[ BIOGRAFIA ]
Beppe Grillo, il più popolare comico italiano, nasce a Genova nel 1948. Scopre il proprio talento nei locali della sua città, ma il vero successo lo trova a Milano quando si esibisce in un provino di fronte ad una commissione RAI (presente anche Pippo Baudo) improvvisando un monologo. Da questa esperienza scaturiscono le sue prime partecipazioni a trasmissioni televisive (Secondo Voi 1977-78 e Luna Park 1979) imponendosi subito con i suoi monologhi di satira di costume e rompendo, con l'improvvisazione, quelli che erano gli schemi "professionali" della televisione.
Nel 1979 partecipa alla prima serie di una fortunata trasmissione che sarà poi ripresa negli anni a seguire: Fantastico.
È la volta poi di "Te la do io l'America" (1981) e "Te lo do io il Brasile" (1984) con la regia di Enzo Trapani, dove Grillo porta le telecamere fuori dagli studi televisivi: una sorta di diario di viaggio di un italiano che coglie con ironia gli aspetti più divertenti degli usi e costumi di questi paesi.
Appare in seguito nelle più importanti trasmissioni nazionali (Fantastico, Domenica In, Festival di Sanremo), concentrando in pochi minuti le sue performance e raggiungendo altissimi indici di ascolto; il suo ultimo monologo al Festival di Sanremo raggiunse i 22 milioni di telespettatori.
Il suo modo di fare spettacolo si fa sempre più graffiante e corrosivo, dalla satira di costume passa ad affrontare temi più scottanti di carattere sociale e politico, facendo rabbrividire i vari dirigenti della televisione che nonostante il "rischio" continuano ad invitarlo nelle loro trasmissioni.
Nel 1986 realizza degli spots per una famosa marca di yogurt, sconvolgendo i canoni classici della pubblicità e vincendo i premi più prestigiosi del settore (Leone d'oro di Cannes, premio A.N.I.P.A., Art Director's Club, Spot Italia Pubblicità e successo, Telegatto).
Oltre agli impegni televisivi e agli innumerevoli spettacoli dal vivo, dove esprime al massimo le sue doti di grande comunicatore, si dedica anche al cinema, realizzando con successo i seguenti films: "Cercasi Gesù" (1982) diretto da Luigi Comencini (vince il David di Donatello), "Scemo di Guerra" (1985) con la regia di Dino Risi (partecipa al Festival di Cannes) e "Topo Galileo" (1988) con la regia di Laudadio (rappresenta l'Italia al Festival di Rio de Janeiro) con sceneggiatura e soggetto scritti a quattro mani con lo scrittore Stefano Benni.
Dopo aver vinto ben sei Telegatti, nel 1990 Beppe Grillo "fugge" dalla televisione e cerca scampo in teatro, lasciandosi alle spalle varietà, telegiornali, telequiz, aste e dibattiti. Lo spettacolo portato in scena è "Buone Notizie", un vero evento in teatro sia come critica che come presenze di spettatori.
Nel novembre del 1991, a tre anni dall'ultima apparizione televisiva di Beppe Grillo, l'Abacus pubblica un sondaggio sulla popolarità dei personaggi dello spettacolo: Grillo risulta il comico più popolare in assoluto nonostante la sua assenza dalle reti televisive nazionali e private.
Nel 1992 ritorna sul palcoscenico con un Recital i cui contenuti mostrano una nuova evoluzione, si spostano gli obbiettivi della sua satira, ad essere presa di mira non è più la politica, ma l’economia consumistica, la propaganda commerciale e i comportamenti irresponsabili verso le persone, la salute e l’ambiente. Nasce una nuova satira: quella economico-ecologica.
Nel 1994 Beppe Grillo torna in televisione con due Recital dal Teatro delle Vittorie che hanno come temi principali la critica dell’economia, della propaganda commerciale e delle speculazioni telefoniche con il numero 144. Batte ogni record d’ascolto per un programma di varietà, le due puntate sono seguite da 15 milioni di telespettatori a sera.
Scrive alcuni articoli per i quotidiani, tra i quali uno sull’economia (la “Grillonomics”) sul Corriere della sera, a cui risponde il Nobel Modigliani e uno sulla prevenzione delle malattie su Repubblica, a cui risponde Umberto Veronesi.
1995-96 - Il tour del 1995 “ENERGIA E INFORMAZIONE” tocca oltre 60 città italiane raccogliendo nei Palasport più di 400.000 spettatori. Lo spettacolo critica la concentrazione di potere nei settori dell’informazione e dell’energia. Tra le alternative proposte: microgenerazione elettrica popolare come a Schönau, efficienza energetica ed energie rinnovabili. Insieme a Grillo sul palco per tutto il tour è il pioniere svizzero dell’energia solare Markus Friedli con il suo furgone a idrogeno. Grillo inala i fumenti di vapore acqueo, spalmando di balsamo all’eucalipto il tubo di scappamento. Trascinati da Grillo sul palco, diversi sindaci, tra cui quello di Milano, sono costretti alle inalazioni benefiche.
“ENERGIA E INFORMAZIONE” viene registrato a Bellinzona e trasmesso dalla TSI in Canton Ticino e dalla WDR in Germania. La RAI annulla all’ultimo giorno la messa in onda già programmata per il 10 gennaio 1996.
Il 15 gennaio 1995 la WDR di Colonia trasmette il ritratto di Beppe Grillo "KOMIK KONTRA KONSUM" di Bernd Pfletschinger. Il documentario è inedito in Italia.
1997 - In tour con lo spettacolo "CERVELLO". Partecipa con un breve spettacolo alla festa di inaugurazione della EWS (Elektrizitätswerken Schönau), l’impresa nata dalla privatizzazione popolare della rete elettrica di Schönau, nelle Foresta Nera. Gli obiettivi della EWS sono l’abbandono dell’energia nucleare, l’efficienza energetica, la cogenerazione, le energie rinnovabili, la microgenerazione diffusa.
1998 - In tour con lo spettacolo "APOCALISSE MORBIDA" e dopo cinque anni di assenza dai teleschermi italiani prende avvio la sua collaborazione con Telepiù che inizia a mandare in onda in chiaro i suoi spettacoli e il primo “DISCORSO ALL’UMANITÀ”, trasmesso la notte di Capodanno.
Realizza per la TSI, Televisione della Svizzera Italiana, il documentario “UN GRILLO PER LA TESTA – Lo zaino ecologico e il punto di non ritorno”, vincitore del "Premio Gran Paradiso" al Canavese International Ecofilm Festival. Il documentario alterna gli interventi comici di Beppe Grillo con interviste ad esperti qualificati che descrivono il concetto di "zaino ecologico" e di "sviluppo sostenibile". Il documentario non è ancora stato trasmesso in Italia ed è stato pubblicato in VHS dalla EMI, Editrice Missionaria Italiana.
1999 - Secondo "DISCORSO ALL'UMANITÀ" trasmesso da Telepiù la notte di Capodanno. Realizza per la TSI Televisione della Svizzera Italiana il documentario “UN FUTURO SOSTENIBILE – Con meno, di più e meglio, una speranza per il nuovo millennio”, vincitore del premio ENEA 1999 "Sviluppo sostenibile". Il documentario si basa sullo studio "Futuro sostenibile" del Wuppertal Institut e illustra numerosi esempi di riforma ecologica dell’economia e del modo di vivere. Il documentario non è ancora stato trasmesso in Italia ed è stato pubblicato in VHS dalla EMI, Editrice Missionaria Italiana.
2000 - In tour con lo spettacolo "TIME OUT" e su Telepiù a Capodanno viene trasmesso il terzo "DISCORSO ALL'UMANITÀ".
2001 - In tour con lo spettacolo "LA GRANDE TRASFORMAZIONE" e su Telepiù a Capodanno viene trasmesso il quarto "DISCORSO ALL'UMANITÀ".
2002-2003 - In tour con lo spettacolo "VA TUTTO BENE".
2003-2004 - In tour con lo spettacolo "BLACKOUT - FACCIAMO LUCE". Partendo dall’episodio del black-out nazionale del 28 settembre, illustra il declino dell’Italia con episodi della vita quotidiana e con 20 indicatori sociali ed economici.
Inizia una collaborazione regolare con la rivista “Internazionale” di cui diventa una delle firme, proponendo testi tratti dai suoi spettacoli.
2005 - Lancia il suo blog www.beppegrillo.it.
In tour con lo spettacolo "BEPPEGRILLO.IT" gira l'Italia con oltre 60 date. Time lo inserisce nella lista "Gli eroi europei del 2005".
2006 - In tour in
tutta Italia con lo spettacolo "INCANTESIMI".
Dopo le elezioni incontra il Presidente del Consiglio Romano Prodi per
consegnargli il documento: le Primarie dei Cittadini.
http://www.beppegrillo.it/index.html (Il Blog di Beppe Grillo)
http://www.internazionale.it/beppegrillo/ (Internazionale.it)
[ Beppe Grillo vende elettricità all'ENEL ]
Autore, attore, caustico fustigatore di costumi e ora anche produttore di energia elettrica da vendere all'Enel. Questa l'inedita veste di Beppe Grillo che è il primo e finora unico italiano titolare di un contratto di fornitura all'Enel di energia elettrica da parte di un privato. Nell'abitazione del comico, a Nervi, è stato infatti istallato il primo impianto fotovoltaico (un impianto di 25 metri quadri che produce 2 Kw) regolarmente allacciato alla rete Enel. Oltre a soddisfare i fabbisogni energetici della famiglia di Grillo, l'impianto solare produrrà energia in eccesso che verrà "venduta" alla Rete. Un contatore apposito - a fine anno - permetterà la lettura dei kilowatt ceduti all'Enel, che saranno scalati dalla bolletta. Si tratta del primo caso italiano di "net-metering" (questo è il nome di questa forma di contratto): a renderlo possibile, un'appendice al contratto di fornitura di energia elettrica, contenente le caratteristiche tecniche dell'impianto richieste dall'Enel, e un preventivo dei costi da dividere tra "distributore" e "cliente". "Abbiamo un contatore che gira al contrario" spiega Grillo, entusiasta. "È una cosa stupenda. Ci mettiano lì davanti, con tutta la famiglia, a guardarlo, come si fa con la tv. È una esperienza che tutti dovrebbero fare almeno una volta nella vita". Il comico non lesina i dettagli economici dell'operazione: "Ogni Regione - spiega - finanzia il 75 per cento degli impianti fotovoltaici e il 50 per cento di quelli termici. Per un impianto da 3 Kw spendi una trentina di milioni: 24 te li da la Regione e 6 li metti tu. Così in tre anni sei a posto e avrai energia gratis". Oltre al risparmio ci sarebbero anche vantaggi per la salute. "Questo è il vero investimento - continua Grillo - per la ricerca sul cancro. Non più caldaie che bruciano carbone o petrolio. La salute è l'energia". Il suo sogno è arrivare a una situazione come quella realizzata in una piccola zona della Germania "dove ognuno - spiega - si sceglie la corrente che vuole e poi un computer in comune gestisce l'energia". "Tu esci di casa per andare a lavorare o a fare la spesa o una gita e quando torni a casa ti ritrovi dei soldi. Meraviglioso, vero?". Il caso di Beppe Grillo costituisce per il momento un'eccezione: "la connessione in Rete dei sistemi solari fotovoltaici non è affatto scontata", spiega "Ilsolea360gradi", la newsletter dell'Ises Italia che ha diffuso la notizia. Il motivo? "La resistenza da parte di altre sedi regionali Enel ad applicare la stessa formula utilizzata dal comico genovese. Ma speriamo che le cose possano cambiare".
Repubblica.it (19 febbraio 2001)
[ È la guerra dei grassi contro i magri ]
Alcune delle domande fatte a Beppe Grillo da Marco D'Auria, pubblicate da Avvenimenti (30 novembre 2001)
Grillo, dica lei...
"La guerra. Vorrei parlare della guerra. E dell'informazione. C'è una manipolazione invisibile fatta con le cose più visibili".
Cioè?
"La manipolazione avviene con le immagini. Cioè le cose più visibili rendono invisibile l'informazione. L'immagine la vedi, la manipolazione no. La manifestazione del 10 novembre, per esempio. Ai centomila contro la guerra viene dedicata la quinta pagina del Corriere della Sera, con toni irridenti, citazioni critiche. A quelli pro Usa, erano quarantamila, la prima, seconda e terza pagina. Ma la cosa che mi ha colpito è la foto a colori del bambino, paffutello, biondo, con la bandiera. Non hanno messo l'immagine del bambino morto afgano, ma il bambino grasso americano. C'erano due foto. Questa del bambino e una foto di una bandiera americana bruciata da quattro stronzi. Erano le uniche due foto. Ecco come si fa manipolazione."
Non le piace manifestare solidarietà con gli Usa?
"Ma che c'entra! Una manifestazione di governo mandata da tutte le televisioni la fa solo Fidel Castro o la Corea. Il caudillo quando manifesta in piazza viene ripreso dalle televisioni. Abbiamo davvero toccato il fondo. I Feltri, questa gente titola: "Chi è contro la guerra sta con il nemico", capito?
Tra l'informazione della Rai servizio pubblico e Mediaset, che differenze trova?
"Non c'è grande differenza ormai... ci sono giornalisti che non sai cosa fanno. O se lo sai ti chiedi perché lo stanno facendo."
Facciamo un esempio.
"Prendi Vespa: Vespa è uno che striscia e non inciampa mai. Non riesco a reggerlo. Dopo un po' spengo, mi viene qualcosa alla bocca dello stomaco."
Perché?
"La loro tesi è di far sembrare chi è contro la guerra a favore del terrorismo. È incredibile. È la tesi di questo Antonione, il sottosegretario. Uno che dice una cosa così è uno squilibrato. Quindi la tesi da squilibrato è la posizione ufficiale del governo."
Una volta ha detto: "Io devo avere come mito e come sogno per i miei figli l'America? Ma allora? Che diciamo della libertà negli Stati Uniti? Sei libero e stai bene se sei miliardario, non sei negro e vivi a Manhattan. Per il resto è per lo più un casino." Ripeterebbe questa frase oggi, dopo gli attentati?
"Un momento. Gli attentati non sono stati fatti contro il popolo americano ma contro la politica estera americana. Sono convinto che la stragrande maggioranza degli americani non sa cosa hanno combinato negli ultimi cinquant'anni. Proprio là dove c'è democrazia, la libertà di informazione, il popolo americano è il meno informato di tutti. Credo che la Cnn sia come era la Pravda per i russi. Davvero cadono dalle nuvole, gli americani, quando gli parli delle scuole militari di Panama, di cosa hanno fatto in Cile, del Guatemala, della Cia. Ti guardano sbigottiti. Non sanno nemmeno dov'è. E non sanno nulla dell'Islam, di Maometto, del Corano. È il popolo meno informato del mondo. È un popolo talmente specializzato nel nulla..."
Come giudica l'attività del governo, al di là della guerra?
"Adesso la guerra è il pretesto per fare qualsiasi cosa. Innanzitutto faccio ancora una fatica bestiale a pensare che siamo governati così. Poi penso che la politica sia andata. Ormai la politica la fanno i grandi gruppi, la fanno con le regole del Wto. Puoi fare tutte le leggi che vuoi ma se sei contro il Wto o contro i parametri di Maastricht devi cambiare immediatamente. Non c'è più speranza nella politica, per come è fatta oggi. Quando un ministro dei trasporti dice che bisogna aumentare la velocità per ottimizzare le autostrade, dice esattamente il contrario di quello che ti direbbe un qualsiasi ingegnere. La velocità è inversamente proporzionale al flusso: quindi più aumenti la velocità più aumenti lo spazio tra una macchina e l'altra, e meno spazio hai su strada. Quando un ministro dice che bisognerebbe convivere con la mafia e non parla della convivenza che abbiamo con diecimila morti sulle strade ogni anno... È un modo di fare politica che non ha più senso."
E Bin Laden?
"Ma Bin Laden non esiste. Ma tu pensi veramente che esista? Ma dai, su... Ma non c'è. Sono dei caratteristi. Anche il ministro dei talebani con un occhio solo... ma dai..."
Con tutto quello che è successo al G8, avrebbe mandato suo figlio in piazza a Genova a manifestare?
"Non lo avrei permesso, nel senso che avevo già previsto quello che sarebbe successo. Infiltrazioni di nazisti. Quelli del Genoa Social Forum non sono gente attrezzata per fare le manifestazioni. Io li conosco. La maggior parte sono persone per bene. Sono associazioni di volontari. Son bravi ragazzi. E poi secondo me le manifestazioni di piazza non hanno più senso. Se i politici dicono consumate di più, la risposta è dire di no. O comperare altre cose, boicottare i prodotti. È questo che la sinistra non ha mai capito. Ormai le manifestazioni con le bandiere le fa Berlusconi e un pochino Fidel Castro."
[ Beppe Grillo alla presentazione del libro di Beigbeder ]
Beppe Grillo ha presentato a Milano il controverso romanzo di Frederic Beigbeder, caso letterario in Francia.
"Come ti frego il pubblicitario" di Guido Colombo dal quotidiano La Padania (21 dicembre 2001)
Beppe Grillo è uno di quei personaggi che ormai da tempo ci hanno abituato alle iniziative più insolite. Finora però non ci era mai capitato di vederlo cimentarsi come recensore e presentatore di libri. Il comico genovese ha quindi pensato di colmare la lacuna e, naturalmente, ha scelto di farlo con un testo che fosse in linea con il suo personaggio e, soprattutto, con le battaglie da lui portate avanti in questi anni. Ci è capitato quindi di vederlo protagonista d'eccezione tra gli scaffali della libreria Feltrinelli di Piazza Duomo a Milano mentre presentava un volume dell'omonima casa editrice che, sin dal titolo, è tutto un programma. Si tratta infatti di un romanzo intitolato "26.900", che merita di diritto un posto nella storia della letteratura per il semplice fatto di essere la prima opera nella quale titolo e prezzo coincidono. L'autore è un certo Frederic Beigbeder, un pubblicitario di successo che ha deciso di dire basta con il mondo irreale della reclame e, con questo romanzo autobiografico, mette in piazza la realtà della sua (ex) professione. «Sono un pubblicitario - sono le illuminanti parole che si leggono nella quarta di copertina del romanzo - ebbene sì, inquino l'universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. (...) Io vi drogo di novità, ed il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C'è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma».
Il romanzo è il caso letterario dell'anno in Francia: ben 320 mila copie vendute. Senza pubblicità naturalmente, anche perché i grandi gruppi industriali (ai quali nel libro si allude esplicitamente), sono rimasti assai seccati per l'iniziativa, e l'agenzia pubblicitaria "Young & Rubicam” - presente anche in Italia – ha licenziato Beigbeder che ora lavora come critico letterario per le riviste francesi "Voici" e "Lire" e per alcuni programmi televisivi d'oltralpe (un cambio che personalmente riteniamo assai vantaggioso). Non stupisce quindi che Grillo, contattato dalla Feltrinelli per la presentazione del volume, abbia accettato la proposta con entusiasmo. Così, in una libreria gremita come per un concerto rock, eccolo scatenarsi (rubando anche la scena all'autore, peraltro ammirato dalla performance) in una requisitoria contro il mondo della pubblicità, dalla forma irresistibilmente comica ma dai contenuti assai seri e degni di profonda riflessione. «La pubblicità mi ha sempre incuriosito - ha esordito Grillo - ma ho capito cosa fosse veramente solo all'epoca della mia campagna per la Yomo. Allora infatti ho conosciuto quei menomati mentali che sono i creativi, gente da mezzo miliardo l'anno che ci vende non dei prodotti, ma delle illusioni di prodotto. All'epoca mi sono divertito a metterli in crisi. Vinsi l'oscar della pubblicità con quest'idea: guardavo per 30 secondi lo spettatore con gli occhi sbarrati e poi dicevo “e adesso provate a comprare qualcos'altro”. Mi definirono un genio per quella trovata. Poi però ne ho tirata fuori un'altra che non gli è piaciuta. Siccome non trovavo giusto che la gente dovesse pagare qualcosa in più il prodotto in maniera che io venissi pagato, ho detto: mettiamo in commercio due barattoli uguali di yogurt ma con due prezzi diversi. Uno al puro prezzo di costo, l'altro maggiorato della cifra che va a coprire il mio ingaggio. In questo modo se io e la mia pubblicità piacciono il consumatore mi premia acquistando il prodotto più caro ed io guadagno, viceversa compra il prodotto più economico e voi non mi pagate. Non ne hanno voluto sapere ed io ho smesso di fare pubblicità. È stata una scelta non facile. Con gli sponsor potrei guadagnare dieci volte di più di quanto guadagno ora, ma ho voluto compiere una scelta di principio». Beigbeder ha in proposito lodato Grillo, aggiungendo che «ormai sui prodotti dei grandi marchi l'incidenza dei costi pubblicitari sul prezzo di vendita al pubblico può arrivare addirittura al 90%, mentre sui consumi di una famiglia-tipo le spese pubblicitarie gravano in media per un milione e mezzo l'anno». Ma la pubblicità nel mondo d'oggi travalica i confini, pur importantissimi, del mercato e sconfina anche nella cultura e nella politica. «In Italia – ha incalzato il comico genovese - abbiamo avuto le polemiche sul fenomeno Berlusconi ma non è un caso isolato. A New York è stato appena eletto sindaco Bloomberg, un magnate dell'informazione. Ancora più pericoloso è però il potere di persone che nessuno conosce, come ad esempio Malgara. Chi è costui? È l'uomo che ha introdotto l'Auditel in Italia ed è il presidente dell'UPA, un consorzio di 25 aziende che, con un budget pubblicitario di 12 mila miliardi l'anno stabilisce quali siano i programmi Rai. Ecco perché non mi vedete più in tv, è la pubblicità che stabilisce cosa dovete vedere. La pubblicità è anche il canale principale attraverso il quale si realizza la globalizzazione. I suoi modelli di vita e di comportamento infatti sono pensati uguali per tutto il mondo e questo è causa di grandi scompensi. Vi ricordate ad esempio la prima grande immigrazione di massa di albanesi nel '92? Ad attirare qui tutta quella gente era stata la pubblicità del cibo per gatti vista sulla Rai. Gli albanesi infatti hanno pensato: se in Italia gli animali mangiano così bene figurarsi gli uomini».
[ Discorso all'Umanità 31 dicembre 2001 ]
Auguri
anche a Lei Presidente... Lei è l'unico Presidente, il Presidente della
Repubblica. Perché qui siamo pieni di presidenti che non ce la facciamo
più!
Cara umanità, esuberi, flessibilità, risorse umane! Ogni anno ci
vediamo... e quest'anno la posizione è un po' strana (Grillo è
ribaltato di 180° n.d.t.) ma non vi fate ingannare, la posizione è
strana perché il mondo è strano.
Ho una crisi di personalità... per anni sono andato avanti a fare
monologhi sulla realtà e allora mi stupivo... non capisco i fatti mi
dicevo... sono io che sono fuori di testa... il mondo sta andando avanti
così, sono io che sono un disadattato.
Ma adesso! Mi sta succedendo qualcosa, e sta succedendo a tutti!
Abbiamo un destino che è messo in crisi da degli ometti: le tre B: Bush,
Bin Laden e... questo ometto che si agita, che si fa chiamare il
Presidente; è da tutte le parti e in nessun luogo.
È a Bruxelles, parla d'aforismi, va in Belgio e dice: "Tu dare
soldi, noi dare cammello".
Si è occupato di tutto, lavora 18 ore al giorno... questo povero Dorian
Gray che non ce la fa più.
Io ho dei seri problemi a capire questo mondo che sta andando alla
rovescia... ma forse è la realtà che sta andando alla rovescia,
l'unica cosa diritta sono io... (Grillo viene raddrizzato n.d.t.)
E allora noi che siamo la patria del diritto siamo diventati in poco
tempo la patria del rovescio.
Il diritto si è rovesciato.
Oggi i fuorilegge scrivono le leggi, i malfattori giudicano i giudici e
il destino dei magistrati è nelle mani delle sentenze degli avvocati.
Allora ci abitueremo a scene magari incredibili, dove non so... il
mafioso esce faccia in su facendosi fotografare... entrare nella sua
limousine e andare via con la scorta della Polizia.
E nella via dietro... uscire il giudice, col cappotto tirato su per non
farsi riconoscere, come un mafioso, e infilarsi nella sua Tipo con
l'unica scorta che si può permettere: sua moglie o la sua vecchia zia
dentro, e andarsene da solo.
Il diritto si è rovesciato, e allora tutte queste parole strane...:
democrazia, libero mercato... che doveva portare il benessere... ditelo
all'Argentina! Ditelo all'Argentina!!!
Dieci anni fa sentivano gli stessi discorsi che sentiamo noi dal nostro
governo.
Andate nei supermercati, il futuro è nel supermercato. Guardate cosa
fanno le culture occidentali... guardate Gerusalemme... tra culture
differenti: si ammazzano da decenni.
Guardate la pacificità..., la tolleranza di un supermercato..., dove al
massimo che ti può succedere di violenza è scontrarsi col tuo
carrellino.
E allora, ecco, ditelo all'Argentina... Dicevano: andate nei
supermercati! Prendete le nostre maggiori offerte. Comprate 4 e pagate
3, comprate 3 e pagate 2... La settimana scorsa sono entrati hanno preso
4 e pagato un cazzo!
Questo è il grande libero mercato.
E allora si fanno le riforme, istituzionali, costituzionali, le Grandi
Riforme... e allora Dorian Gray, che io chiamo affettuosamente così
come nel libro di Oscar Wilde dove chi invecchiava era il quadro e lui
rimaneva giovane... invece qui... abbiamo un Berlusconi che è alla
rovescia: invecchia lui e ringiovanisce la sua immagine, dicevo...
Dorian Gray ha fatto queste grandi riforme: quella del falso in bilancio
che da oggi si chiamerà, credo, contabilità creativa.
La legge sulle rogatorie. Abbiamo detto ai giudici svizzeri che sono
imprecisi: se un giudice svizzero per fare un'indagine ci manda dei
documenti firmati solo in fondo e non timbrati pagina per pagina, noi
glieli mandiamo indietro perché possono essere artefatti! Il grande
governo che doveva sburocratizzare il mondo è diventato il partito dei
timbri!
E abbiamo fatto la riforma fiscale: dai 200 milioni in su si paga il
33%, dai 200 in giù si paga il 23% di tasse.
Faremo la privatizzazione della sanità. Ai ricchi diremo: dica 33, ai
poveri: 23.
Robin Hood alla rovescia!
Quindi uno che guadagna 200 milioni paga il 33 come Dorian Gray che
guadagna 300 miliardi!
Ma è strepitoso! Tutto sotto i nostri occhi!
Questa democrazia... che arriva dagli Stati Uniti... che hanno
avuto un dramma straordinario, per l'amor di Dio: le due torri... Ma se
non c'erano le due torri bisognava inventarsi qualcosa di simile...
Qui ci vogliono far credere che sia una guerra di religione... ma si
può parlare di guerra santa...? Guerra solidale? La parola solidarietà
che significato ha?
Prendo un giornale, c'è un'enorme pubblicità... guarda... c'è una
mano bianca che prende un bambino piccolissimo nero... Bellezza della
solidarietà! Organizzato dal gruppo Wella... donna... europea e
occidentale vieni! Vieni da noi, stilisti del capello... fatti fare un
taglio per solidarietà... fatti depilare per solidarietà...
strappati le unghie per solidarietà...
Allora la parola cosa diventa? Magari c'è la buona fede, per l'amor di
Dio... Si allevieranno situazioni del 3°, 4°, 5° mondo, ma noi stiamo
inculcando un concetto di solidarietà che è completamente fasullo!
Le donne crederanno che fare del bene è farsi laccare le unghie dei
piedi da un parrucchiere...
E ancora, l'informazione che dovrebbe essere quella che controlla il
Governo... È l'esatto contrario: è il Governo che controlla i media.
Vediamo qual'è l'informazione: noi leggiamo un giornale su 10, un
tedesco ne legge 5 su 10, un giapponese 30 su 10 perché lì legge 7
volte l'uno... La nostra cultura è fatta per contatti televisivi e la
poca cultura dei giornali è fatta così.
Guardate come si può manipolare con lo spazio: manifestazione di 20.000
persone... vedete le proporzioni, la fotografia è grossa lo scritto è
piccolo... sullo scritto: 20.000 stanno manifestando e venti spaccano le
vetrine... ma la foto grande riprende non i 20.000 ma i venti.
Questo è manipolazione, non è cambiare i fatti, è proporli come si
vogliono.
Si può manipolare con il colore, noi siamo un popolo che vuole il
colore... e contro i colori non è come le parole..., le parole le puoi
smentire... un'immagine non la puoi smentire!
Guardate: il bene viene dipinto a colori: il bambino con la bandiera
americana. Siamo tutti contro il terrorismo... in quella grande
manifestazione che ha fatto il Governo in piazza.
Io tutte le manifestazioni che vedo in televisione mi fanno paura... le
fanno nella Corea del Nord, Fidel Castro a Cuba...
E io vedo il bambino a colori e in quarta la bandiera strappata in
bianco e nero. Qui erano in 100.000 e qui in 40.000: però l'immagine
che rimarrà sarà il bambino con la bandierina. Bello, biondo. Ecco
cos'è la manipolazione.
Noi parliamo di civiltà superiori... parliamo veramente di civiltà
superiori?
Ora ve la faccio vedere la civiltà superiore... come vediamo noi...
oooh... le povere donne afgane...! I burka... si, si... come vedono i
giornali le povere donne? Eccola qua... la civiltà superiore: una donna
negra che beve un vino bianco..., queste sono le idee dei
creativi..., ce li abbiamo al governo.
La donna negra visto che è negra è senza reggiseno, perché le tette
delle negre sono tette qualsiasi, mentre su un altro giornale spicca,
straordinaria, la donna bianca e in quanto bianca è leggermente
velata... questa è pubblicità colonialista!
Ecco come vediamo la guerra: (Grillo mostra una copertina n.d.t.) da un
giornale del capo del Governo edito dalla sua casa editrice, ecco il
modo di vedere la guerra: carri armati e figa!!!
Straordinario! E noi siamo entrati in guerra con una manifestazione
televisiva di piazza: sembrava il festival di Sanremo, eravamo tutti
entusiasti... la solidarietà... e arriva Bocelli che canta,
arriva la Loren e Alberto Sordi..., come fa ad essere una cosa seria?
Mancava il Telegatto...!
E allora sono io capovolto o sono le cose? Io voglio dirvelo,
raddrizzatevi!
Le parole non hanno più significati... globalizzazione... la
globalizzazione c'è sempre stata. Cristoforo Colombo è stato il primo
globalizzatore quando ha portato i pomodori di qua!
La globalizzazione è intesa come fatto naturale, come il tempo, il
clima... ma noi stiamo parlando, non di quella intransitiva... ma
transitiva: CHI GLOBALIZZA COSA...
È un mondo globalizzato che parla l'inglese, l'americano... Io
non so se sia peggio l'Europa o gli Stati Uniti... Ma quando sento
Bossi... che è ministro! Bossi è diventato ministro!!! Che dice:
Europa forcaiola. Lui! Uno che si puliva il culo col tricolore... e l'ho
visto con la bandiera americana che diceva Europa forcaiola... Quale
forcaiola? Sono gli Stati Uniti che hanno fatto fuori sulla sedia
elettrica 120 persone quest'anno. È Bush che ha ucciso 120 persone, sì
o no? Noi non abbiamo la pena di morte.
Bush è il più grande killer della storia!
Noi difendiamo una democrazia dove 6 milioni di persone...: 2
sono in galera e 4 sono agli arresti domiciliari. Negli Stati Uniti
dicono che hanno pochi disoccupati, per forza! Li arrestano tutti.
È tutto alla rovescia... e io credo che ci voglia un segnale.
Ci han fatto credere che questa è una guerra santa... siamo entrati in
guerra e non ce ne siamo neanche accorti con una manifestazione... tutti
in Afghanistan.
Adesso a gennaio le truppe italiane dovranno intervenire in terra... non
sugli aerei.
Questa è la guerra del bene contro il male. È la guerra dei grassi
contro i magri!
Quale terzo mondo...? I grassi e i magri... stiamo male tutti e due: noi
perché mangiamo troppo, loro perché non mangiano nulla.
I grassi bombardano da 5.000 metri e tirano giù sui magri delle molotov
da 7 tonnellate... che solo menti malate le potevano concepire...
neanche il ministro Alemanno che le tirava da piccolo poteva concepire
una molotov così.
Bombe che uccidono migliaia di magri... ma nella TV dei grassi i magri
non fanno notizia perché sarebbero notizie antipatriottiche. Dicono che
i grassi sono coraggiosi... se sganciano da 5.000 metri le molotov da 7
tonnellate, mentre i magri che si fanno esplodere sono dei codardi.
E allora è un concetto che non capisco: bene contro il male... Dio,
Allah... Basta!!!
Ci vogliono far credere che sia una guerra di religione, di culture...
Ma qua è una guerra di petrolio!
Ora vi faccio vedere quanti sono i petrolieri nel governo di Bush
(Grillo mostra una foto con 6 persone n.d.t.) Sono tutti petrolieri!
Ora dovete sapere che negli Stati Uniti hanno l'1% del petrolio e
consumano il 30% di tutte le risorse del resto del mondo... ma ne hanno
solo l'1% e... da qualche parte dovranno pur andarlo a prendere. Il
Caspio è il regno del petrolio. Il 65% del petrolio è lì nel Mar
Caspio e i caspiti o caspidi consumano solo l'1%...
Dovevano andarselo a prendere, gli americani! Dovevano fare qualcosa.
Già a marzo si parlava di guerra in Afghanistan.
Il vice direttore dell'FBI O'Neil faceva delle indagini in Arabia
perché pensava che il terrorismo fosse lì, e infatti... i fatti gli
han dato ragione, perché su 19 terroristi 15 erano arabi e 4 egiziani.
E noi cosa facciamo? Bombardiamo l'Afghanistan.
O'Neil sapeva, ma tutte le sue indagini venivano insabbiate dai
petrolieri americani..., allora lui s'è dimesso e per premio, per il
lavoro che aveva fatto, Bush gli ha dato un bell'ufficio all'82° piano
delle due torri. Noi siamo entrati in guerra, dobbiamo sbarcare... Il
ministro Ruggero preoccupatissimo ha detto: "Noi non possiamo fare
la guerra se non abbiamo delle garanzie". Ma le garanzie, Ruggero,
si hanno in tempo di pace non di guerra! Tu dovevi continuare a giocare
a golf al WTO...
E noi ci mandiamo battaglioni, con le nostre tecnologie straordinarie...
gli elicotteri che vanno di notte. Li avete visti i nostri elicotteri...
i nostri soldati che li facevano scendere... sembravano a 10 centimetri
poi erano a 60 metri!
Abbiamo visto il battaglione Tuscania, i nostri valorosi guerrieri. Il
Tuscania, quello che è venuto al G8... doveva sedare una rivolta, si
sono persi a Genova! Hanno dovuto chiedere a un tassista dove dovevano
fermare i rivoltosi, e li abbiamo mandati in Afghanistan! Non li
troveremo più... Dovremo attivare un Chi l'ha visto? afgano...
E cosa ha detto il nostro Dorian? Il nostro grande statista mondiale?
Cosa faremo dopo aver fatto la pace in Afghanistan? La televisione. La
televisione! Gli daremo Biscardi che parlerà in afgano, che tanto è lo
stesso. Costanzo col burka che sembra un comodino col pizzo. Gli daremo
Il Grande Fratello... Loro penseranno che sarà Bin Laden e invece è
Marina... vedranno Marina o Cinzia o Ugo e diranno: questa è la grande
civiltà.
I terroristi vanno combattuti ovunque siano, e i paesi che li ospitano
saranno i nostri nemici, saranno bombardati. Benissimo!
Il paese che deve essere bombardato per primo sono gli Stati Uniti.
Hanno la scuola di guerra in Georgia: Fort Ben ha forgiato e plasmato i
più grandi dittatori, torturatori, assassini degli ultimi 50 anni: gli
squadroni della morte, il dittatore giapponese in Perù, quelli che
hanno ucciso il cardinal Romero, quelli in Salvador, in Guatemala, sono
usciti da una scuola militare in Georgia. Come l'hanno chiamata? Non
scuola di guerra, no: Istituto per la Cooperazione e Sicurezza
dell'Emisfero Occidentale... Il Cepu... bello... straordinario... col
tutor per uccidere e torturare.
L'Occidente: un'altra parola che si sono inventati gli occidentali.
L'occidente è solo un punto di vista, non c'è niente di geografico: io
vedo il Polo Nord, il Polo Sud... non vedo un Polo Est, un Polo Ovest.
Tu sei
sempre a occidente di qualcuno... è un punto di vista che non vuol dire
nulla... occidente da cosa? Un californiano per essere occidentale va in
Giappone, il giapponese va in Cina, il cinese in India, l'indiano va in
Arabia, l'arabo in Africa. E l'africano sta lì perché non sa più dove
andare.
Dorian Gray fa quello che può: "Siamo tutti americani, come ha
detto John Kennedy a Berlino".
Eh, Dorian Gray è l'unico che riesce a dire tre balle in due parole...
Siamo tutti americani... Ma Kennedy non si è mai sognato di dire quelle
cose! Kennedy ha detto: io sono berlinese, che è un altro significato.
Ma nooo! Per lui le parole sono così. È creativo!
L'Euro. L'Europa è due anni che sta commerciando con l'euro. Non c'è
il popolo europeo però abbiamo già la moneta. Perché parole come
diritto, cultura sono superflue, non ci servono più, ci serve consumare
le stesse cose!
I commercianti poi hanno già arrotondato in modo da farci sentire a
nostro agio: 54,4? A 55! Preciso. Queste bandiere...
Allora è meglio prenderne una come ha detto Gino Strada... dice che ha
le idee confuse... è l'unico che ha idee diritte! "Non voglio i
soldi da chi butta le bombe, se devo ricucire quelli che frantuma con le
bombe!". Prendete una bandiera, bianca, uno straccio di bandiera,
senza odi, religioni, senza dire il bene contro il male.
Cosa vuol dire il bene contro il male? Quando il bene fa più morti del
male perché devo scegliere il bene? È come prendere un cannibale,
giustiziarlo, poi mangiarselo, così impara!
Gino Strada, vogliamo manifestarti il nostro affetto, quindi sventolo la
tua bandiera bianca senza ideologia. E un appello a Dio. Mi sono montato
la testa. Dio vieni giù. Ma non mandare tuo figlio; vieni tu di
persona, perché non sono più cose da ragazzi... aspettiamo che vieni
tu!
[ ...E se vi cangurassero il DNA? ]
Ma cos'è un organismo transgenico, una cosa che si mangia? Siiì! Dicono alcuni. Fossi matto! Dicono altri. Io faccio fatica a capire, c'è confusione. Così ho chiesto a un mio amico professore come stanno le cose. Mi ha detto che un transgenico è un organismo ottenuto in laboratorio dagli ingegneri molecolari. Prendono una cellula di canguro, di lumaca o di carciofo, tirano fuori certi pezzi di certe molecole e le sparano in una cellula di patata, di pettirosso o di cinghiale. Poi cercano di farla crescere. Quasi sempre la cellula muore, vorrei vedere voi se vi cangurassero il DNA, anche solo un pochettino... Però una su mille di queste cellule di pettirosso carciofate sopravvive. Se è sfigata si sviluppa e diventa un esserino. Il risultato è un organismo transgenico. La natura da sola non lo farebbe nemmeno in miliardi di anni. Loro lo fanno in tre mesi. Sono vere e proprie creazioni. Siamo passati dai creatori di moda alla Armani alla moda della creazione alla Monsanto. A volte gli ingegneri molecolari cercano di fare cose che sembrano sensate. Sembrano. Per esempio un riso transgenico con vitamina A, quella che normalmente sta nelle carote e nei pomodori. Ma non è più semplice farsi un bel risotto con le carote o i pomodori, piuttosto che un riso in bianco con la vitamina A incorporata dagli ingegneri? E non ci avrà i suoi buoni motivi il riso per non avere la vitamina A? Il buon motivo degli ingegneri è che mentre gli indonesiani il riso e le carote naturali ce li hanno già, le sementi artificiali del riso vitaminizzato dovrebbero comprarle ogni anno dagli ingegneri statunitensi. Ma poi durerà? Hanno inventato eucalipti transgenici con il legno fatto su misura per le cartiere. Peccato che sono così smidollati che non stanno più in piedi da soli e sono così deboli che se li pappano le formiche. Altro che le cartiere! Insomma se la natura ottimizza un organismo in milioni di anni, siamo sicuri di fare meglio noi in tre mesi? Gli ingegneri potrebbero anche accontentarsi di poco. Dai, un trapiantino di due genietti da una carota a una rapa... non si nega a nessuno. No, loro vogliono strafare. Geni di antigelo di merluzzo nei pomodori, per coltivare i Sanmarzano sull'Adamello. Geni di lucciola nel tabacco, per trovare le sigarette anche al buio. Insomma si sono un po' montati la testa. E se uno di questi scarrafoni gli scappa? Se è un cinghiale cangurato è facile beccarlo. Boing, boing, boing... Pum! Ma se è un branzino viperato? Chi lo becca più? Chi fa più il bagno? Se è un insettino, un microbino, un'amebuccia con qualche vizietto nuovo, chi li trova più? Gli ingegneri genetici statunitensi hanno creato un pecora che produce seta. Hanno preso un gene di ragno e lo hanno sparato in una cellula di pecora. Ci credereste? La cellula pecoreccia è sopravvissuta a questo stupro aracnoide. Per sua sfiga è diventata una vera "pecora". Anzi un pecoragno. Fa la lana e la seta. Con una piccola modifica farà anche le uova. Ma la seta pecoreccia non è dove l'avrebbe messa un ingegnere figlio di contadini. È dove la metterebbe un ingegnere figlio di ingegneri: si munge dalle mammelle del pecoragno. Serve all'esercito statunitense per fare giubbotti antiproiettile più leggeri e resistenti. Il filo di seta del ragno ha una resistenza superiore a quella di qualunque filo di qualunque materiale prodotto dall'uomo. Nessuno conosce ancora la resistenza biologica delle pecore arragnate. Non ci sono limiti alla fantasia degli ingegneri. L'unico limite è la sopravvivenza. Solo un esserino sperimentale su mille gli sopravvive. Voi chiamereste ingegneri quelli che su mille case gliene cadono 999? Praticoni, pasticcioni forse li chiamereste. O la va o la spacca. Per questo è più giusto parlare di manipolazioni che non di modificazioni genetiche. Anni fa gli uffici marketing delle multinazionali transgeniche avevano escogitato questa storiella. Da sempre l'uomo crea specie nuove: ha creato il mulo dall'asino e dal cavallo; ha creato le specie dei cani; ha creato le rose; ha creato gli ibridi del mais. Gli ingegneri genetici fanno la stessa cosa che gli antichi agricoltori e gli antichi allevatori. Continuano quest'opera di miglioramento della natura, aiutandola a creare nuove specie dove lei non arriva da sola. Negli ultimi anni è stato anche questo argomento pubblicitario, secondo cui un mulo e un pecoragno sarebbero egualmente naturali o egualmente innaturali, a minare talmente la credibilità delle multinazionali transgeniche che le azioni di molte di loro sono crollate. La Deutsche Bank ha consigliato la sua clientela di disinvestire dal transgenico, rendendone il crollo ancora più pesante. La maggioranza degli europei non ne vuole proprio sapere di cibi transgenici. Ormai a queste aziende la gente non crede più nemmeno quando dicono la verità. Se leggi un giornale britannico ti rendi conto che quei giornalisti hanno spiegato bene ai loro lettori la differenza tra un mulo e un pecoragno e la necessità di diffidare della propaganda commerciale. In Italia invece è l'opposto. Molti dei maggiori giornali conducono una campagna militante a favore dei cibi transgenici. Usano però argomenti che gli stessi pubblicitari delle multinazionali transgeniche hanno abbandonato perché controproducenti. Qualche tempo fa si poteva leggere su un giornale italiano (i punti esclamativi sono miei): "I nostri alpini durante la ritirata di Russia si nutrirono a malincuore dei carissimi muli, caduti stremati. Era carne transgenica (!), ottenuta artificialmente (!) accoppiando un asino a una cavalla. Il mulo è un animale il cui DNA ibrido è identico (!) a quello che gli scienziati creano in laboratorio tra tanta paura. Nessun alpino soffrì per il cibo transgenico (!), molti ne ebbero salva la vita." (...) "... i cani e i gatti che amiamo, le specie di ovini, bovini e suini che proteggiamo con cura non sono "naturali" (!). Sono ibridi, innestati, selezionati, da antichi ingegneri genetici (!) che si chiamavano contadini e pastori." Ma perché se compro un giornale inglese mi chiariscono le idee ma se compro un giornale italiano me le confondono? Quando il risultato di un articolo è di fare confusione invece che chiarezza, siamo di fronte a una mutazione, a un giornalismo transgenico. Definire "cibo transgenico" la carne di mulo e "ingegneri genetici" gli antichi contadini e pastori è una tale sciocchezza, che non salverebbe uno scolaro delle medie dalla insufficienza in un compito in classe. Definire non naturali gli ovini e suini ottenuti facendo copulare diverse varietà, non è solo ostentazione di ignoranza. È anche socialmente pericoloso. Secondo la stessa logica anche il bambino mulatto di un piemontese e di una nigeriana sarebbe non naturale. Capisco che un giornalista non specialista possa avere le idee così confuse sulla biologia e le aziende transgeniche. Ma non capisco chi lo obblighi a scriverci sopra un editoriale. Il giornalista transgenico attribuisce la diffidenza verso i cibi transgenici alla "paura" (tre volte), alla "irrazionalità" (due volte) e alla "fobia". Forse non si rende conto che è proprio la confusione il terreno più favorevole per la irrazionalità. Definisce "innocui" i cibi transgenici e assicura che questi ridurranno l'uso dei pesticidi e sfameranno il mondo. Ma come fa un giornalista a sapere cose che gli stessi scienziati e le stesse multinazionali transgeniche ammettono di non sapere? Lo hanno scritto anche in Internet: nessuno - nemmeno loro - può ancora accertare se una pianta o un cibo transgenico siano innocui oppure no. Le due speranze "meno pesticidi" e "più cibi per gli affamati" sono già state smontate da numerosi biologi e agronomi e anche dalla lettera aperta scritta agli inglesi dal loro futuro re, il principe di Galles, sul Daily Mail. Le stesse multinazionali sono ora più prudenti con questi argomenti. Il giornalista transgenico però ha una sicura attenuante che depone per la sua incorruttibilità: la sua teoria della "carne di mulo transgenica". Questa per me è la prova del nove. Se un propagandista delle multinazionali dell'ingegneria genetica scrivesse ancora queste cose nei suoi comunicati stampa, probabilmente verrebbe licenziato in tronco e citato per danni dal suo ex-datore di lavoro.
[ Il caso Parmalat e Il crepuscolo dell’Italia ]
Internazionale
n. 524 (30 gennaio 2004)
Da
anni, molti segni indicavano che non conveniva investire in Parmalat. Se
a me che faccio il comico questi segni sembravano così evidenti, come
mai non erano evidenti alle banche internazionali, alle società di
revisione, agli investitori e ai risparmiatori? Standard & Poor dava
un buon rating di Parmalat fino a due settimane prima del crollo. Negli
ultimi sei mesi il valore delle azioni di Parmalat era raddoppiato.
Deutsche Bank aveva comprato il 5 per cento di Parmalat e l’ha venduto
appena prima del crollo. Davvero nessuno sapeva? Dal 2002 ho raccontato
nei miei spettacoli i debiti e i falsi di Parmalat a più di centomila
persone. Sono figlio di un imprenditore.
La mia prima perplessità su
Parmalat è sulla strategia industriale più che su quella finanziaria:
mi colpisce la sproporzione tra la povertà del prodotto di base – il
latte – e la megalomania del progetto e delle spese pubblicitarie di
Calisto Tanzi.
Una media azienda regionale che si propone, come diceva Tanzi, di
diventare «la Coca-Cola del latte» mostra di non conoscere né il
prodotto né i mercati. È come se un fabbricante di meridiane dicesse:
«Voglio diventare la Rolex delle meridiane». Come si fa a dargli i
propri soldi?
Le caratteristiche del latte fanno a pugni con quelle della Coca-Cola,
che è una miscela chimica e vegetale inventata da un farmacista,
standardizzata mondialmente, prodotta in pochi enormi impianti
centralizzati; la Coca-Cola ha bassi costi di produzione e alti costi di
vendita perché gran parte della sua attrattiva è fondata sulla
pubblicità e sulle emozioni. Il latte è il contrario della Coca-Cola:
è un prodotto naturale, deperibile, locale, proviene da migliaia di
produttori, ha alti costi di produzione, bassi costi di vendita, molti
concorrenti. (…)
I ricavi della Coca-Cola si basano su ciò che è stato creato intorno
alla sua bottiglia, quelli del latte su ciò che c’è dentro la
bottiglia. E questo è già perfetto, è stato ottimizzato in milioni di
anni di evoluzione. Modificare una cosa perfetta vuol dire peggiorarla,
oppure farla diventare una cosa molto diversa, come il formaggio o lo
yogurt.
Formula uno, calcio e latterie
Con il latte ci sono
due strade: cercare di modificarlo il meno possibile e di conservarne il
massimo di proprietà per qualche giorno, oppure trasformarlo in
qualcosa di diverso, che si venda per altri motivi nutrizionali – come
il formaggio o lo yogurt – o emozionali, come i «novel food»
inventati dal marketing. Nel primo caso riescono meglio le piccole
latterie locali, spesso cooperative o comunali, di cui ci sono buoni
esempi in Italia e in Svizzera. Nel secondo caso, il maggior successo lo
hanno poche grandi aziende che investono molto in ricerca e marketing.
In entrambi i casi i margini di guadagno sono modesti e non giustificano
spese enormi di propaganda.
Marlboro o Benetton possono sponsorizzare la Formula uno perché vendono
prodotti con alto valore aggiunto e alto contenuto emozionale, hanno una
distribuzione capillare e prodotti identici in più di duecento nazioni.
Ma un consorzio di latte no, non può sponsorizzare la Formula uno come
ha fatto Parmalat per anni: sono soldi sprecati. Lo stesso vale per le
sponsorizzazioni di decine di squadre sportive nel mondo, tra cui quella
molto costosa del Parma calcio in Italia. Questo vale anche per il jet
privato intercontinentale di Parmalat, che secondo diversi giornali
veniva prestato da Tanzi a vescovi, cardinali e a un ambasciatore degli
Stati Uniti. Insomma c’era una grande discrepanza tra il tipo di
impresa industriale e la stravagante grandezza delle sue spese.
La cosa che più mi colpisce nei reportage di questi giorni è che si
parla solo di soldi, mai di prodotti. Scrivono di Parmalat come di un’impresa
finanziaria e non di un’industria che fabbrica prodotti tangibili,
anzi mangiabili. Questo sottintende una convinzione molto diffusa,
almeno in Italia: qualunque azienda, con qualunque prodotto, potrebbe
generare per sempre grandi profitti purché sia in mano a finanzieri
creativi e spregiudicati.
Latte
e merluzzi
Nei miei spettacoli ho
cominciato prima a parlare dei prodotti, e solo poi dei miliardi di
Parmalat. Nel 2001, girando tra il pubblico in sala, tenevo in mano un
merluzzo e lo immergevo in una tazza di latte chiedendo alla gente che
effetto gli facesse. Mi ci aveva fatto pensare un «novel food»
Parmalat. Un’imponente campagna pubblicitaria annunciava la
«scoperta» del latte con gli omega-3, una miscela di grassi che
prometteva effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio.
Quello che la pubblicità non diceva è che gli omega-3 sono grassi
normalmente estratti da pesci e che quel latte non era stato
«scoperto», ma inventato in laboratorio, fabbricando una miscela
artificiale di latte di mucca e di additivi estranei.
Che fine hanno fatto quel prodotto e quegli investimenti?
Gli scandali alimentari degli ultimi anni hanno fatto perdere a molti
europei la fiducia nei prodotti dell’agrobusiness. Ora gli europei
dovrebbero riacquistare fiducia grazie ai «rigorosi controlli»
italiani della nuova Agenzia Alimentare Europea, che avrà sede proprio
a Parma, la città di cui Parmalat è il simbolo? E chi è stato il
garante di Parma in Europa? Chi ha imposto Parma come sede dell’Agenzia
Alimentare Europea? È stato Silvio Berlusconi, che ha detto all’Europa:
«Per Parma garantisco io!». Voleva come al solito giurare sulla testa
dei suoi figli, ma glielo hanno sconsigliato.
Tanzi e Berlusconi sono oggi i due imprenditori italiani più conosciuti
nel mondo. Mi sembra che non siano famosi come testimonial dell’Italia
di cui ci si può fidare.
Sento ripetere da industriali e finanzieri che Parmalat è un’eccezione
criminale e non rappresenta l’Italia; sento dire che ogni settore ha
le sue pecore nere.
Invece è vero il contrario. Tanzi, come Berlusconi, è un buon esempio
della classe dirigente italiana di oggi. Entrambi sono casi patologici
di megalomania. Entrambi posseggono una grande squadra di calcio, yacht
miliardari, un jet privato.
Prima di fondare Forza Italia la dimensione dei debiti di Berlusconi, la
sua dimestichezza nel falsificare i bilanci, la sua ragnatela di
società finanziarie off-shore ricordavano la situazione di Tanzi.
Berlusconi confidò a giornalisti come Biagi e Montanelli che l’unico
modo per salvarsi era conquistare il potere politico.
È qui la differenza insormontabile tra Tanzi e Berlusconi: Tanzi non
avrebbe potuto fondare «Forza Lat» e salvarsi con la politica come ha
fatto Berlusconi con Forza Italia. Il latte non può essere trasformato
in una proposta politica, la televisione commerciale sì. La mentalità,
l’ideologia, l’apparato, gli uomini e i metodi del business di
Berlusconi consistono da decenni nell’imbrogliare e conquistare
milioni di persone con l’immagine affascinante di una società ideale
in cui tutti sono giovani e belli, annegano in un’alluvione di consumi
e sono sempre allegri, oltre la soglia della stupidità.
La ricetta magica? Più pubblicità, quindi più consumi, più
produzione, più occupazione, più profitti, quindi di nuovo più
pubblicità e così via in una spirale infinita di benessere. Questo –
che era già un programma intrinsecamente politico – è stato
trasformato facilmente in un programma esplicitamente politico. È
bastato estendere leggermente lo spettro degli obiettivi, trovare un
nome adatto a uno pseudopartito (Forza Italia) e incaricare decine dei
migliori funzionari di Publitalia – la potente agenzia di pubblicità
di Fininvest – di trasformarsi in commissari politici e di perseguire
a tutti i costi la conquista del mercato.
Tanzi non ha la mentalità spettacolare e le strutture di comunicazione
di Berlusconi. Per questo non poteva diventare lui stesso un prodotto
politico. Si limitava a finanziare il partito più forte, prima la
Democrazia Cristiana e poi Forza Italia.
Tanzi è austero, schivo, uomo di chiesa e di pochissime parole. Lo
stile era quello di un cardinale. Lo stile di Berlusconi, invece, è
quello di showman di basso livello, da giovane cantava e raccontava
barzellette sulle navi da crociera. Non ha mai smesso, nemmeno al
parlamento europeo, di esibirsi e di cercare di far ridere. Il «core
business» di Berlusconi è Berlusconi stesso. Ciò che ha permesso a
Berlusconi di salvarsi con la politica è il cabaret, sono le sue
esperienze giovanili di showman e un istinto comico di basso livello che
ha grande successo tra la gente meno colta, proprio come le sue
televisioni.
Salvato
dal cabaret
Se non fosse un
personaggio tragico per l’Italia, Berlusconi sarebbe il maggior
fenomeno del secolo di avanspettacolo comico italiano.
Sia Tanzi che Berlusconi hanno il titolo di Cavaliere del Lavoro. In
Italia la stampa usa il termine «il Cavaliere» come sinonimo di
Berlusconi. Oggi per fare chiarezza qualcuno dovrebbe rinunciare a quel
titolo: o Tanzi o Berlusconi oppure i molti Cavalieri onesti che ci sono
in Italia. Finché Berlusconi e Tanzi sono Cavalieri è inevitabile
pensare ai cavalieri dell’Apocalisse. È gente come loro che sta
portando l’Italia all’Apocalisse economica e civile.
Quasi tutta l’Italia è una grande Parmalat, fondata più sull’apparenza
e sulla falsificazione che non sulla sostanza. Come per Parmalat, pochi
si rendono conto – o confessano di rendersi conto – dell’abisso
che c’è tra l’immagine e la realtà dell’Italia. Per trent’anni
l’instabilità politica e la corruzione hanno rallentato la
modernizzazione del paese, ponendo le basi del suo attuale declino. Ma
da dieci anni, da quando la Fininvest di Berlusconi è diventata il
principale attore politico italiano, questo rallentamento si è
trasformato in paralisi. Quasi tutte le energie delle due parti del
sistema politico sono prosciugate da una parte dal tentativo di
estendere il potere e l’ideologia Fininvest a tutto lo stato e a tutta
la società; dall’altra dal tentativo di contrastare questo assalto
egemonico. In Italia molti settori richiedono da decenni riforme
profonde e urgenti: istruzione, informazione, ricerca, innovazione,
tecnologia, pensioni, occupazione, distribuzione dei redditi,
amministrazione della giustizia, energia, trasporti, gestione del
territorio, protezione e risanamento dell’ambiente, sviluppo
sostenibile. Ma da dieci anni tutto ciò passa in secondo piano, i
ritardi italiani si accumulano, diventano drammatici.
Il sistema Fininvest
Il sistema Fininvest e
il sistema Italia per certi versi sono analoghi al sistema Parmalat:
molta apparenza, conti falsi, corruzione, poca qualità, futuro in
declino.
Parmalat aveva conti falsi, ma produce milioni di tonnellate di alimenti
che generano benessere reale per decine di milioni di persone in trenta
paesi. Fininvest non è una multinazionale, come Parmalat, ma una «ipernazionale».
I suoi profitti provengono quasi esclusivamente dall’Italia e si
basano su uno stretto legame con il sistema della politica italiana e
della corruzione. La gran parte dei suoi guadagni viene dalla
pubblicità obbligatoria, un’attività controversa che crea alla
popolazione più danni che benefici. Più che profitti in un mercato
competitivo, si tratta di una rendita senza rischi, basata sul
monopolio, sullo statalismo, sulla produzione di niente di concreto.
Sono miliardi di euro che, con il sistema della pubblicità
obbligatoria, Fininvest «preleva dalle tasche degli italiani» quando
questi – anche quelli che non guardano le sue televisioni – comprano
i molti prodotti resi più cari dalla pubblicità. Meriti e rischi ne ha
pochi, perché il bombardamento pubblicitario è forzato e non è
evitabile dai cittadini (altro che Casa delle Libertà!), perché la
televisione commerciale – privata o statale – è l’unico tipo di
televisione in Italia e perché questa rendita pubblicitaria si fonda su
concessioni statali di frequenze televisive ottenute corrompendo il
potere politico ai tempi di Craxi. Senza queste concessioni statali, in
quasi monopolio e in parte illegali, le rendite e il potere di Fininvest
crollerebbero.
Da due anni inoltre la Fininvest è ulteriormente garantita dalle
centinaia di suoi uomini che hanno preso il controllo del governo, del
parlamento e della televisione pubblica e che cercano ora di conquistare
il controllo anche della magistratura e della banca centrale.
La rendita senza rischi di Fininvest è inoltre facilitata dal fatto che
molti dei settanta avvocati che Berlusconi ha fatto eleggere in
parlamento usano nei processi contro Berlusconi e i suoi uomini le leggi
a favore di Berlusconi che loro stessi propongono o approvano come
parlamentari. Questi stessi avvocati – per esempio Pecorella, Taormina
o Ghedini – sono ospiti frequenti nei talk show televisivi, dove
continuano la loro difesa di Berlusconi nel «tribunale» italiano più
importante, quello di milioni di telespettatori ed elettori, e spesso
parlano in tv per ore senza un avversario al loro livello. Questo tipo
di avvocati miliardari, star del foro, della televisione e del
parlamento, rappresentano bene la concentrazione che è avvenuta in
Italia del potere economico, esecutivo, legislativo e informativo nelle
mani di un’unica azienda, la Fininvest.
Grazie a una legge di Berlusconi – valida retroattivamente anche per i
suoi falsi – il falso in bilancio è stato quasi completamente
depenalizzato. Così è restato o è diventato una pratica diffusa non
solo per aziende italiane come Parmalat, Fininvest e altre, ma anche per
il governo. In Italia il vero rapporto tra deficit e Pil nel 2003 non è
inferiore al 3 per cento, come dichiarato dal governo, ma sarebbe
superiore al 4 per cento se la contabilità creativa del ministro
Tremonti – un ex commercialista di Berlusconi – non avesse
contabilizzato per il 2003 gli introiti derivanti da enormi condoni
fiscali ed edilizi e da vendite e alienazioni di beni dello stato che
andrebbero distribuiti su molti anni. Quasi tutti sanno che questa
contabilità è una truffa, ma fanno finta di non vedere. Come fingevano
di non vedere la realtà Parmalat.
Un
paese al crepuscolo
Se la situazione reale
di Parmalat, di Fininvest e dello stato italiano non è all’altezza
delle apparenze e della propaganda, la situazione dell’economia e
delle società italiane – lo dico con tristezza e rabbia – non è
migliore. Purtroppo la realtà dell’Italia non è all’altezza dell’immagine
che la Ferrari e Armani diffondono nel mondo.
L’Italia è in declino rapido, è un paese al crepuscolo. È per
questo che il mio spettacolo si chiama Blackout e io entro in
scena in una sala al buio, con in mano un candelabro.
Faccio l’attore comico, il declino dell’Italia lo percepisco
principalmente con gli occhi e le orecchie: vedo la pubblicità e la
volgarità dilagare ovunque nel paesaggio, nei mezzi d’informazione,
nella vita quotidiana. Dove prima c’erano capannoni industriali, oggi
ci sono lunghe file di cartelloni pubblicitari; ritraggono spesso merci
che una volta erano prodotte in quei luoghi ma oggi sono importate.
Vedo il degrado dell’ambiente e delle grandi città, sento il
traffico e il rumore aumentare ovunque. Sento la gente: avvilimento,
mancanza di prospettive, ignoranza e disinteresse per ciò che succede
nel resto del mondo, egoismo, cattiveria e volgarità crescenti,
chiusura nei propri affari e nella famiglia, declino del senso civico e
della solidarietà.
Anche se come artista avrei il diritto di farlo, non mi baso solo sulle
mie impressioni. Io – attore vero – non voglio fare come Berlusconi
– statista falso – che parla in televisione nascondendo i fatti e le
statistiche, evocando sogni, promesse, miracoli e rivoluzioni.
Mi piace documentarmi con dati e cifre nudi e crudi, senza lifting. Ai
pochi stranieri che volessero ancora investire in Italia e ai molti
italiani che volessero votare di nuovo per il sistema Fininvest-Forza
Italia consiglio due piccoli libri: «Il mondo in cifre 2004», una
sintetica raccolta di statistiche internazionali curata dall’Economist
(e pubblicata da Internazionale) e «Il declino dell’Italia», un
inquietante libro del giornalista economico Roberto Petrini (Laterza).
Spendendo meno di trenta euro in questi due libretti, chi si volesse
documentare sul crepuscolo italiano può forse schivare ulteriori guai e
investimenti sbagliati.
Se parlo di crepuscolo dell’Italia, non mi baso solo sulle mie
impressioni del presente, ma anche sugli indicatori che ci segnalano il
futuro del paese. E questi indicatori mettono tristezza.
L’Italia sta diventando un ex paese industriale che ha smantellato o
sta smantellando buona parte della sua industria, una volta ben piazzata
nel mondo: chimica, farmaceutica, informatica, elettronica, aeronautica,
forse presto anche automobilistica. L’Italia è il paese con più
persone anziane al mondo e con la minore fertilità tra i paesi
industrializzati: da anni le nascite sono meno delle morti. I nostri
livelli di istruzione, di cultura, di ricerca scientifica e tecnologica
sono tra i più bassi d'Europa. Tra i paesi industriali abbiamo una
delle più basse percentuali di laureati e il più alto numero di maghi,
pubblicitari e guaritori. Invece di investire e lavorare per il futuro
stiamo consumando allegramente le ultime risorse che ci rimangono. Nella
quota delle esportazioni mondiali in dieci anni siamo scesi dal 5 al 3,6
per cento. Nelle esportazioni mondiali di prodotti tecnologici stiamo
scomparendo con un piccolo 2,5 per cento, mentre Francia e Germania sono
al 6 e all’8 per cento.
Esaminando la posizione dell’Italia nel contesto internazionale non c’è
da stupirsi se siamo il paese industriale che attira meno capitali
stranieri. Gli investimenti delle multinazionali in Italia sono
diminuiti dell’11 per cento nel 2001, del 44 per cento nel 2002.
Per bocca di due dei suoi ministri più influenti il governo italiano
afferma che l’Unione Europea è dominata dai «nazisti rossi». Uno di
loro dice che l’Europa è «Forcolandia», che con il fallimento della
costituzione europea a Bruxelles «siamo riusciti a fermare l’impero
comunista che stava tornando», che «l’euro è la rapina del
millennio. L’hanno inventata i massoni». Se foste un investitore
straniero mettereste i vostri soldi in un paese governato da gente
così?
Indicatori
desolanti
Se osserviamo la
posizione dell’Italia in alcune classifiche internazionali può
sembrare quella di un paese fortunato: settimo Pil al mondo, quarto
posto tra i grandi paesi per numero di automobili e di telefonini per
abitante. Ma se analizziamo gli indicatori che danno un’immagine più
completa dell’Italia e soprattutto delle sue opportunità per il
futuro, allora siamo al crepuscolo.
In una ventina dei principali indicatori internazionali che delineano il
futuro e la dinamica di un paese, l’Italia si trova tra il ventesimo e
il quarantesimo posto. Gli stati che più spesso ci accompagnano in
queste classifiche sono paesi in via di sviluppo (Colombia, Namibia, Sri
Lanka, Cina, Brasile), paesi dell’Europa dell’est in transizione
(Slovenia, Estonia, Slovacchia) o nel migliore dei casi i meno
sviluppati tra i paesi europei (Spagna, Portogallo, Grecia).
La differenza preoccupante tra l’Italia e questi paesi è che loro da
anni stanno salendo nelle classifiche internazionali, noi invece stiamo
scendendo. Ogni anno ci incontriamo con loro sui pianerottoli della
scala internazionale: li vediamo salire e noi scendiamo di un’altra
rampa. (…)
Fine
di un’era
È incredibile la
profondità del declino italiano. Nel Rinascimento siamo stati un faro
della cultura, della scienza, dell’innovazione e della finanza in
Europa. Nella musica e nella tecnica bancaria ancora oggi molti termini
tecnici in tedesco e in inglese sono parole italiane (sonata, adagio,
fortissimo oppure aggio, incasso, sconto, lombard) a testimonianza dei
secoli in cui eravamo il paese di riferimento in quei campi. Più tardi
abbiamo inventato l’elicottero, l’aliscafo, il batiscafo, il
telefono, la radio. Oggi però non inventiamo quasi niente, l’Italia
ha meno premi Nobel del solo Politecnico di Zurigo, il nostro export si
basa su prodotti di bassa tecnologia che presto vedranno la concorrenza
dei paesi emergenti, mentre nei prodotti ad alta tecnologia non possiamo
competere con le nazioni più avanzate. I nostri manager in compenso
vogliono orientarsi per i loro stipendi agli Stati Uniti e per quelli
dei loro dipendenti alla Bulgaria o alla Cina. Il numero dei laureati
italiani che lavorano all’estero è sette volte maggiore del numero
dei laureati stranieri che lavorano in Italia.
Per decenni buona parte della grande industria e dell’export italiano
hanno prosperato grazie alla benevolenza dello stato e dei partiti e
alle periodiche svalutazioni della lira. Oggi che questo non è più
possibile, il declino italiano si accelera. Paghiamo il prezzo delle
modernizzazioni che non abbiamo fatto negli ultimi anni.
Al crepuscolo industriale, tecnologico e culturale dell’Italia si
aggiunge il declino sociale con un rapido aumento della ricchezza dei
ricchi e l’estensione e l’approfondimento della povertà. Nella
disuguaglianza dei redditi abbiamo superato perfino gli Stati Uniti: in
un decennio (1991-2001) il 20 per cento degli italiani è diventato più
ricco, l’80 per cento più povero. Il reddito del decimo di italiani
più ricchi è cresciuto del 12 per cento, mentre il reddito del decimo
di italiani più poveri è sceso del 22 per cento. Otto milioni di
italiani vivono sotto la soglia di povertà e altri quattro milioni
vivono appena sopra. Molti di questi poveri e quasi poveri hanno un
lavoro o due o tre, ma non gli bastano per vivere decentemente. Lo
stipendio medio di un tranviere a Zurigo (5500 franchi) è quasi il
triplo di quello di un tranviere di Milano, ma il costo della vita e dei
biglietti del tram a Zurigo è solo il 50 per cento più alto che a
Milano. Stipendi reali sempre più bassi e lavori sempre più precari
fanno crescere la conflittualità selvaggia – come quella dei
guidatori di tram e autobus – che frena ulteriormente la qualità
della vita e lo sviluppo del paese.
La
resa della sostanza all’apparenza
Il declino della Fiat
è forse uno dei migliori indici del declino italiano: dieci anni fa
Fiat vendeva in Italia un’auto su due, oggi una su tre. L’immagine
più forte del crepuscolo italiano è stata per me quella della carovana
di limousine scure che in una sera del 2002 – al culmine di una crisi
della Fiat che sembrava mortale – ha portato l’intero stato maggiore
della Fiat a un consulto drammatico, non al ministero dell’industria o
delle finanze ma nella grande villa di Arcore di Silvio Berlusconi,
padrone della Fininvest e capo del governo. Le immagini del telegiornale
sembravano quelle di un film sulla mafia, quando avviene un regolamento
di conti e un cambio della famiglia al vertice del potere. Era la resa
di ciò che resta dell’Italia industriale alla nuova egemonia, all’Italia
della pubblicità e della televisione commerciale. La resa della
sostanza all’apparenza.
Non è un caso che l’industria che ha conquistato il potere politico
in Italia non fabbrichi cose ma sogni, non venda merci ma promesse.
[ Riprendiamoci quelle parole ]
Vorrei
aderire alla Casa della libertà, ma a quella vera, vorrei intitolare
“forza Italia” il mio prossimo spettacolo, ma forza Italia davvero.
L’Italia ha bisogno di più libertà e di una riscossa! Altro che
pulirsi il sedere con il tricolore, come gridò uno dei leader di questo
governo. Altro che “chi non salta, italiano è!”, come strillò per
strada un suo ministro, dopo aver mandato tremila italiani a rischiare
la pelle a Nassiriya. Cosa penseranno di questi ministri della vergogna
quei soldati che con il tricolore rischiano sì di saltare, ma sulle
bombe irakene?
Nel mio spettacolo chiedo: “Casa delle Libertà”? Ma vogliamo
scherzare? Siamo all’appropriazione indebita, all’ “economia della
truffa”, come scrive l’economista statunitense J.K. Galbraith.
Secondo un altro economista statunitense, J. Stiglitz, domina l’ “asimmetria
dell’informazione” (la teoria per cui prese il Nobel): è l’approfittamento
– non il profitto – di chi sa a danno di chi non sa: per esempio
quello dei top manager che sempre più spesso saccheggiano azionisti,
consumatori e Stato. Secondo Stiglitz dai “ruggenti ‘90” rubano di
più molti top manager - per esempio con le famigerate stock option - di
quanto mai possano sognar di rubare i peggiori politici (http://www-1.gsb.columbia.edu/faculty/jstiglitz).
E in Italia come reagiamo? Fuori i politici delle “convergenze
parallele”, dentro i pubblicitari, i top manager e gli avvocati della
“Milano da bere”! Dentro – purtroppo – non in adatti edifici
sorvegliati; dentro nel parlamento, nel governo, nella RAI.
Attenzione,
non parlo solo del furto dei soldi, ma di uno peggiore, il furto delle
parole. Mettiamo, per ipotesi, che costoro non abbiano mai rubato, evaso
le tasse, corrotto un finanziere o un giudice, maneggiato fondi neri,
società offshore, P2, tangenti, condoni. Ma le parole? Come la mettiamo
con il furto con destrezza delle parole? La lingua è il principale bene
di un popolo. Rubargliela è un delitto. Condoniamogli i delitti
finanziari, ma non perdoniamogli l’appropriazione indebita delle
parole!
La vera “Casa della libertà” (Freedom House) esiste da sessant’anni,
non da tre. Fu fondata da Eleanor Roosvelt e da altre personalità
statunitensi per promuovere la democrazia nel mondo. Il suo rapporto
annuale sulla libertà di stampa classifica le nazioni in libere,
semilibere, non libere. Nel 2004 l’Italia è passata da paese libero a
semilibero, scendendo al 74° posto, dietro a Benin e Botswana (http://www.freedomhouse.org/research/pressurvey.htm).
Come
casi di “Deterioramento globale della libertà di stampa” la “Casa
della libertà” cita Bulgaria, Italia e Russia, degradate quest’anno
di una categoria. Per illustrare il degrado della libertà, la
direttrice del rapporto statunitense, signora K.D. Karlekar, cita per
nome e cognome il primo ministro italiano e il suo “enorme impero
mediatico”. Chi sono allora i cialtroni della libertà, quelli della
Casa statunitense o quelli della Casa italiana? Del resto la Casa
italiana è nata sulle tradizioni e con gli uomini di due aberrazioni
della libertà: il fascismo - insieme al comunismo reale tra le maggiori
negazioni della libertà in questo secolo – e la propaganda
commerciale invasiva e obbligatoria.
Denunciando le truffe della
pubblicità dicevo nel 1993: “Attenti! Mastrolindo è più pericoloso
di Craxi”. Oggi Mastrolindo e i suoi creativi si son presi il governo,
il parlamento, la RAI. I governanti di prima arraffavano soldi per fare
il partito. I governanti di adesso fanno il partito per difendere i
soldi arraffati. Cosa dirà Mastrolindo del rapporto 2004 della vera “Casa
della libertà”? “Spazzatura!” dirà? Come disse dell’Economist
che gli dedicò in due anni tre copertine - un record in 160 anni di
pubblicazioni. Minaccerà querele anche agli eredi della signora
Roosvelt come fece vanamente con l’Economist?
Se
la sua fede a stelle e strisce fosse vera, il portatore sano di
democrazia ribattezzerebbe la sua compagnia “Casa delle semilibertà”
e cercherebbe di riportare l’Italia al rating statunitense di paese
libero. Sapete che Cina, Russia, Italia, Cuba, Vietnam e Nord Corea sono
tra i pochi paesi dove il governo o il suo capo pagano ogni mese lo
stipendio a più di un migliaio di giornalisti? Ovviamente per
garantire la loro libertà.
Dovremmo battezzare “forza Italia” pizze, gelati, cocktail, barche,
navi, spiagge, sentieri alpini, gatti, cani, cavalli, circoli culturali,
romanzi, bande, feste. Riprendiamoci il nostro “forza Italia”!
Questo bisogno mi è venuto con il mio spettacolo “Blackout”, mentre
spiegavo quanto l’Italia sia scesa in basso. Una ventina dei
principali indicatori internazionali di sviluppo ci danno in media al
35° posto nel mondo. Altro che “nuovo miracolo italiano”!
Siamo
tra il 20° e il 25° posto per indice di sviluppo umano, reddito pro
capite, indice di capacità tecnologica, aiuti allo sviluppo, libri
venduti; tra il 30° e il 35° posto per mortalità infantile, indice di
corruzione, computer e giornali pro capite; 40° per indice di
uguaglianza, 51° per indice di competitività, 74° per indice di
libertà di stampa, 83° per indice di sostenibilità ambientale.
Sintomatico è il nostro indice di competitività: 32°, 33° e 34°
posto nel 2000, 2001, 2002, 41° nel 2003, 51° nel 2004. Il lento
smottamento ora è frana. Altro che miracoli!
Le cause di questo crepuscolo hanno radici nei decenni passati. Una
delle cause importanti però è il degrado intellettuale e morale
provocato dalla televisione commerciale, sia privata sia statale. Vent’anni
di questa intossicazione finiscono per convincere che benessere e
felicità non dipendono dall’ingegno, dal lavoro e dall’onestà, ma
dalla seduzione, dall’imbonimento e dalla furbizia. Economia allora
non vuol più dire studiare, ricercare, inventare, produrre, ma ridere,
ingannare e vendere. Conducendo gli affari di Stato come quelli
pubblicitari e televisivi, i nostri mastrolindi sono riusciti in pochi
anni a indebolire l’Italia più di quanto avessero fatto in decenni i
loro protettori socialisti e democristiani. Adeguando diversi ministri e
parlamentari alla volgarità e al turpiloquio delle loro televisioni,
hanno ribaltato il significato della parola “volgare”. Oggi sono le
elite a involgarire il volgo. La volgarità non viene più dal basso, ma
dall’alto, dagli uomini più ricchi e più potenti del paese, dalle
tecnologie e dalle istituzioni che controllano. Non è grottesco che
proprio chi per vent’anni ha corrotto la forza, l’intelligenza e la
reputazione di questo Paese prenda ancora in giro gli italiani al grido
di “Forza Italia”? Proprio loro, che da vent’anni sono i becchini
dell’Italia, non possono ora far finta di volerla rianimare.
La Repubblica (20 giugno 2004)
http://www.disinformazione.it (Oltre la Verità Ufficiale)
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