Senato della Repubblica. La presentazione delle leggi popolari in Parlamento era prevista per febbraio. Poi è caduto il governo. A camere costituite e a nuovo governo insediato farò richiesta per illustrare in Parlamento le proposte a nome di 350.000 cittadini: nessun condannato in Parlamento, un massimo di due legislature, ripristino della preferenza diretta. Non mi illudo sulla risposta dei 70 (SETTANTA) pregiudicati, condannati in primo e secondo grado o in attesa di giudizio. Non nutro neppure alcuna fiducia sulla folla dei plurieletti su cui spicca la coppia di diamante Fassino-Serafini, marito e moglie, undici legislature in due. E, per finire, non mi aspetto che amanti, fratelli, sorelle, figli, impiegati di partito imposti da Topo Gigio, Testa d'Asfalto, Azzurro Caltagirone e Boss(ol)i vogliano ripristinare la preferenza diretta. Se venissero approvate le leggi per un Parlamento Pulito quasi tutti i parlamentari dovrebbero fare le valigie e rifarsi una vita a loro spese e dire addio ai contributi della collettività. Dall'otto settembre qualcosa comunque è successo. I 24 condannati sono diminuiti. Un miglioramento del 29%. Un dato non trascurabile, ma c'è ancora da lavorare. La diminuzione è dovuta solo alla scomparsa di alcuni partiti. Pensate, per esempio, al mancato e importante contributo del partito socialista di De Michelis. Il record rimane del PDL con 11 condannati, un inarrivabile 65%. Quando scompariranno queste caricature dei partiti non ci saranno più condannati. Sono ormai comitati d'affari alla luce del sole con un referente (detto leader) che decidono chi assumere, chi proteggere attraverso l'immunità parlamentare, chi ricompensare, chi comprare. È l'evoluzione della politica sottratta alla sovranità popolare e coperta dai media. La politica del mercato del pesce. Superciuk Bondi e Topo Gigio hanno dichiarato in campagna elettorale che non avrebbero candidato pregiudicati. Il primo ha poi aggiunto che non valeva per le condanne politiche. Il secondo ha candidato Enzo Carra condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi per false dichiarazioni al pubblico ministero.

Beppe Grillo

Scarica l'elenco dei condannati, prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio »  

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La raccolta delle firme per i tre referendum del V2-Day prosegue per tutto il mese di maggio

CASOLI 645

Casoli 486

Altino 24

Civitella Messer Raimondo 18

Gessopalena 15

Guardiagrele 15

Archi 12

Fara San Martino 12

Lama dei Peligni 9

Perano 6

Roccascalegna 6

Termoli 6

Vicovaro 6

Bomba 3

Firenze 3

Mozzagrogna 3

Palena 3

Pescara 3

Quadri 3

Roma 3

S.Pietro in Casale 3

Torricella Peligna 3

Villa Santa Maria 3

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Casoli (Chieti) 25 aprile 2008 Piazza Brigata Majella dalle ore 8,00 alle ore 22,00

Referendum: "Libera informazione in libero Stato"

Abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria

Il finanziamento pubblico ai giornali costa al cittadino italiano quasi un miliardo di euro all'anno. L'editoria, può quindi, a pieno titolo essere definita editoria di Stato. Ci sono buoni e anche ottimi giornalisti, quelli che scrivono rischiando la pelle, quelli emarginati, quelli sotto pagati. Il 25 aprile non è contro di loro, ma contro l'ingerenza della politica nell'informazione.
Il lettore non conta nulla per l'editore di un giornale, contano di più i finanziamenti pubblici (partiti), la pubblicità (Confindustria, ABI, Confcommercio) e i gadget (dvd, fumetti, eccetera).

Quesito referendario

"Volete voi che siano abrogate
- la legge 25 febbraio 1987, n.67, recante "Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l'editoria" limitatamente all'art. 9 comma 6 il cui testo letterale è il seguente: "Alle imprese editrici di quotidiani o periodici che attraverso esplicita menzione riportata in testata risultino essere organi di partiti politici rappresentati in almeno un ramo del parlamento è corrisposto:

a)  un contributo fisso annuo di importo pari al 30 per cento della media dei costi risultanti dai bilanci degli ultimi due esercizi, inclusi gli ammortamenti e comunque non superiore a 1 miliardo e 500 milioni per i quotidiani e 300 milioni per i periodici;
b)  un contributo variabile calcolato secondo i parametri previsti dal precedente comma quinto per i quotidiani, ridotto ad un sesto, un dodicesimo o un ventiquattresimo rispettivamente per i periodici settimanali, quindicinali o mensili; per i suddetti periodici viene comunque corrisposto un contributo fisso di 200 milioni nel caso di tirature medie superiori alle 10.000 copie."
- la legge 7 agosto 1990, n.250, recante "Provvidenze per l'editoria e riapertura dei termini, a favore delle imprese radiofoniche, per la dichiarazione di rinuncia agli utili di cui all'articolo 9, comma 2, della legge 25 febbraio 1987, n.67, per l'accesso ai benefici di cui all'articolo 11 della legge stessa"
- la legge 5 agosto 1981, n.416 recante "Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l'editoria" limitatamente agli artt. 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 32, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41".

Abolizione dell'ordine dei giornalisti

Mussolini creò nel 1925, unico al mondo, un albo nel quale si dovevano iscrivere i giornalisti. L'albo era controllato dal Governo e messo sotto la tutela del ministro della Giustizia, il Mastella dell'epoca.
Nel 1963 l'albo divenne con una nuova legge ordine professionale dei giornalisti con regole, pensione, organismi di controllo, requisiti di ammissione. Una corporazione con dei saldi principi. Infatti nella legge 69/1963 è scritto che: è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica, mentre è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede.
Einaudi scrisse: "L'albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell'albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti"
Berlinguer aggiunse: "Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni".
L'informazione è libera e l'ordine dei giornalisti limita la libertà di informazione. Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge.
I giornalisti liberi straccino la tessera, non ne hanno bisogno, il loro unico punto di riferimento è il lettore.

Quesito referendario

I sottoscritti cittadini italiani richiedono referendum popolare abrogativo, ai sensi dell'art. 75 della Costituzione della Repubblica e in applicazione della legge 25 maggio 1970 n.352, sul seguente quesito: "Volete voi che sia abrogata la legge 3 febbraio 1963, n.69, recante "Ordinamento della professione di giornalista"?".

Abolizione della legge Gasparri

La Corte europea di giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze radiotelevisive.

La Corte ha dato ragione a Europa 7, le cui frequenze sono occupate dalla rete di propaganda di Arcore, detta anche Rete 4. La Corte ha evidenziato che il regime di assegnazione delle frequenze nel nostro Paese:
- non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi
- non ha criteri di selezione obiettivi – trasparenti – non discriminatori – proporzionati (poi ha finito gli aggettivi).

La sentenza europea segue quelle a favore di Europa 7 della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato e dell'Avvocato generale della Corte di Giustizia europea del 12 settembre 2007 (che ha bocciato la legge Gasparri).
Mi aspetto che si faccia applicare la sentenza senza invocare la Nato e l'ONU. Ma sono sicuro che non succederà. Con il solito trucco: cambieranno la legge.
Le frequenze radiotelevisive sono in concessione, significa che sono di proprietà dello Stato, che può decidere, liberamente, a chi assegnarle. Le frequenze sono quindi dei cittadini, di nostra proprietà.
Le leggi che hanno regolamentato il sistema radiotelevisivo, dalla Mammì alla Gasparri, hanno creato un mostro: il Testo Unico. Cambiarlo solo in parte è inutile, va eliminato per poter definire, da zero, nuove regole che garantiscano una vera informazione.

Quesito referendario

I sottoscritti cittadini italiani richiedono referendum popolare abrogativo, ai sensi dell'art. 75 della Costituzione della Repubblica e in applicazione della legge 25 maggio 1970 n.352, sul seguente quesito: "Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 31 luglio 2005, n.177, recante "Testo unico della radiotelevisione"?".

 

Il caso Europa 7

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Sostieni il V2-Day

Il 25 aprile si terrà il V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato. Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato "crede" di decidere. Disinformare è il miglior modo per dare ordini. Si raccoglieranno le firme per tre referendum: l'abolizione dell'ordine dei giornalisti di Mussolini, presente solo in Italia, la cancellazione dei contributi pubblici all'editoria, che la rende dipendente dalla politica, e l'eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un'informazione libera dal duopolio partiti-Mediaset.

Beppe Grillo

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Se gli Stati Uniti avessero invaso il Messico. Se la Francia avesse occupato l'Algeria. Se l'Australia avesse dichiarato guerra alla Papua Nuova Guinea. Se il Giappone avesse annesso la Manciuria. Se l'Italia tornasse di nuovo in Libia con le cannoniere. Se tutto questo fosse successo nell'anno delle Olimpiadi negli Stati Uniti, in Francia, in Australia, in Giappone, in Italia. Le Olimpiadi si sarebbero tenute lo stesso in questi Paesi? In nome di cosa? Del WTO? Della globalizzazione? Del consumismo?
Il Governo italiano ha calato i pantaloni alla marinara di D'Alema (nessuno pensava che avrebbe fatto diversamente).
L'umanità ha un debito enorme nei confronti del Tibet, della sua cultura, dei suoi abitanti. Lo ha lasciato solo per quasi sessant'anni in nome della realpolitik. Un comportamento semplice da capire. Se sei grosso puoi invadere, distruggere, sterminare. Se sei piccolo e hai il petrolio, allora sono c...i tuoi. Cecenia docet. Iraq ridocet.
Il blog lancia oggi una petizione al segretario dell'Onu per un Tibet libero.

Beppe Grillo

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Manifesto

I Comuni decidono della vita quotidiana di ognuno di noi. Possono avvelenarci con un inceneritore o avviare la raccolta differenziata. Fare parchi per i bambini o porti per gli speculatori. Costruire parcheggi o asili. Privatizzare l'acqua o mantenerla sotto il loro controllo. Dai Comuni si deve ripartire a fare politica con le liste civiche. Le liste che aderiranno ai requisiti avranno la certificazione di trasparenza "beppegrillo.it".

Beppe Grillo

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Gli inceneritori

Le previsioni del cancro

Gli inceneritori spuntano nelle Regioni italiane come l'amanita falloide. Svettano da lontano. Oggetti di design. Ci fanno pure le gite scolastiche. Sono i funghi velenosi dei partiti. Non è necessario coglierli per morire. Basta respirarli. Vengono raccomandati in televisione in programmi condotti da presentatori imbelli.
Il partito degli inceneritori è trasversale, ma quello di Casini che ne vuole piazzare quattro nel suo feudo siciliano, è anche ultraterreno, vuole avvicinare all'aldilà tutti i siciliani.
La raccolta differenziata rende inutili gli inceneritori. L'eliminazione degli imballaggi superflui li azzera.
La mappa degli inceneritori sovrapposta alla riduzione dell'aspettativa di vita a causa degli antropogenici PM 2,5 in Italia è illuminante. Più inceneritori, più tumori per tutti.
La mappa permette di fare le "Previsioni del cancro". In Val Padana sono molto alte, diffuse come la nebbia.
In Calabria e nella Sicilia orientale hanno una diffusione intensa, ma cumuliforme. Contenute, invece, al pari di una riduzione del PM 2,5, in Sicilia orientale.
Bel tempo sanitario sulle Alpi orientali e in Valle d'Aosta. Su quest'ultima regione è previsto però un aggravamento a breve grazie a un inceneritore nuovo di zecca.
La distribuzione tumorale nel Paese nel suo complesso tende a stratificarsi e a diffondersi con una certa continuità. Le previsioni di mortalità diffusa a medio termine sono pressoché certe.
Un tornado elettorale potrebbe spazzare via le cause della bassa attesa di vita se riuscisse a interessare le formazioni politiche più esposte sul fronte degli inceneritori. Seguiranno dettagli.

Beppe Grillo

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Il calendario 2008 con gli eroi e i martiri d'Italia.

Chiunque può stamparlo liberamente o inviarlo a un amico. Non se ne può fare, ovviamente, uso di lucro. Può essere che tra le tante vittime qualcuna non sia stata citata. Inviate l'informazione e sarà aggiunta. Può essere che il calendario contenga qualche errore. Segnalatelo. Alcune volte le vittime erano più di una nella stessa data, ma solo una è stata citata. Leggendo i nomi dei caduti giorno dopo giorno l'Italia appare un teatro di guerra. Tra onesti e disonesti. Tra servitori dello Stato e criminali, terroristi e politici corrotti. Una guerra aperta a ogni soluzione. Una guerra in corso il cui esito non è scontato. Non è detto che vincano i nostri. Ed è anche difficile capire chi sono i nostri, chi i loro. E se questo Paese può ancora chiamarsi Stato di diritto.

Beppe Grillo

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Risultati V-Day in Abruzzo

Pescara 3185

L'Aquila 745

CASOLI 506

Casoli 336

Lanciano 50

Altino 10

Atessa 9

Gessopalena 9

Roma 9

Guardiagrele 8

Lama dei Peligni 7

Ortona 6

Fossacesia 5

Civitella Messer Raimondo 4

Palombaro 4

Chieti 3

Perano 3

Pietraferrazzana 3

S.Eusanio del Sangro 3

Bomba 2

Fara San Martino 2

Francavilla 2

Lettopalena 2

Montesilvano 2

Palena 2

Pescara 2

Roccascalegna 2

Tarquinia 2

Vasto 2

Villa Caldari 2

Bologna 1

Budoia 1

Calderara di Reno 1

Carpi 1

Casalbordino 1

Castelfrentano 1

Cerro Maggiore 1

Licata 1

Milano 1

Pennapiedimonte 1

Pietrapaola 1

Raffadali 1

San Salvo 1

Torremaggiore 1

Treglio 1

Giulianova 492

Casalbordino 121

Mappa delle firme raccolte in Italia

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V-Day a Casoli (Chieti)

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L'8 settembre sarà il giorno del Vaffanculo day, o V-Day. Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà sabato otto settembre nelle piazze d'Italia, per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi politici blindati nei palazzi immersi in problemi "culturali". Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare.

Beppe Grillo

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Schiavi Moderni

La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato. Una moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età. Prima non c'era, adesso c'è. Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli. Tutto è diventato progetto per poter applicare la legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni. Dal pulire i cessi al rispondere al telefono. Lavoratori dipendenti si sono trasformati in imprenditori con partita Iva, senza soldi e senza sicurezze. Lavoratori transbiagici. Una sottospecie di schiavi. Meno tutelati degli schiavi sudisti. La legge Biagi è una legge di sinistra per una politica del lavoro di ultra destra. Copiata dai faraoni. Call-center al posto di piramidi. Usata per lo sfruttamento del lavoratore. Senza sicurezze. Senza niente. Neppure la dignità. Neppure la speranza degli operai degli anni '50. Che vivevano di sacrifici, ma sapevano che i loro figli avrebbero avuto una vita migliore. Questo libro è la storia collettiva di una generazione che sta pagando tutti i debiti delle generazioni precedenti. Tutti gli errori. Tutte le mafie, tutti gli scandali, tutte le distruzioni di aziende da parte di finanzieri farabutti. Una generazione che non andrà mai in pensione. Che sta pagando la pensione ai vecchi. Che si sta incazzando. Che non ha rappresentanza politica. Una generazione senza soldi, senza tfr, senza speranze professionali. Una generazione di schiavi moderni. La legge Biagi doveva inserire nel mondo del lavoro i giovani. Ha invece trasformato i giovani in merce a basso costo. In questo gorgo sono finiti anche i lavoratori di quaranta, cinquant'anni che per non morire di fame insieme alle loro famiglie si sono adattati. Hanno aperto una partita Iva e si sono uniti al popolo dei precari. Decine di migliaia di persone mi hanno scritto. Ho scelto alcune centinaia di testimonianze e le ho raggruppate per tema. Ci sono gli schiavi telefonici outbound e inbound, gli schiavi pubblici e quelli no profit, gli schiavi imprenditori. Call-center organizzati come istituti di pena. Kapòcapufficio. Persino schiavi gratis. Un universo infernale e allo stesso tempo surreale, comico. In cui tutto è permesso, tutto è rovesciato. Un luogo non luogo dove il rischio imprenditoriale è del precario e il profitto del datore di lavoro. Assomiglia a Alice nel Paese delle Meraviglie. È 'Il Precario nell’Italia delle Meraviglie'. L'Italia è diventata la patria del lavoro a basso costo. Surclassiamo la Cina. Peccato che manchi il lavoro. Rimane allora solo il lavoratore a basso costo. Un primato tutto italiano. (...)

Beppe Grillo

» clicca qui « per scaricare "Schiavi Moderni" (zip)

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Una semplice analisi dei bilanci di questi anni dimostra che la privatizzazione di Telecom Italia ha spogliato la società di miliardi di euro di ricavi, di decine di migliaia di posti di lavoro e ha trasferito nelle scatole cinesi gran parte dei suoi profitti attraverso i dividendi.

É facile farla, questa analisi, basta un ragioniere, non c'è bisogno della Consob o del Governo o delle società di revisione. Presunti manager con le pezze al culo hanno indebitato l'azienda con l'aiuto delle banche e nella totale assenza della Consob e dello Stato per fare esclusivamente i loro interessi. La Rete è in condizioni spaventose, servono almeno dieci miliardi di euro per i primi investimenti. Oggi però non voglio parlare di numeri, ma di altro: dello spionaggio industriale, della Consob, delle scatole cinesi e della Borsa, la Chicago degli anni '20 di Guido Rossi. Indovinate chi è Al Capone? Decine di migliaia di persone sono state spiate, tra questi giornalisti economici come Massimo Mucchetti per le sue analisi sulla gestione Telecom, consiglieri di amministrazione della Telecom, amministratori di aziende, come Colao di RCS prima di essere licenziato, semplici cittadini per lettere di protesta per il malfuzionamento della rete inviate a Tronchetti e anche un comico, il sottoscritto, con un dossier "B.Grillo".

Il Tribunale del Riesame di Milano ha scritto nello scorso mese di febbraio: "La Security di Telecom-Pirelli ha avuto modo di avere a propria disposizione una risorsa tale da consentire facilmente l'acquisizione di notizie privilegiate nell'interesse del gruppo, inteso sia come ente giuridico sia come gruppo dirigente" e ha rilevato che: "la vastità dell'intrusione indebita nei segreti della vita altrui si è manifestata in una davvero allarmante trama di acquisizione di informazioni riservate da utilizzare contro importanti personaggi dell'imprenditoria, del giornalismo e della politica italiana, prima di incontri che l'alta dirigenza aveva in programma con questi personaggi". Gli ex responsabili della sicurezza Telecom: Tavaroli, Ghioni e altri sono in carcere. Un loro collega, Adamo Bove si è apparentemente suicidato e suo padre, Vincenzo Bove, ne attribuisce la morte alle calunnie create ad arte in Telecom. L'alta dirigenza Telecom è qui, si chiama Carlo Orazio Buora, Marco Tronchetti Provera, Riccardo Ruggiero. A loro chiedo: "A chi rispondeva la Security? All'usciere della Pirelli? Voi dove eravate?" Supponiamo che la dirigenza non ne sapesse nulla. Tutto può essere. Però, dopo una prova di incapacità manageriale di questo livello, il gruppo dirigente doveva essere cacciato, o dimettersi, come si usava una volta, e non farsi più vedere. Ma è ancora qui, perchè è ancora qui? Forse ci sono dei dossier sparsi per il mondo sui nostri politici? O forse perchè il deus ex machina Tronchetti era sia presidente, sia azionista di controllo della stessa società e non poteva licenziare sé stesso? Un personaggio che dispone della più grande azienda del Paese con lo 0,11 per cento delle azioni. Io ho pensato allora che con lo 0,12 potevo impadronirmi di Telecom, licenziare il consiglio di amministrazione e poi riconsegnare ai legittimi azionisti, che rappresentano l'82% delle azioni, la società. Ho lanciato una richiesta di interesse per verificare la volontà di delegarmi da parte dei piccoli azionisti. La Consob è subito intervenuta inviandomi una serie di lettere per spiegarmi il processo da seguire e intimarmi di non fare errori. Ho ricevuto migliaia di adesioni, ma l'iter è così burocratico e complesso che non sono riuscito a rappresentarli in questa assemblea. Voglio rassicurare però la Consob che ci riuscirò per la prossima, che a lei piaccia o meno. Cos'è la Consob? Dov'era la Consob in questi anni? Parmalat, Cirio, Banca Popolare di Lodi e i conflitti di interessi palesi tra società con gli stessi consiglieri di amministrazione che comprano e vendono a sé stessi come è successo tra Telecom Italia e Pirelli Real Estate con la cessione di immobili. Lamberto Cardia, presidente della Consob, esisti davvero? Dove sei oltre che nelle lettere che invii a me e a Antonio Di Pietro?

Molti piccoli azionisti vorrebbero conoscerti di persona, farti qualche domanda. La Borsa italiana è un luogo in cui si può investire tutto quello che si può perdere. Non un euro di più. Si invoca il mercato in questi giorni, ma cos'è in Italia il mercato? Un club di personaggi che vivono nei consigli di amministrazione e che decidono tutto, alcuni presenti in 5, 6, 7 consigli. Personaggi che hanno il controllo di grandi aziende con percentuali da prefisso telefonico. Chiedo ancora alla Consob perchè esiste Olimpia, una scatola vuota posseduta all'80% da Pirelli? Olimpia controlla Telecom Italia. Non dovrebbe essere consolidata con tutti i suoi debiti in Pirelli? Lo spieghi a me, a un semplice ragioniere che fa il comico, caro presidente Cardia, perchè non è avvenuto? Dov'è la famosa public company con cui si sono riempiti la bocca i politici? I piccoli azionisti non hanno una reale capacità di rappresentanza. Cosa intende fare il Governo a proposito? Quali leggi vuole adottare? E le associazioni di difesa dei consumatori dove sono? Sotto il tavolo ovale? Telecom, in quanto azienda di servizi, la gestisca chi ha capitali e idee. Nessun imprenditore italiano ha insieme queste due qualità. Ma l'infrastruttura di rete è dello Stato, figlia di generazioni di italiani che hanno pagato le tasse e i canoni. Tronchetti vuole farsi pagare il premio di controllo da America Movil e da A&T e passare la mano incassando tre euro per le azioni di Olimpia quando il valore del titolo è solo di 2,3 euro. Lui incassa, i piccoli azionisti stanno a guardare. Lo Stato dovrebbe porre dei paletti prima che avvenga questa cessione e non mi si parli ancora della sacralità del mercato. Di quale mercato? Quello del pesce è molto più rispettabile di Piazza Affari con le regole attuali. La rete va scorporata dai servizi e resa accessibile a tutti. Chi compra il 66% di Olimpia avrà il 12% delle azioni e deve contare solo il 12%. Non un decimale in più. Le scatole cinesi vanno abolite o rese fiscalmente non redditizie. Vorrei chiudere questo intervento con un appello alla dignità della direzione di Telecom Italia: si dimetta, è il miglior servizio che può fare all'azienda e al Paese.

Beppe Grillo

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L'industria del debito si sta mangiando l'Italia.

Il debito pubblico diventerà presto motivo di orgoglio nazionale, un riferimento morale. Il debito privato non può essere da meno. Deve aumentare. Ma la capacità di indebitamento degli italiani va aiutata. Se prima si prestavano 10.000 euro adesso se ne prestano anche 1.000/1.500. È lo strozzinaggio per tutti, a pioggia. Debiti per tutte le tasche. Per i più deboli. (...)

Beppe Grillo

video You Tube

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Il calendario 2007 con gli eroi e i martiri d'Italia.

Chiunque può stamparlo liberamente o inviarlo a un amico. Non se ne può fare, ovviamente, uso di lucro. Può essere che tra le tante vittime qualcuna non sia stata citata. Inviate l'informazione e sarà aggiunta. Può essere che il calendario contenga qualche errore. Segnalatelo. Alcune volte le vittime erano più di una nella stessa data, ma solo una è stata citata. Leggendo i nomi dei caduti giorno dopo giorno l'Italia appare un teatro di guerra. Tra onesti e disonesti. Tra servitori dello Stato e criminali, terroristi e politici corrotti. Una guerra aperta a ogni soluzione. Una guerra in corso il cui esito non è scontato. Non è detto che vincano i nostri. Ed è anche difficile capire chi sono i nostri, chi i loro. E se questo Paese può ancora chiamarsi Stato di diritto.

Beppe Grillo

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Di chi è la Telecom? E chi l'ha costruita anno dopo anno con le tasse se non generazioni di italiani? E allora proviamo a riprendercela. Il meccanismo è semplice. Io raccolgo le deleghe di tutti coloro in possesso di azioni Telecom che vorranno darmele. Mi presenterò all'assemblea di Telecom e farò sentire la vostra voce. Se il numero di azioni che mi sarà conferito dovesse permettermi di licenziare il cda lo farò. In ogni caso vale la pena di tentare. (...)

Beppe Grillo

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Pubblico l'elenco dei partiti senza condannati in via definitiva in lista, la mia indicazione di voto per avere almeno la speranza di un Parlamento Pulito. (...)

Beppe Grillo

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Può succedere che il reale diventi virtuale.
Gli esempi in questo senso non mancano in Italia.
L'economia è virtuale, l'innovazione è virtuale, le Grandi Opere sono virtuali, l'occupazione è virtuale.
Gli imprenditori sono virtuali, i consigli di amministrazione sono virtuali e certamente virtuali, anzi virtualissimi sono i rapporti tra i partiti e le banche.
Solo l'informazione è post virtuale, ormai è trapassata, è puro spirito.

In questo mondo virtuale ho pensato di rendere il blog reale.
L'ho fatto realizzando un magazine stampabile: "La Settimana", che riporta i post degli ultimi sette giorni del blog con un sommario ed un mio breve editoriale. (...)

Beppe Grillo

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Buon anno Italia! (31 dicembre 2005)

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Sarà dura! (18 dicembre 2005)

Gli uomini delle caverne (8 dicembre 2005)

TAV, no grazie! (30 novembre 2005)

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Insegna a tuo figlio (4 dicembre 2005)

Dedico questa "Ninnananna, forza Italia" a tutti i bambini nati dopo il 1994, anno della svolta verso una visione della vita finalmente più competitrice.

Con un bel "forza Italia" voglio esortare tutti gli italiani, donne e uomini, a competere meglio per il proprio successo, creando così automaticamente il successo del Paese.

Per dare il mio contributo alla lotta contro il declino dell'Italia, io genovese di nascita e di idee, regalo (sì, regalo!) questa canzone a tutti gli italiani e a tutte le radio che la vorranno ascoltare, scambiare o trasmettere senza pagarmi alcun diritto d'autore.

Beppe Grillo

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[ BIOGRAFIA ]

Beppe Grillo, il più popolare comico italiano, nasce a Genova nel 1948. Scopre il proprio talento nei locali della sua città, ma il vero successo lo trova a Milano quando si esibisce in un provino di fronte ad una commissione RAI (presente anche Pippo Baudo) improvvisando un monologo. Da questa esperienza scaturiscono le sue prime partecipazioni a trasmissioni televisive (Secondo Voi 1977-78 e Luna Park 1979) imponendosi subito con i suoi monologhi di satira di costume e rompendo, con l'improvvisazione, quelli che erano gli schemi "professionali" della televisione.

Nel 1979 partecipa alla prima serie di una fortunata trasmissione che sarà poi ripresa negli anni a seguire: Fantastico.

È la volta poi di "Te la do io l'America" (1981) e "Te lo do io il Brasile" (1984) con la regia di Enzo Trapani, dove Grillo porta le telecamere fuori dagli studi televisivi: una sorta di diario di viaggio di un italiano che coglie con ironia gli aspetti più divertenti degli usi e costumi di questi paesi.

Appare in seguito nelle più importanti trasmissioni nazionali (Fantastico, Domenica In, Festival di Sanremo), concentrando in pochi minuti le sue performance e raggiungendo altissimi indici di ascolto; il suo ultimo monologo al Festival di Sanremo raggiunse i 22 milioni di telespettatori.

Il suo modo di fare spettacolo si fa sempre più graffiante e corrosivo, dalla satira di costume passa ad affrontare temi più scottanti di carattere sociale e politico, facendo rabbrividire i vari dirigenti della televisione che nonostante il "rischio" continuano ad invitarlo nelle loro trasmissioni.

Nel 1986 realizza degli spots per una famosa marca di yogurt, sconvolgendo i canoni classici della pubblicità e vincendo i premi più prestigiosi del settore (Leone d'oro di Cannes, premio A.N.I.P.A., Art Director's Club, Spot Italia Pubblicità e successo, Telegatto).

Oltre agli impegni televisivi e agli innumerevoli spettacoli dal vivo, dove esprime al massimo le sue doti di grande comunicatore, si dedica anche al cinema, realizzando con successo i seguenti films: "Cercasi Gesù" (1982) diretto da Luigi Comencini (vince il David di Donatello), "Scemo di Guerra" (1985) con la regia di Dino Risi (partecipa al Festival di Cannes) e "Topo Galileo" (1988) con la regia di Laudadio (rappresenta l'Italia al Festival di Rio de Janeiro) con sceneggiatura e soggetto scritti a quattro mani con lo scrittore Stefano Benni.

Dopo aver vinto ben sei Telegatti, nel 1990 Beppe Grillo "fugge" dalla televisione e cerca scampo in teatro, lasciandosi alle spalle varietà, telegiornali, telequiz, aste e dibattiti. Lo spettacolo portato in scena è "Buone Notizie", un vero evento in teatro sia come critica che come presenze di spettatori.

Nel novembre del 1991, a tre anni dall'ultima apparizione televisiva di Beppe Grillo, l'Abacus pubblica un sondaggio sulla popolarità dei personaggi dello spettacolo: Grillo risulta il comico più popolare in assoluto nonostante la sua assenza dalle reti televisive nazionali e private.

Nel 1992 ritorna sul palcoscenico con un Recital i cui contenuti mostrano una nuova evoluzione, si spostano gli obbiettivi della sua satira, ad essere presa di mira non è più la politica, ma l’economia consumistica, la propaganda commerciale e i comportamenti irresponsabili verso le persone, la salute e l’ambiente. Nasce una nuova satira: quella economico-ecologica.

Nel 1994 Beppe Grillo torna in televisione con due Recital dal Teatro delle Vittorie che hanno come temi principali la critica dell’economia, della propaganda commerciale e delle speculazioni telefoniche con il numero 144. Batte ogni record d’ascolto per un programma di varietà, le due puntate sono seguite da 15 milioni di telespettatori a sera.

Scrive alcuni articoli per i quotidiani, tra i quali uno sull’economia (la “Grillonomics”) sul Corriere della sera, a cui risponde il Nobel Modigliani e uno sulla prevenzione delle malattie su Repubblica, a cui risponde Umberto Veronesi.

1995-96 - Il tour del 1995 “ENERGIA E INFORMAZIONE” tocca oltre 60 città italiane raccogliendo nei Palasport più di 400.000 spettatori. Lo spettacolo critica la concentrazione di potere nei settori dell’informazione e dell’energia. Tra le alternative proposte: microgenerazione elettrica popolare come a Schönau, efficienza energetica ed energie rinnovabili. Insieme a Grillo sul palco per tutto il tour è il pioniere svizzero dell’energia solare Markus Friedli con il suo furgone a idrogeno. Grillo inala i fumenti di vapore acqueo, spalmando di balsamo all’eucalipto il tubo di scappamento. Trascinati da Grillo sul palco, diversi sindaci, tra cui quello di Milano, sono costretti alle inalazioni benefiche.

“ENERGIA E INFORMAZIONE” viene registrato a Bellinzona e trasmesso dalla TSI in Canton Ticino e dalla WDR in Germania. La RAI annulla all’ultimo giorno la messa in onda già programmata per il 10 gennaio 1996.

Il 15 gennaio 1995 la WDR di Colonia trasmette il ritratto di Beppe Grillo "KOMIK KONTRA KONSUM" di Bernd Pfletschinger. Il documentario è inedito in Italia.

1997 - In tour con lo spettacolo "CERVELLO". Partecipa con un breve spettacolo alla festa di inaugurazione della EWS (Elektrizitätswerken Schönau), l’impresa nata dalla privatizzazione popolare della rete elettrica di Schönau, nelle Foresta Nera. Gli obiettivi della EWS sono l’abbandono dell’energia nucleare, l’efficienza energetica, la cogenerazione, le energie rinnovabili, la microgenerazione diffusa.

1998 - In tour con lo spettacolo "APOCALISSE MORBIDA" e dopo cinque anni di assenza dai teleschermi italiani prende avvio la sua collaborazione con Telepiù che inizia a mandare in onda in chiaro i suoi spettacoli e il primo “DISCORSO ALL’UMANITÀ”, trasmesso la notte di Capodanno.

Realizza per la TSI, Televisione della Svizzera Italiana, il documentario “UN GRILLO PER LA TESTA – Lo zaino ecologico e il punto di non ritorno”, vincitore del "Premio Gran Paradiso" al Canavese International Ecofilm Festival. Il documentario alterna gli interventi comici di Beppe Grillo con interviste ad esperti qualificati che descrivono il concetto di "zaino ecologico" e di "sviluppo sostenibile". Il documentario non è ancora stato trasmesso in Italia ed è stato pubblicato in VHS dalla EMI, Editrice Missionaria Italiana.

1999 - Secondo "DISCORSO ALL'UMANITÀ" trasmesso da Telepiù la notte di Capodanno. Realizza per la TSI Televisione della Svizzera Italiana il documentario “UN FUTURO SOSTENIBILE – Con meno, di più e meglio, una speranza per il nuovo millennio”, vincitore del premio ENEA 1999 "Sviluppo sostenibile". Il documentario si basa sullo studio "Futuro sostenibile" del Wuppertal Institut e illustra numerosi esempi di riforma ecologica dell’economia e del modo di vivere. Il documentario non è ancora stato trasmesso in Italia ed è stato pubblicato in VHS dalla EMI, Editrice Missionaria Italiana.

2000 - In tour con lo spettacolo "TIME OUT" e su Telepiù a Capodanno viene trasmesso il terzo "DISCORSO ALL'UMANITÀ".

2001 - In tour con lo spettacolo "LA GRANDE TRASFORMAZIONE" e su Telepiù a Capodanno viene trasmesso il quarto "DISCORSO ALL'UMANITÀ".

2002-2003 - In tour con lo spettacolo "VA TUTTO BENE".

2003-2004 - In tour con lo spettacolo "BLACKOUT - FACCIAMO LUCE". Partendo dall’episodio del black-out nazionale del 28 settembre, illustra il declino dell’Italia con episodi della vita quotidiana e con 20 indicatori sociali ed economici.

Inizia una collaborazione regolare con la rivista “Internazionale” di cui diventa una delle firme, proponendo testi tratti dai suoi spettacoli.

2005 - Lancia il suo blog www.beppegrillo.it.

In tour con lo spettacolo "BEPPEGRILLO.IT" gira l'Italia con oltre 60 date. Time lo inserisce nella lista "Gli eroi europei del 2005".

2006 - In tour in tutta Italia con lo spettacolo "INCANTESIMI".
Dopo le elezioni incontra il Presidente del Consiglio Romano Prodi per consegnargli il documento: le Primarie dei Cittadini.

http://www.beppegrillo.it/index.html (Il Blog di Beppe Grillo)

http://www.internazionale.it/beppegrillo/ (Internazionale.it)

[ Beppe Grillo vende elettricità all'ENEL ]

Autore, attore, caustico fustigatore di costumi e ora anche produttore di energia elettrica da vendere all'Enel. Questa l'inedita veste di Beppe Grillo che è il primo e finora unico italiano titolare di un contratto di fornitura all'Enel di energia elettrica da parte di un privato. Nell'abitazione del comico, a Nervi, è stato infatti istallato il primo impianto fotovoltaico (un impianto di 25 metri quadri che produce 2 Kw) regolarmente allacciato alla rete Enel. Oltre a soddisfare i fabbisogni energetici della famiglia di Grillo, l'impianto solare produrrà energia in eccesso che verrà "venduta" alla Rete. Un contatore apposito - a fine anno - permetterà la lettura dei kilowatt ceduti all'Enel, che saranno scalati dalla bolletta. Si tratta del primo caso italiano di "net-metering" (questo è il nome di questa forma di contratto): a renderlo possibile, un'appendice al contratto di fornitura di energia elettrica, contenente le caratteristiche tecniche dell'impianto richieste dall'Enel, e un preventivo dei costi da dividere tra "distributore" e "cliente". "Abbiamo un contatore che gira al contrario" spiega Grillo, entusiasta. "È una cosa stupenda. Ci mettiano lì davanti, con tutta la famiglia, a guardarlo, come si fa con la tv. È una esperienza che tutti dovrebbero fare almeno una volta nella vita". Il comico non lesina i dettagli economici dell'operazione: "Ogni Regione - spiega - finanzia il 75 per cento degli impianti fotovoltaici e il 50 per cento di quelli termici. Per un impianto da 3 Kw spendi una trentina di milioni: 24 te li da la Regione e 6 li metti tu. Così in tre anni sei a posto e avrai energia gratis". Oltre al risparmio ci sarebbero anche vantaggi per la salute. "Questo è il vero investimento - continua Grillo - per la ricerca sul cancro. Non più caldaie che bruciano carbone o petrolio. La salute è l'energia". Il suo sogno è arrivare a una situazione come quella realizzata in una piccola zona della Germania "dove ognuno - spiega - si sceglie la corrente che vuole e poi un computer in comune gestisce l'energia". "Tu esci di casa per andare a lavorare o a fare la spesa o una gita e quando torni a casa ti ritrovi dei soldi. Meraviglioso, vero?". Il caso di Beppe Grillo costituisce per il momento un'eccezione: "la connessione in Rete dei sistemi solari fotovoltaici non è affatto scontata", spiega "Ilsolea360gradi", la newsletter dell'Ises Italia che ha diffuso la notizia. Il motivo? "La resistenza da parte di altre sedi regionali Enel ad applicare la stessa formula utilizzata dal comico genovese. Ma speriamo che le cose possano cambiare".

Repubblica.it (19 febbraio 2001)

[ È la guerra dei grassi contro i magri ]

Alcune delle domande fatte a Beppe Grillo da Marco D'Auria, pubblicate da Avvenimenti (30 novembre 2001)

Grillo, dica lei...

"La guerra. Vorrei parlare della guerra. E dell'informazione. C'è una manipolazione invisibile fatta con le cose più visibili".

Cioè?

"La manipolazione avviene con le immagini. Cioè le cose più visibili rendono invisibile l'informazione. L'immagine la vedi, la manipolazione no. La manifestazione del 10 novembre, per esempio. Ai centomila contro la guerra viene dedicata la quinta pagina del Corriere della Sera, con toni irridenti, citazioni critiche. A quelli pro Usa, erano quarantamila, la prima, seconda e terza pagina. Ma la cosa che mi ha colpito è la foto a colori del bambino, paffutello, biondo, con la bandiera. Non hanno messo l'immagine del bambino morto afgano, ma il bambino grasso americano. C'erano due foto. Questa del bambino e una foto di una bandiera americana bruciata da quattro stronzi. Erano le uniche due foto. Ecco come si fa manipolazione."

Non le piace manifestare solidarietà con gli Usa?

"Ma che c'entra! Una manifestazione di governo mandata da tutte le televisioni la fa solo Fidel Castro o la Corea. Il caudillo quando manifesta in piazza viene ripreso dalle televisioni. Abbiamo davvero toccato il fondo. I Feltri, questa gente titola: "Chi è contro la guerra sta con il nemico", capito?

Tra l'informazione della Rai servizio pubblico e Mediaset, che differenze trova?

"Non c'è grande differenza ormai... ci sono giornalisti che non sai cosa fanno. O se lo sai ti chiedi perché lo stanno facendo."

Facciamo un esempio.

"Prendi Vespa: Vespa è uno che striscia e non inciampa mai. Non riesco a reggerlo. Dopo un po' spengo, mi viene qualcosa alla bocca dello stomaco."

Perché?

"La loro tesi è di far sembrare chi è contro la guerra a favore del terrorismo. È incredibile. È la tesi di questo Antonione, il sottosegretario. Uno che dice una cosa così è uno squilibrato. Quindi la tesi da squilibrato è la posizione ufficiale del governo."

Una volta ha detto: "Io devo avere come mito e come sogno per i miei figli l'America? Ma allora? Che diciamo della libertà negli Stati Uniti? Sei libero e stai bene se sei miliardario, non sei negro e vivi a Manhattan. Per il resto è per lo più un casino." Ripeterebbe questa frase oggi, dopo gli attentati?

"Un momento. Gli attentati non sono stati  fatti contro il popolo americano ma contro la politica estera americana. Sono convinto che la stragrande maggioranza degli americani non sa cosa hanno combinato negli ultimi cinquant'anni. Proprio là dove c'è democrazia, la libertà di informazione, il popolo americano è il meno informato di tutti. Credo che la Cnn sia come era la Pravda per i russi. Davvero cadono dalle nuvole, gli americani, quando gli parli delle scuole militari di Panama, di cosa hanno fatto in Cile, del Guatemala, della Cia. Ti guardano sbigottiti. Non sanno nemmeno dov'è. E non sanno nulla dell'Islam, di Maometto, del Corano. È il popolo meno informato del mondo. È un popolo talmente specializzato nel nulla..."

Come giudica l'attività del governo, al di là della guerra?

"Adesso la guerra è il pretesto per fare qualsiasi cosa. Innanzitutto faccio ancora una fatica bestiale a pensare che siamo governati così. Poi penso che la politica sia andata. Ormai la politica la fanno i grandi gruppi, la fanno con le regole del Wto. Puoi fare tutte le leggi che vuoi ma se sei contro il Wto o contro i parametri di Maastricht devi cambiare immediatamente. Non c'è più speranza nella politica, per come è fatta oggi. Quando un ministro dei trasporti dice che bisogna aumentare la velocità per ottimizzare le autostrade, dice esattamente il contrario di quello che ti direbbe un qualsiasi ingegnere. La velocità è inversamente proporzionale al flusso: quindi più aumenti la velocità più aumenti lo spazio tra una macchina e l'altra, e meno spazio hai su strada. Quando un ministro dice che bisognerebbe convivere con la mafia e non parla della convivenza che abbiamo con diecimila morti sulle strade ogni anno... È un modo di fare politica che non ha più senso."

E Bin Laden?

"Ma Bin Laden non esiste. Ma tu pensi veramente che esista? Ma dai, su... Ma non c'è. Sono dei caratteristi. Anche il ministro dei talebani con un occhio solo... ma dai..."

Con tutto quello che è successo al G8, avrebbe mandato suo figlio in piazza a Genova a manifestare?

"Non lo avrei permesso, nel senso che avevo già previsto quello che sarebbe successo. Infiltrazioni di nazisti. Quelli del Genoa Social Forum non sono gente attrezzata per fare le manifestazioni. Io li conosco. La maggior parte sono persone per bene. Sono associazioni di volontari. Son bravi ragazzi. E poi secondo me le manifestazioni di piazza non hanno più senso. Se i politici dicono consumate di più, la risposta è dire di no. O comperare altre cose, boicottare i prodotti. È questo che la sinistra non ha mai capito. Ormai le manifestazioni con le bandiere le fa Berlusconi e un pochino Fidel Castro."

[ Beppe Grillo alla presentazione del libro di Beigbeder ]

Beppe Grillo ha presentato a Milano il controverso romanzo di Frederic Beigbeder, caso letterario in Francia.

"Come ti frego il pubblicitario" di Guido Colombo dal quotidiano La Padania (21 dicembre 2001)

Beppe Grillo è uno di quei personaggi che ormai da tempo ci hanno abituato alle iniziative più insolite. Finora però non ci era mai capitato di vederlo cimentarsi come recensore e presentatore di libri. Il comico genovese ha quindi pensato di colmare la lacuna e, naturalmente, ha scelto di farlo con un testo che fosse in linea con il suo personaggio e, soprattutto, con le battaglie da lui portate avanti in questi anni. Ci è capitato quindi di vederlo protagonista d'eccezione tra gli scaffali della libreria Feltrinelli di Piazza Duomo a Milano mentre presentava un volume dell'omonima casa editrice che, sin dal titolo, è tutto un programma. Si tratta infatti di un romanzo intitolato "26.900", che merita di diritto un posto nella storia della letteratura per il semplice fatto di essere la prima opera nella quale titolo e prezzo coincidono. L'autore è un certo Frederic Beigbeder, un pubblicitario di successo che ha deciso di dire basta con il mondo irreale della reclame e, con questo romanzo autobiografico, mette in piazza la realtà della sua (ex) professione. «Sono un pubblicitario - sono le illuminanti parole che si leggono nella quarta di copertina del romanzo - ebbene sì, inquino l'universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. (...) Io vi drogo di novità, ed il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C'è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma».

Il romanzo è il caso letterario dell'anno in Francia: ben 320 mila copie vendute. Senza pubblicità naturalmente, anche perché i grandi gruppi industriali (ai quali nel libro si allude esplicitamente), sono rimasti assai seccati per l'iniziativa, e l'agenzia pubblicitaria "Young & Rubicam” - presente anche in Italia – ha licenziato Beigbeder che ora lavora come critico letterario per le riviste francesi "Voici" e "Lire" e per alcuni programmi televisivi d'oltralpe (un cambio che personalmente riteniamo assai vantaggioso). Non stupisce quindi che Grillo, contattato dalla Feltrinelli per la presentazione del volume, abbia accettato la proposta con entusiasmo. Così, in una libreria gremita come per un concerto rock, eccolo scatenarsi (rubando anche la scena all'autore, peraltro ammirato dalla performance) in una requisitoria contro il mondo della pubblicità, dalla forma irresistibilmente comica ma dai contenuti assai seri e degni di profonda riflessione. «La pubblicità mi ha sempre incuriosito - ha esordito Grillo - ma ho capito cosa fosse veramente solo all'epoca della mia campagna per la Yomo. Allora infatti ho conosciuto quei menomati mentali che sono i creativi, gente da mezzo miliardo l'anno che ci vende non dei prodotti, ma delle illusioni di prodotto. All'epoca mi sono divertito a metterli in crisi. Vinsi l'oscar della pubblicità con quest'idea: guardavo per 30 secondi lo spettatore con gli occhi sbarrati e poi dicevo “e adesso provate a comprare qualcos'altro”. Mi definirono un genio per quella trovata. Poi però ne ho tirata fuori un'altra che non gli è piaciuta. Siccome non trovavo giusto che la gente dovesse pagare qualcosa in più il prodotto in maniera che io venissi pagato, ho detto: mettiamo in commercio due barattoli uguali di yogurt ma con due prezzi diversi. Uno al puro prezzo di costo, l'altro maggiorato della cifra che va a coprire il mio ingaggio. In questo modo se io e la mia pubblicità piacciono il consumatore mi premia acquistando il prodotto più caro ed io guadagno, viceversa compra il prodotto più economico e voi non mi pagate. Non ne hanno voluto sapere ed io ho smesso di fare pubblicità. È stata una scelta non facile. Con gli sponsor potrei guadagnare dieci volte di più di quanto guadagno ora, ma ho voluto compiere una scelta di principio». Beigbeder ha in proposito lodato Grillo, aggiungendo che «ormai sui prodotti dei grandi marchi l'incidenza dei costi pubblicitari sul prezzo di vendita al pubblico può arrivare addirittura al 90%, mentre sui consumi di una famiglia-tipo le spese pubblicitarie gravano in media per un milione e mezzo l'anno». Ma la pubblicità nel mondo d'oggi travalica i confini, pur importantissimi, del mercato e sconfina anche nella cultura e nella politica. «In Italia – ha incalzato il comico genovese - abbiamo avuto le polemiche sul fenomeno Berlusconi ma non è un caso isolato. A New York è stato appena eletto sindaco Bloomberg, un magnate dell'informazione. Ancora più pericoloso è però il potere di persone che nessuno conosce, come ad esempio Malgara. Chi è costui? È l'uomo che ha introdotto l'Auditel in Italia ed è il presidente dell'UPA, un consorzio di 25 aziende che, con un budget pubblicitario di 12 mila miliardi l'anno stabilisce quali siano i programmi Rai. Ecco perché non mi vedete più in tv, è la pubblicità che stabilisce cosa dovete vedere. La pubblicità è anche il canale principale attraverso il quale si realizza la globalizzazione. I suoi modelli di vita e di comportamento infatti sono pensati uguali per tutto il mondo e questo è causa di grandi scompensi. Vi ricordate ad esempio la prima grande immigrazione di massa di albanesi nel '92? Ad attirare qui tutta quella gente era stata la pubblicità del cibo per gatti vista sulla Rai. Gli albanesi infatti hanno pensato: se in Italia gli animali mangiano così bene figurarsi gli uomini».

[ Discorso all'Umanità 31 dicembre 2001 ]

Auguri anche a Lei Presidente... Lei è l'unico Presidente, il Presidente della Repubblica. Perché qui siamo pieni di presidenti che non ce la facciamo più!
Cara umanità, esuberi, flessibilità, risorse umane! Ogni anno ci vediamo... e quest'anno la posizione è un po' strana (Grillo è ribaltato di 180° n.d.t.) ma non vi fate ingannare, la posizione è strana perché il mondo è strano.

Ho una crisi di personalità... per anni sono andato avanti a fare monologhi sulla realtà e allora mi stupivo... non capisco i fatti mi dicevo... sono io che sono fuori di testa... il mondo sta andando avanti così, sono io che sono un disadattato.

Ma adesso! Mi sta succedendo qualcosa, e sta succedendo a tutti!
Abbiamo un destino che è messo in crisi da degli ometti: le tre B: Bush, Bin Laden e... questo ometto che si agita, che si fa chiamare il Presidente; è da tutte le parti e in nessun luogo.
È a Bruxelles, parla d'aforismi, va in Belgio e dice: "Tu dare soldi, noi dare cammello".
Si è occupato di tutto, lavora 18 ore al giorno... questo povero Dorian Gray che non ce la fa più.
Io ho dei seri problemi a capire questo mondo che sta andando alla rovescia... ma  forse è la realtà che sta andando alla rovescia, l'unica cosa diritta sono io... (Grillo viene raddrizzato n.d.t.)
E allora noi che siamo la patria del diritto siamo diventati in poco tempo la patria del rovescio.
Il diritto si è rovesciato.
Oggi i fuorilegge scrivono le leggi, i malfattori giudicano i giudici e il destino dei magistrati è nelle mani delle sentenze degli avvocati.
Allora ci abitueremo a scene magari incredibili, dove non so... il mafioso esce faccia in su facendosi fotografare... entrare nella sua limousine e andare via con la scorta della Polizia.
E nella via dietro... uscire il giudice, col cappotto tirato su per non farsi riconoscere, come un mafioso, e infilarsi nella sua Tipo con l'unica scorta che si può permettere: sua moglie o la sua vecchia zia dentro, e andarsene da solo.
Il diritto si è rovesciato, e allora tutte queste parole strane...: democrazia, libero mercato... che doveva portare il benessere... ditelo all'Argentina!  Ditelo all'Argentina!!!
Dieci anni fa sentivano gli stessi discorsi che sentiamo noi dal nostro governo.
Andate nei supermercati, il futuro è nel supermercato. Guardate cosa fanno le culture occidentali... guardate Gerusalemme... tra culture differenti: si ammazzano da decenni.
Guardate la pacificità..., la tolleranza di un supermercato..., dove al massimo che ti può succedere di violenza è scontrarsi col tuo carrellino.
E allora, ecco, ditelo all'Argentina... Dicevano: andate nei supermercati! Prendete le nostre maggiori offerte. Comprate 4 e pagate 3, comprate 3 e pagate 2... La settimana scorsa sono entrati hanno preso 4 e pagato un cazzo!
Questo è il grande libero mercato.
E allora si fanno le riforme, istituzionali, costituzionali, le Grandi Riforme... e allora Dorian Gray, che io chiamo affettuosamente così come nel libro di Oscar Wilde dove chi invecchiava era il quadro e lui rimaneva giovane... invece qui... abbiamo un Berlusconi che è alla rovescia: invecchia lui e ringiovanisce la sua immagine, dicevo... Dorian Gray ha fatto queste grandi riforme: quella del falso in bilancio che da oggi si chiamerà, credo, contabilità creativa.
La legge sulle rogatorie. Abbiamo detto ai giudici svizzeri che sono imprecisi: se un giudice svizzero per fare un'indagine ci manda dei documenti firmati solo in fondo e non timbrati pagina per pagina, noi glieli mandiamo indietro perché possono essere artefatti! Il grande governo che doveva sburocratizzare il mondo è diventato il partito dei timbri!
E abbiamo fatto la riforma fiscale: dai 200 milioni in su si paga il 33%, dai 200 in giù si paga il 23% di tasse.
Faremo la privatizzazione della sanità. Ai ricchi diremo: dica 33, ai poveri: 23.
Robin Hood alla rovescia!
Quindi uno che guadagna 200 milioni paga il 33 come Dorian Gray che guadagna 300 miliardi!
Ma è strepitoso! Tutto sotto i nostri occhi!
Questa democrazia... che arriva dagli Stati Uniti...  che hanno avuto un dramma straordinario, per l'amor di Dio: le due torri... Ma se non c'erano le due torri bisognava inventarsi qualcosa di simile...
Qui ci vogliono far credere che sia una guerra di religione... ma si può parlare di guerra santa...? Guerra solidale? La parola solidarietà che significato ha?
Prendo un giornale, c'è un'enorme pubblicità... guarda... c'è una mano bianca che prende un bambino piccolissimo nero... Bellezza della solidarietà! Organizzato dal gruppo Wella... donna... europea e occidentale vieni! Vieni da noi, stilisti del capello... fatti fare un taglio per solidarietà... fatti depilare per solidarietà...  strappati le unghie per solidarietà...
Allora la parola cosa diventa? Magari c'è la buona fede, per l'amor di Dio... Si allevieranno situazioni del 3°, 4°, 5° mondo, ma noi stiamo inculcando un concetto di solidarietà che è completamente fasullo!
Le donne crederanno che fare del bene è farsi laccare le unghie dei piedi da un parrucchiere...
E ancora, l'informazione che dovrebbe essere quella che controlla il Governo... È l'esatto contrario: è il Governo che controlla i media.
Vediamo qual'è l'informazione: noi leggiamo un giornale su 10, un tedesco ne legge 5 su 10, un giapponese 30 su 10 perché lì legge 7 volte l'uno... La nostra cultura è fatta per contatti televisivi e la poca cultura dei giornali è fatta così.
Guardate come si può manipolare con lo spazio: manifestazione di 20.000 persone... vedete le proporzioni, la fotografia è grossa lo scritto è piccolo... sullo scritto: 20.000 stanno manifestando e venti spaccano le vetrine... ma la foto grande riprende non i 20.000 ma i venti.
Questo è manipolazione, non è cambiare i fatti, è proporli come si vogliono.
Si può manipolare con il colore, noi siamo un popolo che vuole il colore... e contro i colori non è come le parole..., le parole le puoi smentire... un'immagine non la puoi smentire!
Guardate: il bene viene dipinto a colori: il bambino con la bandiera americana. Siamo tutti contro il terrorismo... in quella grande manifestazione che ha fatto il Governo in piazza.
Io tutte le manifestazioni che vedo in televisione mi fanno paura... le fanno nella Corea del Nord, Fidel Castro a Cuba...
E io vedo il bambino a colori e in quarta la bandiera strappata in bianco e nero. Qui erano in 100.000 e qui in 40.000: però l'immagine che rimarrà sarà il bambino con la bandierina. Bello, biondo. Ecco cos'è la manipolazione.
Noi parliamo di civiltà superiori... parliamo veramente di civiltà superiori?
Ora ve la faccio vedere la civiltà superiore... come vediamo noi... oooh... le povere donne afgane...! I burka... si, si... come vedono i giornali le povere donne? Eccola qua... la civiltà superiore: una donna negra che beve un  vino bianco..., queste sono le idee dei creativi..., ce li abbiamo al governo.
La donna negra visto che è negra è senza reggiseno, perché le tette delle negre sono tette qualsiasi, mentre su un altro giornale spicca, straordinaria, la donna bianca e in quanto bianca è leggermente velata... questa è pubblicità colonialista!
Ecco come vediamo la guerra: (Grillo mostra una copertina n.d.t.) da un giornale del capo del Governo edito dalla sua casa editrice, ecco il modo di vedere la guerra: carri armati e figa!!!
Straordinario! E noi siamo entrati in guerra con una manifestazione televisiva di piazza: sembrava il festival di Sanremo, eravamo tutti entusiasti... la solidarietà...  e arriva Bocelli che canta, arriva la Loren e Alberto Sordi..., come fa ad essere una cosa seria? Mancava il Telegatto...!
E allora sono io capovolto o sono le cose? Io voglio dirvelo, raddrizzatevi!
Le parole non hanno più significati...  globalizzazione... la globalizzazione c'è sempre stata. Cristoforo Colombo è stato il primo globalizzatore quando ha portato i pomodori di qua!
La globalizzazione è intesa come fatto naturale, come il tempo, il clima... ma noi stiamo parlando, non di quella intransitiva... ma transitiva: CHI GLOBALIZZA COSA...
È un mondo globalizzato che parla l'inglese, l'americano... Io non  so se sia peggio l'Europa o gli Stati Uniti... Ma quando sento Bossi... che è ministro! Bossi è diventato ministro!!! Che dice: Europa forcaiola. Lui! Uno che si puliva il culo col tricolore... e l'ho visto con la bandiera americana che diceva Europa forcaiola... Quale forcaiola? Sono gli Stati Uniti che hanno fatto fuori sulla sedia elettrica 120 persone quest'anno. È Bush che ha ucciso 120 persone, sì o no? Noi non abbiamo la pena di morte.
Bush è il più grande killer della storia!
Noi difendiamo una democrazia dove 6 milioni di persone...: 2 sono in galera e 4 sono agli arresti domiciliari. Negli Stati Uniti dicono che hanno pochi disoccupati, per forza! Li arrestano tutti.
È tutto alla rovescia... e io credo che ci voglia un segnale.
Ci han fatto credere che questa è una guerra santa... siamo entrati in guerra e non ce ne siamo neanche accorti con una manifestazione... tutti in Afghanistan.
Adesso a gennaio le truppe italiane dovranno intervenire in terra... non sugli aerei.
Questa è la guerra del bene contro il male. È la guerra dei grassi contro i magri!
Quale terzo mondo...? I grassi e i magri... stiamo male tutti e due: noi perché mangiamo troppo, loro perché non mangiano nulla.
I grassi bombardano da 5.000 metri e tirano giù sui magri delle molotov da 7 tonnellate... che solo menti malate le potevano concepire... neanche il ministro Alemanno che le tirava da piccolo poteva concepire una molotov così.
Bombe che uccidono migliaia di magri... ma nella TV dei grassi i magri non fanno notizia perché sarebbero notizie antipatriottiche. Dicono che i grassi sono coraggiosi... se sganciano da 5.000 metri le molotov da 7 tonnellate, mentre i magri che si fanno esplodere sono dei codardi.
E allora è un concetto che non capisco: bene contro il male... Dio, Allah... Basta!!!
Ci vogliono far credere che sia una guerra di religione, di culture... Ma qua è una guerra di petrolio!
Ora vi faccio vedere quanti sono i petrolieri nel governo di Bush (Grillo mostra una foto con 6 persone n.d.t.) Sono tutti petrolieri!
Ora dovete sapere che negli Stati Uniti hanno l'1% del petrolio e consumano il 30% di tutte le risorse del resto del mondo... ma ne hanno solo l'1% e... da qualche parte dovranno pur andarlo a prendere. Il Caspio è il regno del petrolio. Il 65% del petrolio è lì nel Mar Caspio e i caspiti o caspidi consumano solo l'1%...
Dovevano andarselo a prendere, gli americani! Dovevano fare qualcosa.
Già a marzo si parlava di guerra in Afghanistan.
Il vice direttore dell'FBI O'Neil faceva delle indagini in Arabia perché pensava che il terrorismo fosse lì, e infatti... i fatti gli han dato ragione, perché su 19 terroristi 15 erano arabi e 4 egiziani. E noi cosa facciamo? Bombardiamo l'Afghanistan.
O'Neil sapeva, ma tutte le sue indagini venivano insabbiate dai petrolieri americani..., allora lui s'è dimesso e per premio, per il lavoro che aveva fatto, Bush gli ha dato un bell'ufficio all'82° piano delle due torri. Noi siamo entrati in guerra, dobbiamo sbarcare... Il ministro Ruggero preoccupatissimo ha detto: "Noi non possiamo fare la guerra se non abbiamo delle garanzie". Ma le garanzie, Ruggero, si hanno in tempo di pace non di guerra! Tu dovevi continuare a giocare a golf al WTO...
E noi ci mandiamo battaglioni, con le nostre tecnologie straordinarie... gli elicotteri che vanno di notte. Li avete visti i nostri elicotteri... i nostri soldati che li facevano scendere... sembravano a 10 centimetri poi erano a 60 metri!
Abbiamo visto il battaglione Tuscania, i nostri valorosi guerrieri. Il Tuscania, quello che è venuto al G8... doveva sedare una rivolta, si sono persi a Genova! Hanno dovuto chiedere a un tassista dove dovevano fermare i rivoltosi, e li abbiamo mandati in Afghanistan! Non li troveremo più... Dovremo attivare un Chi l'ha visto? afgano...
E cosa ha detto il nostro Dorian? Il nostro grande statista mondiale? Cosa faremo dopo aver fatto la pace in Afghanistan? La televisione. La televisione! Gli daremo Biscardi che parlerà in afgano, che tanto è lo stesso. Costanzo col burka che sembra un comodino col pizzo. Gli daremo Il Grande Fratello... Loro penseranno che sarà Bin Laden e invece è Marina... vedranno Marina o Cinzia o Ugo e diranno: questa è la grande civiltà.
I terroristi vanno combattuti ovunque siano, e i paesi che li ospitano saranno i nostri nemici, saranno bombardati. Benissimo!
Il paese che deve essere bombardato per primo sono gli Stati Uniti. Hanno la scuola di guerra in Georgia: Fort Ben ha forgiato e plasmato i più grandi dittatori, torturatori, assassini degli ultimi 50 anni: gli squadroni della morte, il dittatore giapponese in Perù, quelli che hanno ucciso il cardinal Romero, quelli in Salvador, in Guatemala, sono usciti da una scuola militare in Georgia. Come l'hanno chiamata? Non scuola di guerra, no: Istituto per la Cooperazione e Sicurezza dell'Emisfero Occidentale... Il Cepu... bello... straordinario... col tutor per uccidere e torturare.
L'Occidente: un'altra parola che si sono inventati gli occidentali. L'occidente è solo un punto di vista, non c'è niente di geografico: io vedo il Polo Nord, il Polo Sud... non vedo un Polo Est, un Polo Ovest. Tu sei
sempre a occidente di qualcuno... è un punto di vista che non vuol dire nulla... occidente da cosa? Un californiano per essere occidentale va in Giappone, il giapponese va in Cina, il cinese in India, l'indiano va in Arabia, l'arabo in Africa. E l'africano sta lì perché non sa più dove andare.
Dorian Gray fa quello che può: "Siamo tutti americani, come ha detto John Kennedy a Berlino".
Eh, Dorian Gray è l'unico che riesce a dire tre balle in due parole... Siamo tutti americani... Ma Kennedy non si è mai sognato di dire quelle cose! Kennedy ha detto: io sono berlinese, che è un altro significato. Ma nooo! Per lui le parole sono così. È creativo!
L'Euro. L'Europa è due anni che sta commerciando con l'euro. Non c'è il popolo europeo però abbiamo già la moneta. Perché parole come diritto, cultura sono superflue, non ci servono più, ci serve consumare le stesse cose!
I commercianti poi hanno già arrotondato in modo da farci sentire a nostro agio: 54,4? A 55! Preciso. Queste bandiere...
Allora è meglio prenderne una come ha detto Gino Strada... dice che ha le idee confuse... è l'unico che ha idee diritte! "Non voglio i soldi da chi butta le bombe, se devo ricucire quelli che frantuma con le bombe!". Prendete una bandiera, bianca, uno straccio di bandiera, senza odi, religioni, senza dire il bene contro il male.
Cosa vuol dire il bene contro il male? Quando il bene fa più morti del male perché devo scegliere il bene? È come prendere un cannibale, giustiziarlo, poi mangiarselo, così impara!
Gino Strada, vogliamo manifestarti il nostro affetto, quindi sventolo la tua bandiera bianca senza ideologia. E un appello a Dio. Mi sono montato la testa. Dio vieni giù. Ma non mandare tuo figlio; vieni tu di persona, perché non sono più cose da ragazzi... aspettiamo che vieni tu!

[ ...E se vi cangurassero il DNA? ]

Ma cos'è un organismo transgenico, una cosa che si mangia? Siiì! Dicono alcuni. Fossi matto! Dicono altri. Io faccio fatica a capire, c'è confusione. Così ho chiesto a un mio amico professore come stanno le cose. Mi ha detto che un transgenico è un organismo ottenuto in laboratorio dagli ingegneri molecolari. Prendono una cellula di canguro, di lumaca o di carciofo, tirano fuori certi pezzi di certe molecole e le sparano in una cellula di patata, di pettirosso o di cinghiale. Poi cercano di farla crescere. Quasi sempre la cellula muore, vorrei vedere voi se vi cangurassero il DNA, anche solo un pochettino... Però una su mille di queste cellule di pettirosso carciofate sopravvive. Se è sfigata si sviluppa e diventa un esserino. Il risultato è un organismo transgenico. La natura da sola non lo farebbe nemmeno in miliardi di anni. Loro lo fanno in tre mesi. Sono vere e proprie creazioni. Siamo passati dai creatori di moda alla Armani alla moda della creazione alla Monsanto. A volte gli ingegneri molecolari cercano di fare cose che sembrano sensate. Sembrano. Per esempio un riso transgenico con vitamina A, quella che normalmente sta nelle carote e nei pomodori. Ma non è più semplice farsi un bel risotto con le carote o i pomodori, piuttosto che un riso in bianco con la vitamina A incorporata dagli ingegneri? E non ci avrà i suoi buoni motivi il riso per non avere la vitamina A? Il buon motivo degli ingegneri è che mentre gli indonesiani il riso e le carote naturali ce li hanno già, le sementi artificiali del riso vitaminizzato dovrebbero comprarle ogni anno dagli ingegneri statunitensi. Ma poi durerà? Hanno inventato eucalipti transgenici con il legno fatto su misura per le cartiere. Peccato che sono così smidollati che non stanno più in piedi da soli e sono così deboli che se li pappano le formiche. Altro che le cartiere! Insomma se la natura ottimizza un organismo in milioni di anni, siamo sicuri di fare meglio noi in tre mesi? Gli ingegneri potrebbero anche accontentarsi di poco. Dai, un trapiantino di due genietti da una carota a una rapa... non si nega a nessuno. No, loro vogliono strafare. Geni di antigelo di merluzzo nei pomodori, per coltivare i Sanmarzano sull'Adamello. Geni di lucciola nel tabacco, per trovare le sigarette anche al buio. Insomma si sono un po' montati la testa. E se uno di questi scarrafoni gli scappa? Se è un cinghiale cangurato è facile beccarlo. Boing, boing, boing... Pum! Ma se è un branzino viperato? Chi lo becca più? Chi fa più il bagno? Se è un insettino, un microbino, un'amebuccia con qualche vizietto nuovo, chi li trova più? Gli ingegneri genetici statunitensi hanno creato un pecora che produce seta. Hanno preso un gene di ragno e lo hanno sparato in una cellula di pecora. Ci credereste? La cellula pecoreccia è sopravvissuta a questo stupro aracnoide. Per sua sfiga è diventata una vera "pecora". Anzi un pecoragno. Fa la lana e la seta. Con una piccola modifica farà anche le uova. Ma la seta pecoreccia non è dove l'avrebbe messa un ingegnere figlio di contadini. È dove la metterebbe un ingegnere figlio di ingegneri: si munge dalle mammelle del pecoragno. Serve all'esercito statunitense per fare giubbotti antiproiettile più leggeri e resistenti. Il filo di seta del ragno ha una resistenza superiore a quella di qualunque filo di qualunque materiale prodotto dall'uomo. Nessuno conosce ancora la resistenza biologica delle pecore arragnate. Non ci sono limiti alla fantasia degli ingegneri. L'unico limite è la sopravvivenza. Solo un esserino sperimentale su mille gli sopravvive. Voi chiamereste ingegneri quelli che su mille case gliene cadono 999? Praticoni, pasticcioni forse li chiamereste. O la va o la spacca. Per questo è più giusto parlare di manipolazioni che non di modificazioni genetiche. Anni fa gli uffici marketing delle multinazionali transgeniche avevano escogitato questa storiella. Da sempre l'uomo crea specie nuove: ha creato il mulo dall'asino e dal cavallo; ha creato le specie dei cani; ha creato le rose; ha creato gli ibridi del mais. Gli ingegneri genetici fanno la stessa cosa che gli antichi agricoltori e gli antichi allevatori. Continuano quest'opera di miglioramento della natura, aiutandola a creare nuove specie dove lei non arriva da sola. Negli ultimi anni è stato anche questo argomento pubblicitario, secondo cui un mulo e un pecoragno sarebbero egualmente naturali o egualmente innaturali, a minare talmente la credibilità delle multinazionali transgeniche che le azioni di molte di loro sono crollate. La Deutsche Bank ha consigliato la sua clientela di disinvestire dal transgenico, rendendone il crollo ancora più pesante. La maggioranza degli europei non ne vuole proprio sapere di cibi transgenici. Ormai a queste aziende la gente non crede più nemmeno quando dicono la verità. Se leggi un giornale britannico ti rendi conto che quei giornalisti hanno spiegato bene ai loro lettori la differenza tra un mulo e un pecoragno e la necessità di diffidare della propaganda commerciale. In Italia invece è l'opposto. Molti dei maggiori giornali conducono una campagna militante a favore dei cibi transgenici. Usano però argomenti che gli stessi pubblicitari delle multinazionali transgeniche hanno abbandonato perché controproducenti. Qualche tempo fa si poteva leggere su un giornale italiano (i punti esclamativi sono miei): "I nostri alpini durante la ritirata di Russia si nutrirono a malincuore dei carissimi muli, caduti stremati. Era carne transgenica (!), ottenuta artificialmente (!) accoppiando un asino a una cavalla. Il mulo è un animale il cui DNA ibrido è identico (!) a quello che gli scienziati creano in laboratorio tra tanta paura. Nessun alpino soffrì per il cibo transgenico (!), molti ne ebbero salva la vita." (...) "... i cani e i gatti che amiamo, le specie di ovini, bovini e suini che proteggiamo con cura non sono "naturali" (!). Sono ibridi, innestati, selezionati, da antichi ingegneri genetici (!) che si chiamavano contadini e pastori." Ma perché se compro un giornale inglese mi chiariscono le idee ma se compro un giornale italiano me le confondono? Quando il risultato di un articolo è di fare confusione invece che chiarezza, siamo di fronte a una mutazione, a un giornalismo transgenico. Definire "cibo transgenico" la carne di mulo e "ingegneri genetici" gli antichi contadini e pastori è una tale sciocchezza, che non salverebbe uno scolaro delle medie dalla insufficienza in un compito in classe. Definire non naturali gli ovini e suini ottenuti facendo copulare diverse varietà, non è solo ostentazione di ignoranza. È anche socialmente pericoloso. Secondo la stessa logica anche il bambino mulatto di un piemontese e di una nigeriana sarebbe non naturale. Capisco che un giornalista non specialista possa avere le idee così confuse sulla biologia e le aziende transgeniche. Ma non capisco chi lo obblighi a scriverci sopra un editoriale. Il giornalista transgenico attribuisce la diffidenza verso i cibi transgenici alla "paura" (tre volte), alla "irrazionalità" (due volte) e alla "fobia". Forse non si rende conto che è proprio la confusione il terreno più favorevole per la irrazionalità. Definisce "innocui" i cibi transgenici e assicura che questi ridurranno l'uso dei pesticidi e sfameranno il mondo. Ma come fa un giornalista a sapere cose che gli stessi scienziati e le stesse multinazionali transgeniche ammettono di non sapere? Lo hanno scritto anche in Internet: nessuno - nemmeno loro - può ancora accertare se una pianta o un cibo transgenico siano innocui oppure no. Le due speranze "meno pesticidi" e "più cibi per gli affamati" sono già state smontate da numerosi biologi e agronomi e anche dalla lettera aperta scritta agli inglesi dal loro futuro re, il principe di Galles, sul Daily Mail. Le stesse multinazionali sono ora più prudenti con questi argomenti. Il giornalista transgenico però ha una sicura attenuante che depone per la sua incorruttibilità: la sua teoria della "carne di mulo transgenica". Questa per me è la prova del nove. Se un propagandista delle multinazionali dell'ingegneria genetica scrivesse ancora queste cose nei suoi comunicati stampa, probabilmente verrebbe licenziato in tronco e citato per danni dal suo ex-datore di lavoro.

[ Il caso Parmalat e Il crepuscolo dell’Italia ]

Internazionale n. 524 (30 gennaio 2004)

Da anni, molti segni indicavano che non conveniva investire in Parmalat. Se a me che faccio il comico questi segni sembravano così evidenti, come mai non erano evidenti alle banche internazionali, alle società di revisione, agli investitori e ai risparmiatori? Standard & Poor dava un buon rating di Parmalat fino a due settimane prima del crollo. Negli ultimi sei mesi il valore delle azioni di Parmalat era raddoppiato. Deutsche Bank aveva comprato il 5 per cento di Parmalat e l’ha venduto appena prima del crollo. Davvero nessuno sapeva? Dal 2002 ho raccontato nei miei spettacoli i debiti e i falsi di Parmalat a più di centomila persone. Sono figlio di un imprenditore.
La mia prima perplessità su Parmalat è sulla strategia industriale più che su quella finanziaria: mi colpisce la sproporzione tra la povertà del prodotto di base – il latte – e la megalomania del progetto e delle spese pubblicitarie di Calisto Tanzi.
Una media azienda regionale che si propone, come diceva Tanzi, di diventare «la Coca-Cola del latte» mostra di non conoscere né il prodotto né i mercati. È come se un fabbricante di meridiane dicesse: «Voglio diventare la Rolex delle meridiane». Come si fa a dargli i propri soldi?
Le caratteristiche del latte fanno a pugni con quelle della Coca-Cola, che è una miscela chimica e vegetale inventata da un farmacista, standardizzata mondialmente, prodotta in pochi enormi impianti centralizzati; la Coca-Cola ha bassi costi di produzione e alti costi di vendita perché gran parte della sua attrattiva è fondata sulla pubblicità e sulle emozioni. Il latte è il contrario della Coca-Cola: è un prodotto naturale, deperibile, locale, proviene da migliaia di produttori, ha alti costi di produzione, bassi costi di vendita, molti concorrenti. (…)
I ricavi della Coca-Cola si basano su ciò che è stato creato intorno alla sua bottiglia, quelli del latte su ciò che c’è dentro la bottiglia. E questo è già perfetto, è stato ottimizzato in milioni di anni di evoluzione. Modificare una cosa perfetta vuol dire peggiorarla, oppure farla diventare una cosa molto diversa, come il formaggio o lo yogurt.

Formula uno, calcio e latterie

Con il latte ci sono due strade: cercare di modificarlo il meno possibile e di conservarne il massimo di proprietà per qualche giorno, oppure trasformarlo in qualcosa di diverso, che si venda per altri motivi nutrizionali – come il formaggio o lo yogurt – o emozionali, come i «novel food» inventati dal marketing. Nel primo caso riescono meglio le piccole latterie locali, spesso cooperative o comunali, di cui ci sono buoni esempi in Italia e in Svizzera. Nel secondo caso, il maggior successo lo hanno poche grandi aziende che investono molto in ricerca e marketing. In entrambi i casi i margini di guadagno sono modesti e non giustificano spese enormi di propaganda.
Marlboro o Benetton possono sponsorizzare la Formula uno perché vendono prodotti con alto valore aggiunto e alto contenuto emozionale, hanno una distribuzione capillare e prodotti identici in più di duecento nazioni. Ma un consorzio di latte no, non può sponsorizzare la Formula uno come ha fatto Parmalat per anni: sono soldi sprecati. Lo stesso vale per le sponsorizzazioni di decine di squadre sportive nel mondo, tra cui quella molto costosa del Parma calcio in Italia. Questo vale anche per il jet privato intercontinentale di Parmalat, che secondo diversi giornali veniva prestato da Tanzi a vescovi, cardinali e a un ambasciatore degli Stati Uniti. Insomma c’era una grande discrepanza tra il tipo di impresa industriale e la stravagante grandezza delle sue spese.
La cosa che più mi colpisce nei reportage di questi giorni è che si parla solo di soldi, mai di prodotti. Scrivono di Parmalat come di un’impresa finanziaria e non di un’industria che fabbrica prodotti tangibili, anzi mangiabili. Questo sottintende una convinzione molto diffusa, almeno in Italia: qualunque azienda, con qualunque prodotto, potrebbe generare per sempre grandi profitti purché sia in mano a finanzieri creativi e spregiudicati.

Latte e merluzzi

Nei miei spettacoli ho cominciato prima a parlare dei prodotti, e solo poi dei miliardi di Parmalat. Nel 2001, girando tra il pubblico in sala, tenevo in mano un merluzzo e lo immergevo in una tazza di latte chiedendo alla gente che effetto gli facesse. Mi ci aveva fatto pensare un «novel food» Parmalat. Un’imponente campagna pubblicitaria annunciava la «scoperta» del latte con gli omega-3, una miscela di grassi che prometteva effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio.
Quello che la pubblicità non diceva è che gli omega-3 sono grassi normalmente estratti da pesci e che quel latte non era stato «scoperto», ma inventato in laboratorio, fabbricando una miscela artificiale di latte di mucca e di additivi estranei.
Che fine hanno fatto quel prodotto e quegli investimenti?
Gli scandali alimentari degli ultimi anni hanno fatto perdere a molti europei la fiducia nei prodotti dell’agrobusiness. Ora gli europei dovrebbero riacquistare fiducia grazie ai «rigorosi controlli» italiani della nuova Agenzia Alimentare Europea, che avrà sede proprio a Parma, la città di cui Parmalat è il simbolo? E chi è stato il garante di Parma in Europa? Chi ha imposto Parma come sede dell’Agenzia Alimentare Europea? È stato Silvio Berlusconi, che ha detto all’Europa: «Per Parma garantisco io!». Voleva come al solito giurare sulla testa dei suoi figli, ma glielo hanno sconsigliato.
Tanzi e Berlusconi sono oggi i due imprenditori italiani più conosciuti nel mondo. Mi sembra che non siano famosi come testimonial dell’Italia di cui ci si può fidare.
Sento ripetere da industriali e finanzieri che Parmalat è un’eccezione criminale e non rappresenta l’Italia; sento dire che ogni settore ha le sue pecore nere.
Invece è vero il contrario. Tanzi, come Berlusconi, è un buon esempio della classe dirigente italiana di oggi. Entrambi sono casi patologici di megalomania. Entrambi posseggono una grande squadra di calcio, yacht miliardari, un jet privato.
Prima di fondare Forza Italia la dimensione dei debiti di Berlusconi, la sua dimestichezza nel falsificare i bilanci, la sua ragnatela di società finanziarie off-shore ricordavano la situazione di Tanzi.
Berlusconi confidò a giornalisti come Biagi e Montanelli che l’unico modo per salvarsi era conquistare il potere politico.
È qui la differenza insormontabile tra Tanzi e Berlusconi: Tanzi non avrebbe potuto fondare «Forza Lat» e salvarsi con la politica come ha fatto Berlusconi con Forza Italia. Il latte non può essere trasformato in una proposta politica, la televisione commerciale sì. La mentalità, l’ideologia, l’apparato, gli uomini e i metodi del business di Berlusconi consistono da decenni nell’imbrogliare e conquistare milioni di persone con l’immagine affascinante di una società ideale in cui tutti sono giovani e belli, annegano in un’alluvione di consumi e sono sempre allegri, oltre la soglia della stupidità.
La ricetta magica? Più pubblicità, quindi più consumi, più produzione, più occupazione, più profitti, quindi di nuovo più pubblicità e così via in una spirale infinita di benessere. Questo – che era già un programma intrinsecamente politico – è stato trasformato facilmente in un programma esplicitamente politico. È bastato estendere leggermente lo spettro degli obiettivi, trovare un nome adatto a uno pseudopartito (Forza Italia) e incaricare decine dei migliori funzionari di Publitalia – la potente agenzia di pubblicità di Fininvest – di trasformarsi in commissari politici e di perseguire a tutti i costi la conquista del mercato.
Tanzi non ha la mentalità spettacolare e le strutture di comunicazione di Berlusconi. Per questo non poteva diventare lui stesso un prodotto politico. Si limitava a finanziare il partito più forte, prima la Democrazia Cristiana e poi Forza Italia.
Tanzi è austero, schivo, uomo di chiesa e di pochissime parole. Lo stile era quello di un cardinale. Lo stile di Berlusconi, invece, è quello di showman di basso livello, da giovane cantava e raccontava barzellette sulle navi da crociera. Non ha mai smesso, nemmeno al parlamento europeo, di esibirsi e di cercare di far ridere. Il «core business» di Berlusconi è Berlusconi stesso. Ciò che ha permesso a Berlusconi di salvarsi con la politica è il cabaret, sono le sue esperienze giovanili di showman e un istinto comico di basso livello che ha grande successo tra la gente meno colta, proprio come le sue televisioni.

Salvato dal cabaret

Se non fosse un personaggio tragico per l’Italia, Berlusconi sarebbe il maggior fenomeno del secolo di avanspettacolo comico italiano.
Sia Tanzi che Berlusconi hanno il titolo di Cavaliere del Lavoro. In Italia la stampa usa il termine «il Cavaliere» come sinonimo di Berlusconi. Oggi per fare chiarezza qualcuno dovrebbe rinunciare a quel titolo: o Tanzi o Berlusconi oppure i molti Cavalieri onesti che ci sono in Italia. Finché Berlusconi e Tanzi sono Cavalieri è inevitabile pensare ai cavalieri dell’Apocalisse. È gente come loro che sta portando l’Italia all’Apocalisse economica e civile.
Quasi tutta l’Italia è una grande Parmalat, fondata più sull’apparenza e sulla falsificazione che non sulla sostanza. Come per Parmalat, pochi si rendono conto – o confessano di rendersi conto – dell’abisso che c’è tra l’immagine e la realtà dell’Italia. Per trent’anni l’instabilità politica e la corruzione hanno rallentato la modernizzazione del paese, ponendo le basi del suo attuale declino. Ma da dieci anni, da quando la Fininvest di Berlusconi è diventata il principale attore politico italiano, questo rallentamento si è trasformato in paralisi. Quasi tutte le energie delle due parti del sistema politico sono prosciugate da una parte dal tentativo di estendere il potere e l’ideologia Fininvest a tutto lo stato e a tutta la società; dall’altra dal tentativo di contrastare questo assalto egemonico. In Italia molti settori richiedono da decenni riforme profonde e urgenti: istruzione, informazione, ricerca, innovazione, tecnologia, pensioni, occupazione, distribuzione dei redditi, amministrazione della giustizia, energia, trasporti, gestione del territorio, protezione e risanamento dell’ambiente, sviluppo sostenibile. Ma da dieci anni tutto ciò passa in secondo piano, i ritardi italiani si accumulano, diventano drammatici.

Il sistema Fininvest

Il sistema Fininvest e il sistema Italia per certi versi sono analoghi al sistema Parmalat: molta apparenza, conti falsi, corruzione, poca qualità, futuro in declino.
Parmalat aveva conti falsi, ma produce milioni di tonnellate di alimenti che generano benessere reale per decine di milioni di persone in trenta paesi. Fininvest non è una multinazionale, come Parmalat, ma una «ipernazionale». I suoi profitti provengono quasi esclusivamente dall’Italia e si basano su uno stretto legame con il sistema della politica italiana e della corruzione. La gran parte dei suoi guadagni viene dalla pubblicità obbligatoria, un’attività controversa che crea alla popolazione più danni che benefici. Più che profitti in un mercato competitivo, si tratta di una rendita senza rischi, basata sul monopolio, sullo statalismo, sulla produzione di niente di concreto.
Sono miliardi di euro che, con il sistema della pubblicità obbligatoria, Fininvest «preleva dalle tasche degli italiani» quando questi – anche quelli che non guardano le sue televisioni – comprano i molti prodotti resi più cari dalla pubblicità. Meriti e rischi ne ha pochi, perché il bombardamento pubblicitario è forzato e non è evitabile dai cittadini (altro che Casa delle Libertà!), perché la televisione commerciale – privata o statale – è l’unico tipo di televisione in Italia e perché questa rendita pubblicitaria si fonda su concessioni statali di frequenze televisive ottenute corrompendo il potere politico ai tempi di Craxi. Senza queste concessioni statali, in quasi monopolio e in parte illegali, le rendite e il potere di Fininvest crollerebbero.
Da due anni inoltre la Fininvest è ulteriormente garantita dalle centinaia di suoi uomini che hanno preso il controllo del governo, del parlamento e della televisione pubblica e che cercano ora di conquistare il controllo anche della magistratura e della banca centrale.
La rendita senza rischi di Fininvest è inoltre facilitata dal fatto che molti dei settanta avvocati che Berlusconi ha fatto eleggere in parlamento usano nei processi contro Berlusconi e i suoi uomini le leggi a favore di Berlusconi che loro stessi propongono o approvano come parlamentari. Questi stessi avvocati – per esempio Pecorella, Taormina o Ghedini – sono ospiti frequenti nei talk show televisivi, dove continuano la loro difesa di Berlusconi nel «tribunale» italiano più importante, quello di milioni di telespettatori ed elettori, e spesso parlano in tv per ore senza un avversario al loro livello. Questo tipo di avvocati miliardari, star del foro, della televisione e del parlamento, rappresentano bene la concentrazione che è avvenuta in Italia del potere economico, esecutivo, legislativo e informativo nelle mani di un’unica azienda, la Fininvest.
Grazie a una legge di Berlusconi – valida retroattivamente anche per i suoi falsi – il falso in bilancio è stato quasi completamente depenalizzato. Così è restato o è diventato una pratica diffusa non solo per aziende italiane come Parmalat, Fininvest e altre, ma anche per il governo. In Italia il vero rapporto tra deficit e Pil nel 2003 non è inferiore al 3 per cento, come dichiarato dal governo, ma sarebbe superiore al 4 per cento se la contabilità creativa del ministro Tremonti – un ex commercialista di Berlusconi – non avesse contabilizzato per il 2003 gli introiti derivanti da enormi condoni fiscali ed edilizi e da vendite e alienazioni di beni dello stato che andrebbero distribuiti su molti anni. Quasi tutti sanno che questa contabilità è una truffa, ma fanno finta di non vedere. Come fingevano di non vedere la realtà Parmalat.

Un paese al crepuscolo

Se la situazione reale di Parmalat, di Fininvest e dello stato italiano non è all’altezza delle apparenze e della propaganda, la situazione dell’economia e delle società italiane – lo dico con tristezza e rabbia – non è migliore. Purtroppo la realtà dell’Italia non è all’altezza dell’immagine che la Ferrari e Armani diffondono nel mondo.
L’Italia è in declino rapido, è un paese al crepuscolo. È per questo che il mio spettacolo si chiama Blackout e io entro in scena in una sala al buio, con in mano un candelabro.
Faccio l’attore comico, il declino dell’Italia lo percepisco principalmente con gli occhi e le orecchie: vedo la pubblicità e la volgarità dilagare ovunque nel paesaggio, nei mezzi d’informazione, nella vita quotidiana. Dove prima c’erano capannoni industriali, oggi ci sono lunghe file di cartelloni pubblicitari; ritraggono spesso merci che una volta erano prodotte in quei luoghi ma oggi sono importate. Vedo il degrado dell’ambiente e delle grandi città, sento il traffico e il rumore aumentare ovunque. Sento la gente: avvilimento, mancanza di prospettive, ignoranza e disinteresse per ciò che succede nel resto del mondo, egoismo, cattiveria e volgarità crescenti, chiusura nei propri affari e nella famiglia, declino del senso civico e della solidarietà.
Anche se come artista avrei il diritto di farlo, non mi baso solo sulle mie impressioni. Io – attore vero – non voglio fare come Berlusconi – statista falso – che parla in televisione nascondendo i fatti e le statistiche, evocando sogni, promesse, miracoli e rivoluzioni.
Mi piace documentarmi con dati e cifre nudi e crudi, senza lifting. Ai pochi stranieri che volessero ancora investire in Italia e ai molti italiani che volessero votare di nuovo per il sistema Fininvest-Forza Italia consiglio due piccoli libri: «Il mondo in cifre 2004», una sintetica raccolta di statistiche internazionali curata dall’Economist (e pubblicata da Internazionale) e «Il declino dell’Italia», un inquietante libro del giornalista economico Roberto Petrini (Laterza). Spendendo meno di trenta euro in questi due libretti, chi si volesse documentare sul crepuscolo italiano può forse schivare ulteriori guai e investimenti sbagliati.
Se parlo di crepuscolo dell’Italia, non mi baso solo sulle mie impressioni del presente, ma anche sugli indicatori che ci segnalano il futuro del paese. E questi indicatori mettono tristezza.
L’Italia sta diventando un ex paese industriale che ha smantellato o sta smantellando buona parte della sua industria, una volta ben piazzata nel mondo: chimica, farmaceutica, informatica, elettronica, aeronautica, forse presto anche automobilistica. L’Italia è il paese con più persone anziane al mondo e con la minore fertilità tra i paesi industrializzati: da anni le nascite sono meno delle morti. I nostri livelli di istruzione, di cultura, di ricerca scientifica e tecnologica sono tra i più bassi d'Europa. Tra i paesi industriali abbiamo una delle più basse percentuali di laureati e il più alto numero di maghi, pubblicitari e guaritori. Invece di investire e lavorare per il futuro stiamo consumando allegramente le ultime risorse che ci rimangono. Nella quota delle esportazioni mondiali in dieci anni siamo scesi dal 5 al 3,6 per cento. Nelle esportazioni mondiali di prodotti tecnologici stiamo scomparendo con un piccolo 2,5 per cento, mentre Francia e Germania sono al 6 e all’8 per cento.
Esaminando la posizione dell’Italia nel contesto internazionale non c’è da stupirsi se siamo il paese industriale che attira meno capitali stranieri. Gli investimenti delle multinazionali in Italia sono diminuiti dell’11 per cento nel 2001, del 44 per cento nel 2002.
Per bocca di due dei suoi ministri più influenti il governo italiano afferma che l’Unione Europea è dominata dai «nazisti rossi». Uno di loro dice che l’Europa è «Forcolandia», che con il fallimento della costituzione europea a Bruxelles «siamo riusciti a fermare l’impero comunista che stava tornando», che «l’euro è la rapina del millennio. L’hanno inventata i massoni». Se foste un investitore straniero mettereste i vostri soldi in un paese governato da gente così?

Indicatori desolanti

Se osserviamo la posizione dell’Italia in alcune classifiche internazionali può sembrare quella di un paese fortunato: settimo Pil al mondo, quarto posto tra i grandi paesi per numero di automobili e di telefonini per abitante. Ma se analizziamo gli indicatori che danno un’immagine più completa dell’Italia e soprattutto delle sue opportunità per il futuro, allora siamo al crepuscolo.
In una ventina dei principali indicatori internazionali che delineano il futuro e la dinamica di un paese, l’Italia si trova tra il ventesimo e il quarantesimo posto. Gli stati che più spesso ci accompagnano in queste classifiche sono paesi in via di sviluppo (Colombia, Namibia, Sri Lanka, Cina, Brasile), paesi dell’Europa dell’est in transizione (Slovenia, Estonia, Slovacchia) o nel migliore dei casi i meno sviluppati tra i paesi europei (Spagna, Portogallo, Grecia).
La differenza preoccupante tra l’Italia e questi paesi è che loro da anni stanno salendo nelle classifiche internazionali, noi invece stiamo scendendo. Ogni anno ci incontriamo con loro sui pianerottoli della scala internazionale: li vediamo salire e noi scendiamo di un’altra rampa. (…)

Fine di un’era

È incredibile la profondità del declino italiano. Nel Rinascimento siamo stati un faro della cultura, della scienza, dell’innovazione e della finanza in Europa. Nella musica e nella tecnica bancaria ancora oggi molti termini tecnici in tedesco e in inglese sono parole italiane (sonata, adagio, fortissimo oppure aggio, incasso, sconto, lombard) a testimonianza dei secoli in cui eravamo il paese di riferimento in quei campi. Più tardi abbiamo inventato l’elicottero, l’aliscafo, il batiscafo, il telefono, la radio. Oggi però non inventiamo quasi niente, l’Italia ha meno premi Nobel del solo Politecnico di Zurigo, il nostro export si basa su prodotti di bassa tecnologia che presto vedranno la concorrenza dei paesi emergenti, mentre nei prodotti ad alta tecnologia non possiamo competere con le nazioni più avanzate. I nostri manager in compenso vogliono orientarsi per i loro stipendi agli Stati Uniti e per quelli dei loro dipendenti alla Bulgaria o alla Cina. Il numero dei laureati italiani che lavorano all’estero è sette volte maggiore del numero dei laureati stranieri che lavorano in Italia.
Per decenni buona parte della grande industria e dell’export italiano hanno prosperato grazie alla benevolenza dello stato e dei partiti e alle periodiche svalutazioni della lira. Oggi che questo non è più possibile, il declino italiano si accelera. Paghiamo il prezzo delle modernizzazioni che non abbiamo fatto negli ultimi anni.
Al crepuscolo industriale, tecnologico e culturale dell’Italia si aggiunge il declino sociale con un rapido aumento della ricchezza dei ricchi e l’estensione e l’approfondimento della povertà. Nella disuguaglianza dei redditi abbiamo superato perfino gli Stati Uniti: in un decennio (1991-2001) il 20 per cento degli italiani è diventato più ricco, l’80 per cento più povero. Il reddito del decimo di italiani più ricchi è cresciuto del 12 per cento, mentre il reddito del decimo di italiani più poveri è sceso del 22 per cento. Otto milioni di italiani vivono sotto la soglia di povertà e altri quattro milioni vivono appena sopra. Molti di questi poveri e quasi poveri hanno un lavoro o due o tre, ma non gli bastano per vivere decentemente. Lo stipendio medio di un tranviere a Zurigo (5500 franchi) è quasi il triplo di quello di un tranviere di Milano, ma il costo della vita e dei biglietti del tram a Zurigo è solo il 50 per cento più alto che a Milano. Stipendi reali sempre più bassi e lavori sempre più precari fanno crescere la conflittualità selvaggia – come quella dei guidatori di tram e autobus – che frena ulteriormente la qualità della vita e lo sviluppo del paese.

La resa della sostanza all’apparenza

Il declino della Fiat è forse uno dei migliori indici del declino italiano: dieci anni fa Fiat vendeva in Italia un’auto su due, oggi una su tre. L’immagine più forte del crepuscolo italiano è stata per me quella della carovana di limousine scure che in una sera del 2002 – al culmine di una crisi della Fiat che sembrava mortale – ha portato l’intero stato maggiore della Fiat a un consulto drammatico, non al ministero dell’industria o delle finanze ma nella grande villa di Arcore di Silvio Berlusconi, padrone della Fininvest e capo del governo. Le immagini del telegiornale sembravano quelle di un film sulla mafia, quando avviene un regolamento di conti e un cambio della famiglia al vertice del potere. Era la resa di ciò che resta dell’Italia industriale alla nuova egemonia, all’Italia della pubblicità e della televisione commerciale. La resa della sostanza all’apparenza.
Non è un caso che l’industria che ha conquistato il potere politico in Italia non fabbrichi cose ma sogni, non venda merci ma promesse.

[ Riprendiamoci quelle parole ]

Vorrei aderire alla Casa della libertà, ma a quella vera, vorrei intitolare “forza Italia” il mio prossimo spettacolo, ma forza Italia davvero. L’Italia ha bisogno di più libertà e di una riscossa! Altro che pulirsi il sedere con il tricolore, come gridò uno dei leader di questo governo. Altro che “chi non salta, italiano è!”, come strillò per strada un suo ministro, dopo aver mandato tremila italiani a rischiare la pelle a Nassiriya. Cosa penseranno di questi ministri della vergogna quei soldati che con il tricolore rischiano sì di saltare, ma sulle bombe irakene?
Nel mio spettacolo chiedo: “Casa delle Libertà”? Ma vogliamo scherzare? Siamo all’appropriazione indebita, all’ “economia della truffa”, come scrive l’economista statunitense J.K. Galbraith. Secondo un altro economista statunitense, J. Stiglitz, domina l’ “asimmetria dell’informazione” (la teoria per cui prese il Nobel): è l’approfittamento – non il profitto – di chi sa a danno di chi non sa: per esempio quello dei top manager che sempre più spesso saccheggiano azionisti, consumatori e Stato. Secondo Stiglitz dai “ruggenti ‘90” rubano di più molti top manager - per esempio con le famigerate stock option - di quanto mai possano sognar di rubare i peggiori politici (http://www-1.gsb.columbia.edu/faculty/jstiglitz). E in Italia come reagiamo? Fuori i politici delle “convergenze parallele”, dentro i pubblicitari, i top manager e gli avvocati della “Milano da bere”! Dentro – purtroppo – non in adatti edifici sorvegliati; dentro nel parlamento, nel governo, nella RAI.

Attenzione, non parlo solo del furto dei soldi, ma di uno peggiore, il furto delle parole. Mettiamo, per ipotesi, che costoro non abbiano mai rubato, evaso le tasse, corrotto un finanziere o un giudice, maneggiato fondi neri, società offshore, P2, tangenti, condoni. Ma le parole? Come la mettiamo con il furto con destrezza delle parole? La lingua è il principale bene di un popolo. Rubargliela è un delitto. Condoniamogli i delitti finanziari, ma non perdoniamogli l’appropriazione indebita delle parole!
La vera “Casa della libertà” (Freedom House) esiste da sessant’anni, non da tre. Fu fondata da Eleanor Roosvelt e da altre personalità statunitensi per promuovere la democrazia nel mondo. Il suo rapporto annuale sulla libertà di stampa classifica le nazioni in libere, semilibere, non libere. Nel 2004 l’Italia è passata da paese libero a semilibero, scendendo al 74° posto, dietro a Benin e Botswana (http://www.freedomhouse.org/research/pressurvey.htm).
In Europa, Turchia e Italia sono le uniche pecore nere, i due Paesi semiliberi. Come può un Paese semilibero pretendere di insegnare la libertà agli altri come vuol fare l’Italia in Irak?

Come casi di “Deterioramento globale della libertà di stampa” la “Casa della libertà” cita Bulgaria, Italia e Russia, degradate quest’anno di una categoria. Per illustrare il degrado della libertà, la direttrice del rapporto statunitense, signora K.D. Karlekar, cita per nome e cognome il primo ministro italiano e il suo “enorme impero mediatico”. Chi sono allora i cialtroni della libertà, quelli della Casa statunitense o quelli della Casa italiana? Del resto la Casa italiana è nata sulle tradizioni e con gli uomini di due aberrazioni della libertà: il fascismo - insieme al comunismo reale tra le maggiori negazioni della libertà in questo secolo – e la propaganda commerciale invasiva e obbligatoria.
Per mascherare con la “Libertà” una compagnia di squali della pubblicità, piduisti, mussoline e mussoliniani, fascisti di tutti i tipi (post, ex, neo, ultra), xenofobi mangia bingo-bongo e pochi clericali, non basta la faccia di bronzo, ci vuole un lifting al titanio.
Denunciando le truffe della pubblicità dicevo nel 1993: “Attenti! Mastrolindo è più pericoloso di Craxi”. Oggi Mastrolindo e i suoi creativi si son presi il governo, il parlamento, la RAI. I governanti di prima arraffavano soldi per fare il partito. I governanti di adesso fanno il partito per difendere i soldi arraffati. Cosa dirà Mastrolindo del rapporto 2004 della vera “Casa della libertà”? “Spazzatura!” dirà? Come disse dell’Economist che gli dedicò in due anni tre copertine - un record in 160 anni di pubblicazioni. Minaccerà querele anche agli eredi della signora Roosvelt come fece vanamente con l’Economist?

Se la sua fede a stelle e strisce fosse vera, il portatore sano di democrazia ribattezzerebbe la sua compagnia “Casa delle semilibertà” e cercherebbe di riportare l’Italia al rating statunitense di paese libero. Sapete che Cina, Russia, Italia, Cuba, Vietnam e Nord Corea sono tra i pochi paesi dove il governo o il suo capo pagano ogni mese lo stipendio a più di un migliaio di giornalisti? Ovviamente per garantire la loro libertà.
E poi, perché “Casa delle Libertà”? Perché la libertà da garantire non è una sola, quella di Mastrolindo. Sono molte! Quella di Previti, di Dell’Utri, di Borghezio e della cinquantina di inquisiti o processati o patteggiati o prescritti o condannati che la CdL ha messo al sicuro in parlamento. C’è un’altra “truffa innocente”: Forza Italia. Da più di un secolo era l’incitamento degli italiani per i nostri atleti nel mondo. Prima era di tutti, ora è stato sequestrato. Non possiamo più usarlo, a meno di fare propaganda gratuita al partito di Dell’Utri, Previti e Mastrolindo. “Forza Italia” non lo hanno semplicemente privatizzato, ce lo hanno proprio rubato. Nelle privatizzazioni di un bene pubblico, si paga un indennizzo. Dorian Gray invece si è preso il malloppo e non ci ha pagato niente. Anzi, già che c’era, si è preso anche il nostro colore – l’azzurro – e visto che un colore non gli bastava, s’è acchiappato anche il tricolore. Lui sa bene che nomi, marchi e logo di successo – es. “Marlboro” o “Nike” – valgono decine di miliardi di euro. Lui invece “Forza Italia”, il nostro azzurro e il nostro tricolore se li è acchiappati gratis. Calcolando poco, diciamo mille euro a testa, Dorian Gray deve agli italiani almeno 57 miliardi di euro, dieci volte più del suo patrimonio. Ha fatto un colpo grosso, eh?
Dovremmo battezzare “forza Italia” pizze, gelati, cocktail, barche, navi, spiagge, sentieri alpini, gatti, cani, cavalli, circoli culturali, romanzi, bande, feste. Riprendiamoci il nostro “forza Italia”! Questo bisogno mi è venuto con il mio spettacolo “Blackout”, mentre spiegavo quanto l’Italia sia scesa in basso. Una ventina dei principali indicatori internazionali di sviluppo ci danno in media al 35° posto nel mondo. Altro che “nuovo miracolo italiano”!

Siamo tra il 20° e il 25° posto per indice di sviluppo umano, reddito pro capite, indice di capacità tecnologica, aiuti allo sviluppo, libri venduti; tra il 30° e il 35° posto per mortalità infantile, indice di corruzione, computer e giornali pro capite; 40° per indice di uguaglianza, 51° per indice di competitività, 74° per indice di libertà di stampa, 83° per indice di sostenibilità ambientale. Sintomatico è il nostro indice di competitività: 32°, 33° e 34° posto nel 2000, 2001, 2002, 41° nel 2003, 51° nel 2004. Il lento smottamento ora è frana. Altro che miracoli!
Le cause di questo crepuscolo hanno radici nei decenni passati. Una delle cause importanti però è il degrado intellettuale e morale provocato dalla televisione commerciale, sia privata sia statale. Vent’anni di questa intossicazione finiscono per convincere che benessere e felicità non dipendono dall’ingegno, dal lavoro e dall’onestà, ma dalla seduzione, dall’imbonimento e dalla furbizia. Economia allora non vuol più dire studiare, ricercare, inventare, produrre, ma ridere, ingannare e vendere. Conducendo gli affari di Stato come quelli pubblicitari e televisivi, i nostri mastrolindi sono riusciti in pochi anni a indebolire l’Italia più di quanto avessero fatto in decenni i loro protettori socialisti e democristiani. Adeguando diversi ministri e parlamentari alla volgarità e al turpiloquio delle loro televisioni, hanno ribaltato il significato della parola “volgare”. Oggi sono le elite a involgarire il volgo. La volgarità non viene più dal basso, ma dall’alto, dagli uomini più ricchi e più potenti del paese, dalle tecnologie e dalle istituzioni che controllano. Non è grottesco che proprio chi per vent’anni ha corrotto la forza, l’intelligenza e la reputazione di questo Paese prenda ancora in giro gli italiani al grido di “Forza Italia”? Proprio loro, che da vent’anni sono i becchini dell’Italia, non possono ora far finta di volerla rianimare.

La Repubblica (20 giugno 2004)

http://www.disinformazione.it (Oltre la Verità Ufficiale)

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